Home Cultura PILLOLE RUVESI n.29: CONVENTO E CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

PILLOLE RUVESI n.29: CONVENTO E CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

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Imponente e ben visibile sin dall’inizio di Corso Piave, la chiesa di San Michele Arcangelo ha in sé una storia molto antica.

Secondo la tradizione, San Francesco D’Assisi, di ritorno dal Gargano, sostò a Ruvo esortando il popolo a fondare una nuova chiesa sui resti di un tempio distrutto da “la vecchiaia e il turbinio delle guerre” come si legge in documentazioni, e appartenuto ai monaci basiliani. La nuova chiesa fu così costruita e intitolata a San Michele Arcangelo e, nel convento adiacente, vi si insediò l’ordine dei frati minori osservanti.

Tuttavia, le prime notizie dell’esistenza di questo luogo di culto risalgono soltanto al 1449 quando il feudatario di Ruvo e duca di Venosa, Gabriele degli Orsini di Baucio, inviò la richiesta di autorizzazione al papa Niccolò V di ristrutturare e riedificare la chiesa ed il convento a spese dei cittadini. Il papa concesse la licenza tramite la bolla “Piis fidelium” dell’8 luglio dello stesso anno.
A distanza di poco tempo però la chiesa crollò e fu riedificata l’intera struttura. Il 27 settembre del 1744 il vescovo Giulio de Turris benedisse la prima pietra e il 15 maggio 1756 consacrò la chiesa interamente completata così come la vediamo noi oggi. Esattamente diciotto anni dopo, il 15 maggio 1774, la chiesa fu nuovamente consacrata dal nuovo vescovo Pietrangelo Ruggieri. Tutte queste date sono rese note da un’iscrizione su pietra posta sul muro laterale avanti l’altare maggiore.

Lo stile dell’intera chiesa è senz’altro tardo barocco. Entrando, subito si viene rapiti dal sontuoso altare barocco e i dipinti del coro, oltre che dalla lunga serie di cappelle private, espressione della potenza delle antiche famiglie nobili rubastine.
Innanzi all’altare è inoltre sepolto il frate minorita beato Bernardino da Ruvo, morto nel 1522 e in concetto di santità. Ma i pezzi più notevoli presenti nella chiesa sono i capolavori del pittore fiammingo Gaspar Hovich, tra cui L’adorazione dei magi del 1613 e La Madonna degli Angeli fra i santi Francesco e Giovanni Battista del 1598. Altre opere d’arte di rilievo sono la tela del Gliri raffigurante il santo Salvatore da Horta e il quadro di san Michele Arcangelo di Leonardo Antonio Olivieri.

Il convento, invece, ospitante oggi una casa di riposo, presenta nel chiostro un ciclo di affreschi relativi alla vita di san Francesco.

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