Pomeriggio rubastino di arte e storia con Elisabetta Sgarbi
“Il Museo Jatta è una delizia. Vittorio lo considera il museo più bello d’Italia. E con ragione.
Esso testimonia la curiosità, la volontà di Giovanni e Giulio Jatta di affermare la propria identità, di esprimere l’orgoglio di essere ruvesi e se un privato è in grado di realizzare un’impresa del genere, quale, per esempio, quella fatta dagli Jatta, di raccogliere e ordinare, secondo un allestimento sui generis, i reperti della Grecia e Magna Grecia, allora egli si può benissimo equiparare allo Stato, perché compie un atto a favore della collettività, di grande utilità sociale e spirituale.”
Chi parla è Elisabetta Sgarbi, brillante intellettuale poliedrica, scrittrice, regista e sorella del critico d’arte Vittorio Sgarbi.
Elisabetta Sgarbi, che ogni anno viene in Puglia per godere delle sue bellezze, ha visitato, ieri pomeriggio, il Museo Jatta e, ancora una volta, la Cattedrale di Ruvo di Puglia, rimanendo affascinata dalla ricchezza del nostro patrimonio artistico, una fascinazione amplificata dal racconto di suo fratello, che ama la città.
Occhiali verde fluo, una sontuosa gonna fucsia, bigiotteria artistica e un twin set nero: a tracolla la borsa di stoffa che riporta il logo di “Case Cavallini – Sgarbi”, raffinato hotel – dimora nel cuore di Ferrara che ospitò Ludovico Ariosto, mentre scriveva della pazzia del paladino prediletto da Carlo Magno, del suo senno mancato ne “L’Orlando Furioso”. Stile easy – chic.
La scrittrice ha contemplato le raffinatissime raffigurazioni mitologiche sui crateri della Stanza dei Grandi Vasi, la seconda; è rimasta affascinata dal racconto erudito dell’architetto Giuseppe Caldarola, la cui preparazione, come quella di altri professionisti come lui, è un valore aggiunto per la valorizzazione del patrimonio artistico di Ruvo di Puglia.
L’avvincente narrazione di Caldarola si sofferma sui miti e, in particolare, sul mito di Talos, la cui nivea e perfetta anatomia è l’emblema dello splendore culturale dell’Età di Pericle, dell’età di Ippocrate, dei primi studi di medicina, dell’età in cui visse il colto e raffinato pittore del celeberrimo Vaso.
“Mi piacerebbe – ha confidato Elisabetta Sgarbi – che si affidasse a uno scrittore la stesura di un racconto sul Museo. Partendo dalle immagini, dai miti si può comporre quella che è la nostra storia, la nostra identità, il nostro essere figli della Grecia e della Magna Grecia. Che scaturisca un racconto affascinante, non dal taglio documentaristico.”
Elisabetta Sgarbi, accompagnata dal padrone di casa Marco Jatta, ha visitato poi le sontuose stanze di Palazzo Jatta, le Cantine e la Biblioteca il cui ingresso è sormontato da un paio di corna e da un’iscrizione in latino “Salve, si quae cernis fausta precaris amice/invide si doleas cornua bina tibi – Salve a te che sei entrato e ti sei arricchito nella conoscenza. Ma possano crescerti le corna qualora pensassi di distruggere tutto questo”. Un monito a rispettare tutto quello che è custodito nel Palazzo.
Elisabetta Sgarbi ha parlato, poi, delle due Fondazioni di cui si occupa, la “Elisabetta Sgarbi”, fondata nel 2008, che riflette la poliedricità della sua fondatrice dal momento che si occupa di cinema, arte, storia, politica e filosofia – hanno raccolto i manoscritti del filosofo Giovanni Reale – ed è legata a “La Milanesiana”, kermesse culturale che, nel 2017, compirà diciotto anni di attività.
L’altra fondazione è la “Cavallini – Sgarbi” ed è stata fondata dalla compianta e colta madre di Elisabetta e Vittorio, la signora Rina, dal padre Giuseppe e dai loro due figli. La sede della Fondazione è a Rho Ferrarese, nella casa di famiglia a cui è annessa la farmacia e che ospita la ricchissima collezione di opere raccolte da Vittorio, negli anni, che vanno a comporre la mostra “Lotto, Artemisia, Guercino. Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi” a Osimo (AN), nel Palazzo Campana fino al 30 ottobre.
Intanto, mi figuro il racconto che potrà scaturire connettendo le immagini, i dipinti sui vasi.
Un racconto sempre vivo, mutevole perché ogni volta che si ritorna al Museo Jatta – perentorio farlo! – si scoprono nuovi particolari, nuove sfumature, nuovi disegni e nuove storie.
E siamo convinti che Elisabetta, come suo fratello Vittorio, ritorneranno per farlo.
Sono animati dalla curiositas e a Ruvo di Puglia essa è appagata.
(Foto di Veronique Fracchiolla)




