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REMINESCENZE DEL SABATO SANTO A RUVO: LE DONNE URLAVANO E RINCORREVANO IL DIAVOLO INVISIBILE

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“Reminiscenze della mia infanzia” è il titolo del testo che Vincenzo Jurilli ha voluto condividere con la nostra redazione.

A mezzogiorno del sabato santo, un tripudio di campane annunciava, insieme al girar del giorno, la risurrezione del Cristo Signore e l’atmosfera querula e cupa di qualche ora prima, lasciava spazio ad un evento unico, indescrivibile e per me, imberbe fanciullo, assolutamente incomprensibile.
Nelle case basse del centro storico, urla altissime e terrorizzanti,  squarciavano il silenzio di una settimana di mestizia e di dolore. Donne in gramaglie, severamente abbigliate con pochi, scuri e logori cenci e fino a qualche istante innanzi, immerse nel dolore dell’anima , inseguivano ,con le loro scope di saggina, qualcosa che i miei occhi increduli non riuscivano a vedere. Si dimenavano, correvano, urlavano come ossesse e urtavano tutto ciò che incontravano negli angusti e limitati spazi delle austere abitazioni e ammonivano con sonorosissimi richiami, lo sgraditissimo ed invisibile personaggio ad allontanarsi per sempre dal loro focolare domestico. La mia curiosità mista ad un sottile terrore, non trovava conforto nelle estemporanee spiegazioni dei miei amici di strada, che tentavano con termini dialettali e confusi, di dare una risposta a quanto andava accadendo. Ricorrevo allora all’unico baluardo di certezze che potesse metter fine al mio stato di profonda angoscia: mia madre. Correvo su per le scale quasi gattonando, mi aggrappavo alle sue povere ma dignitose vesti ed Ella, con fare amorevole e rassicurante, mi raccontava che “era la Pasqua del Signore, il demonio era stato scacciato e Gesù aveva vinto per sempre la morte”.

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