Rigenerazione urbana, suggerimenti per la rinascita delle zone degradate della città

Numerose le associazioni culturali e di volontariato presenti all’incontro di ieri, nella Sala Conferenze di Palazzo Caputi, dedicato alla rigenerazione urbana e organizzato da La Capagrossa Coworking, il laboratorio urbano che collabora con l’Assessorato alle Politiche Territoriali e l’Assessorato alla Cultura con delega alla partecipazione del Comune di Ruvo di Puglia nella definizione delle SISUS, le strategie integrate di sviluppo urbano sostenibile che consentiranno di partecipare al bando regionale per la selezione delle Aree Urbane e per l’individuazione delle Autorità Urbane in attuazione dell’ASSE PRIORITARIO XII “Sviluppo Urbano Sostenibile – SUS” del P.O. FESR- FSE 2014-2020, che prevede un finanziamento di 2 milioni di euro.

Di questo fondo, il 90% è destinato allo sviluppo del settore dedicato all’inclusione sociale, perché la rigenerazione di un territorio non ha un carattere solo eminentemente fisico, strutturale ma investe anche la sfera delle relazioni che si sviluppano in una comunità.

L’incontro, al quale ha partecipato l’assessora alle Politiche Sociali Monica Montaruli, rientra nel ciclo “Nove Nove Nove”, dedicato alla partecipazione della cittadinanza nella co-progettazione della politica urbanistica di Ruvo di Puglia, dopo la fase di presentazione del DPRU che si è svolta nell’arco di tre giornata (il 30, 31 maggio e l’8 giugno). Interessanti le testimonianze di alcuni referenti di associazioni che si occupano di sostegno a minori e famiglie con svantaggi socio-culturali.

Raffaella Scarongella del Centro Diurno “Nel regno di Oz”, che accoglie minori, dai 6 ai 18 anni, provenienti da famiglie socio-culturalmente svantaggiate, denuncia la difficoltà di rendere autonomi i ragazzi, una volta terminata la scuola dell’obbligo, per cui, secondo lei, dovrebbe essere implementata l’offerta professionalizzante.

Suor Imma Milizia del CIOFS/FP spiega che i ragazzi accolti nelle aule dell’Istituto Salesiano di Corso Antonio Jatta provengono da famiglie svantaggiate, hanno abbandonato gli studi, non hanno dato buoni frutti a scuola. E si scopre che tutto questo deriva dalla scarsa fiducia che la scuola, spesso, ha dato loro.
Partendo da un lavoro sulla persona, sullo sviluppo dell’autostima e sull’arricchimento del bagaglio culturale e professionale. Antonella Bruno, formatrice presso il CIOFS/FP, cita il caso di un ragazzo, un ex ribelle, che dopo il triennio, ha conseguito la qualifica e ha completato il ciclo di studi superiori con voti eccellenti. Oggi è un affermato professionista. Che sia tutta questione di dare fiducia, in fondo?

Nicola Cappelluti, coordinatore della Caritas Cittadina, punta sull’importanza di sostenere le famiglie in difficoltà non solo con la social card ma anche offrendo l’opportunità di lavorare, perché non c’è tanto bisogno di assistenzialismo quanto di generare opportunità lavorative. L’attivazione dei percorsi legati al ReD è un esempio di sostegno non meramente assistenzialista.

Ai partecipanti è stato assegnato un questionario relativo al concetto legalità, alla percezione dei fenomeni illegali a Ruvo di Puglia e alla idoneità quantitativa e qualitativa degli alloggi comunali presenti in città per far fronte all’emergenza abitativa.

Il focus dell’incontro, infatti, verteva su questo fenomeno che che incide sulla qualità di vita di molte famiglie. I partecipanti, divisi in gruppi ecoadiuvati dai facilitatori de “La Capagrossa Coworking”, hanno risposto a due quesiti: “Quali azioni attueresti per aumentare il numero e la qualità degli alloggi a disposizione delle famiglie con emergenza abitativa?” e “Quali azioni pensi siano utili per prevenire l’illegalità?”.

Al primo quesito sono state date risposte che hanno rivelato due comuni denominatori: l’esigenza di riqualificare, anche attraverso interventi generativi di lavoro, gli alloggi sfitti del centro storico e determinate zone periferiche mappate. Inoltre il centro storico è percepito come luogo in cui gruppi di ragazzini si dedicano al vandalismo e si verificano fenomeni di spaccio. «Ma occorre sottolineare – interviene una signora residente nel nucleo antico – che l’illegalità non è un fenomeno che appartiene solo a chi abita nel centro storico. Spesso ai ragazzini sono affittati locali che appartengono a persone residenti anche in Comuni limitrofi. E non c’è alcun controllo».

19029633_142497656299194_7425881154673945787_nPer aumentare gli alloggi c’è chi suggerisce l’autocostruzione e c’è chi propone di riconvertire anche l’ex Cinema Vittoria (qualcuno, tuttavia, ha sollevato interdetto le sopracciglia perché non si deve sottovalutare l’emergenza “contenitori culturali”, ma questa è un’altra storia). Co-housing e cura di orti e giardini condivisi, recupero dell’edificio dell’ex Consultorio, affitti suddivisi fifty-fifty tra Comune e famiglia destinataria. Ma preme anche agire sul cambiamento di mentalità. Molti proprietari di alloggi rifiutano di affittare a famiglie bisognose, a prescindere dalla provenienza geografica, a dire il vero anche se le vittime della diffidenza sono soprattutto extracomunitari. Per diminuire i fenomeni di illegalità, oltre a sviluppare il senso di appartenenza civica, è stato suggerito di creare eventi culturali diffusi nelle aree periferiche degradate, di garantire nelle stesse servizi pubblici, di trasformare, in sintesi, le zone lontane in tanti piccoli centri, tanti piccoli cuori pulsanti di vita comunitaria.

L’incontro finisce con un quesito posto da Ivan Iosca, presidente del laboratorio urbano di via Martiri delle Foibe 23: «Tutti avete puntato l’attenzione sul nucleo antico e sulle periferie: ma c’è la zona di mezzo da non sottovalutare…».

Intanto il prossimo appuntamento con la co-progettazione di rigenerazione urbana è per sabato 17 giugno, alle 19.00, in Piazzetta Turati (alle spalle della scuola elementare “G. Bovio”) con “Costruire comunità attraverso processi partecipativi”, a cura di Comunitazione di Ceglie Messapica.

(Foto in evidenza ©Veronique Fracchiolla; foto interna © Nove Nove Nove)

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