SALVATORE BERNOCCO: "SPOSTAMENTO DEL PRESEPE? SCELTA NON IN LINEA CON LA NOSTRA TRADIZIONE"

Una Ruvo di Puglia che deve adattarsi al cambiamento innovativo. Una Ruvo di Puglia che a delle semplici decorazioni di arredo urbano ha dato un carico di responsabilità notevole e che, forse, va al di là del motivo per le quali siano state allestite.

Il problema principale per molti è lo spostamento del presepe da Piazza Matteotti in una collocazione decentrata, addirittura tra auto in sosta. E’ doveroso sottolineare che non è la prima volta che accade nella nostra città.

In molti hanno sottolineato che la realizzazione in Piazza Le Monache possa essere indicata come location ideale per far rivivere il centro storico. Ci sta, ma assolutamente occorre trovare un compromesso col discorso della circolazione veicolare dei mezzi.

Sulla discussione, da un punto di vista religioso, interviene Salvatore Bernocco attraverso un suo scritto. “Così come la croce di Cristo è un simbolo che unisce e non divide, tranne che per i fondamentalisti di altre religioni, così il presepe è un simbolo che unisce e non divide. È il simbolo centrale di un evento epocale (questo sì, un evento), la nascita del Cristo a Betlemme in una grotta o in una capanna, fuori della città. Simbolo ed il suo opposto, diaballein.” Il verbo greco symballein significa «mettere insieme», «adattare», «riunire», «scambiare», «conversare», «commerciare», «trasmettere delle convenzioni». Tutti questi significati definiscono, in modi diversi, l’esercizio positivo della comunicazione umana. Il verbo diaballein – che fornisce l’etimologia di «diabolico» o di «diavolo» – significa invece «separare», «disunire», «mettere in disaccordo le persone», «inimicarle», «spargere il sospetto», «avere odio», «dire del male», «ingannare», «mentire», «indurre in errore». Tutti questi verbi esprimono non un’assenza di comunicazione, ma la sua perversione. Il diabolico designa così la situazione inversa a quella dell’alleanza. L’opposizione simbolico/diabolico si situa – è evidente – sull’asse etico delle relazioni umane”. Quest’anno in piazza Matteotti vi è una novità laica, non natalizia, come se un’algida barchetta di carta con relativi contorni aerei potesse trasmettere quel calore, quella sensazione di unità, di unione, di amore che il presepe trasmette dai tempi di San Francesco d’Assisi. Esso è il simbolo di determinati valori tradizionali che, probabilmente, a qualcuno non piacciono. Una epifania laica che confligge con le nostre tradizioni religiose, di fede e popolari. Una bianca ed algida piazza Matteotti solcata da una bianca imbarcazione altrettanto algida, fredda, gelida”.

Nulla togliere a coloro che hanno lavorato al progetto: “Tanto di cappello a chi vi ha lavorato, ma il significato del Natale, un significato centrale, è stato così sminuito e relegato, dalle civili autorità alle quali va comunque il mio rispetto ma non la mia adesione e comprensione, in piazzetta Le Monache, un luogo nascosto, decentrato, fra auto in sosta, mi dicono. Lì sorge o sorgerà un presepio. Non c’è da inventarsi rivoluzioni o crociate, ma solo da prendere doverosamente atto che queste scelte non sono in linea con la tradizione popolare. Ciò è incontestabile, e mi meraviglio che i sacerdoti di questo nostro paese non abbiano sollevato la benché minima perplessità (non parlo di protesta). A cosa si deve questo atteggiamento remissivo? Ad interesse, a superficialità, a timore reverenziale o a cos’altro? Probabilmente ognuno si fa i presepi suoi e tanto basta. Vero è che – come hanno scritto alcuni – la natività è un evento interiore più che esteriore, tuttavia non v’è moto interiore che non abbia riflessi esteriori, esterni. Noi quindi creiamo ciò che viviamo dentro di noi, ed il presepe a cui eravamo abituati in piazza Matteotti era un’evidenziazione della centralità di un evento interiore, non solo storico ed epocale, un simbolo di unità, di valori umani condivisi”

 

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