Home Cultura PILLOLE RUVESI n.25: LA RUVO FASCISTA E LA LIBERAZIONE DELLA CITTA’

PILLOLE RUVESI n.25: LA RUVO FASCISTA E LA LIBERAZIONE DELLA CITTA’

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Nella giornata di ieri, 25 aprile, l’Italia intera ha festeggiato la liberazione del Paese dall’occupazione nazifascista avvenuta nel 1945. Ma volgendo lo sguardo verso la nostra città, cosa accadde in quei giorni a Ruvo?

Prima di arrivare alla definitiva liberazione di Ruvo da parte degli americani, ripercorriamo la dominazione fascista nella città e i suoi effetti sui cittadini di allora.

Con la marcia su Roma del 1922 e l’affermazione di Mussolini crebbe lo spirito di aderire all’ideologia nazionalista e severa dei “Fasci di combattimento”. A Ruvo la sua sede fu all’interno del Castello Melodia. In molti scritti viene detto, però, che molti aderirono a questa ideologia più per disperazione che per effettivo consenso. Ricordiamo che il fascismo è  pur sempre stato una dittatura, in cui tutto ciò che di positivo è stato realizzato (bonifiche, scuole e così via) è stato voluto per una sorta di consenso di ritorno.

I segni di questa politica sono comunque tutt’oggi evidenti. Nel 1933 fu realizzata la prima rete fognaria ruvese, sistemate le strade e nel 1935 vi fu la costruzione del Cinema Vittoria. La cronaca del tempo, inoltre definì i lavori di restauro della Cattedrale avvenuti nel 1936 come “grandiosi e voluti dal duce” (a testimoniarlo è una lapide che ricorda l’evento posto sulla controfacciata della cattedrale).
Alcuni ricordano i giochi che i fascisti organizzavano sulla rotonda di Piazza Castello.  I bambini delle scuole elementari si vestivano da balilla, in nero, e, sdraiandosi per terra disegnavano con i loro corpi la scritta “w il duce”. Dopo le 19.00 c’era il coprifuoco e il divieto di tenere accesi in casa i lumi (la corrente elettrica era solo nelle strade). Se si ignoravano queste norme, si veniva portati al palazzo del Fascio.

Da qui la paura. Molti i ruvesi, donne e uomini, che tentarono coraggiosamente di abbattere il fascismo: Giovanni Ficeli confinato a Ventotene e Lagonegro per 3 anni dal 1935; Domenico di Terlizzi che, per frasi offensive nei confronti del Duce, fu arrestato nel 1940 e confinato a Ustica. Pasquale Lovino, Michele Pellicani, tutti confinati per propaganda avversa al regime.

Poi, nel 1940, l’Italia entra in guerra. Chi visse quel periodo ricorda la fame, la povertà e la paura del regime. I nonni ruvesi di oggi, ricordano il volo degli aerei, presagio della guerra, e il regime che iniziava a reclutare i giovani ragazzi per il fronte. Con una tessera, il partito fascista dava un chilo di pane per ogni settimana, il che era insufficiente per le famiglie numerose del tempo. E pensare che i più fortunati erano coloro che avevano parenti al fronte poiché avevano il consenso a poter prendere il cibo e farina dal forno del paese.
Quando c’erano le bombe si scappava verso le campagne. Insomma anche a Ruvo c’era una forte libertà limitata.

Nel 1943, poi, Mussolini fu arrestato: quel giorno cadde il fascismo. Alcuni raccontano di quando in quei giorni le campane di tutte le chiese suonavano alle 10 del mattino per l’occasione. Ricordano inoltre che le folle si recavano alla sede del Partito Fascista del Castello Melodia per bruciare tutto ciò che vi trovavano all’interno. Furono abbattuti anche gli stemmi del partito.
Come avvenne la liberazione di Ruvo?
Come ben sappiamo, nel 1943, con lo sbarco in Normandia, gli alleati giunsero in Europa per abbattere Hitler e liberare i paesi dalle occupazioni nazifasciste. In Italia gli alleati sbarcarono in Sicilia e pian piano iniziavano a liberare le principali città, anche con l’aiuto dei movimenti partigiani e della Resistenza.
Anche a Ruvo giunsero gli americani. Era la mattina del 16 settembre del 1943. Alcuni ruvesi ricordano una grande festa per le strade. Era l’inizio di una nuova fase di tranquillità, senza paure o limitazioni di libertà.

 

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