PRC RUVO: “IN IRAN CONTINUA LA BRUTALE REPRESSIONE. IL CONSIGLIO COMUNALE PRENDA POSIZIONE”

Nota di PRC Ruvo. 
In Iran il cappio degli ayatollah continua a pendere, minaccioso, davanti al dissenso dei giovani e delle donne che da mesi protestano per strada denunciando la violenza del regime e rivendicando libertà fondamentali. Lo scontro politico e i disordini nelle strade del paese non accennano a diminuire e con essi continua a crescere senza sosta il numero dei manifestanti uccisi durante le proteste iniziate lo scorso 16 settembre dopo la morte di Mahsa Amini, accusata di non indossare il velo in modo corretto: sono almeno 481, tra cui 64 minori e 35 donne, secondo l’Ong iraniana con sede a Oslo, Iran Human Rights. Vittime conseguenza di una repressione violenta da parte del regime: numerosi report documentano della polizia che spara indiscriminatamente sulla folla, colpendo anche i bambini, e delle pubbliche esecuzioni, molte di giovani manifestanti e dissidenti politici.

Secondo l’ong l’aumento del bilancio delle vittime si riferisce a casi accertati di recente avvenuti nei primi due mesi di proteste, ed è quindi probabile che i dati reali siano molto più alti. Inoltre, sempre secondo l’Ong, almeno 109 manifestanti si trovano attualmente a rischio di essere giustiziati, condannati alla pena capitale o condannati al carcere, tra cui numerosi giornalisti.

A fronte di questa grave situazione rinnoviamo la nostra richiesta al Consiglio comunale (risalente allo scorso ottobre) di assumere una netta posizione di condanna, approvando un ordine del giorno in cui ci si attivi affinché l’Italia, l’Unione europea e la comunità internazionale tutta condannino fermamente gli atti di violenza e di discriminazione contro le donne e la limitazione delle libertà della popolazione civile iraniana e curdo-iraniana. Si assuma una posizione netta contro gli atti di discriminazione e di oppressione contro la popolazione civile curda, non solo in Iran, riconoscendo il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo, cioè quel diritto legale delle persone di decidere il proprio destino nell’ordine internazionale, come sancito dal preambolo e dall’art. 55 della Carta delle Nazioni Unite.

Sarebbe un atto certamente simbolico, ma riteniamo anche urgente e doveroso, la cui adozione dovrebbe richiedere più zelo e più celerità da parte del consiglio comunale.

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