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PILLOLE RUVESI n.30: IL CIMITERO MONUMENTALE

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Una pillola inusuale ma anch’essa meritante il suo spazio: il cimitero monumentale della nostra città. Ne raccontiamo la storia e la bellezza di alcune delle sue più note cappelle.
Con la legge Napoletana dell’11 marzo 1817 fu imposto ai comuni di non seppellire più nelle chiese ma di provvedere alla realizzazione dei cimiteri quanto più lontano possibile dal centro abitato. Il comune di Ruvo, assieme ai professori sanitari e alla commissione, pensò in primis a uno spazio nei pressi della Madonna delle Grazie ma, la presenza dell’abitazione di un noto notabile ruvese posta nelle vicinanze deviò la decisione. Alla fine si giunse a definire come area cimiteriale un terreno degli Jatta nei pressi della chiesa di S. Angelo. Con delibera del 1 dicembre 1839 viene approvato il sito e il disegno dell’architetto Michele Ferrieri-Caputi. Tuttavia, fu deciso che il sito doveva essere realizzato ancor più lontano, precisamente a 1800 metri dalla città, cioè dove si trova attualmente. Pertanto fu acquistata quella zona e, senza nessun appalto ma dato a cottimo, il lavoro fu iniziato il 14 marzo 1840 e e il cimitero inaugurato solo il 1 gennaio 1900.

Il cimitero subito contenne grandi monumenti funebri ad opera dell’architetto Ettore Bernik, il quale progettò la cappella Jatta, a mo’ di tempio greco, la cappella Caputi-Jambrenghi, quella Chieco che l’architetto volle riprodurre come una chiesa bizantina, e, ancora, la cappella Spada a forma di piramide. Quella Fenicia ha un prospetto molto prestigioso in quanto il portico appare ornato con colonne di marmo di Verona e mosaici: imponente è la figura del Cristo Maestro nella lunetta sovrastante la porta d’ingresso. Altra cappella degna di nota è la cappella Incarnati, progettata niente di meno che dall’Ing. Egidio Boccuzzi in stile egizio.

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