Home Cultura PILLOLE RUVESI n.22: LA CHIESA E LA PASQUETTA DI CALENTANO

PILLOLE RUVESI n.22: LA CHIESA E LA PASQUETTA DI CALENTANO

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Una tradizione che si ripete negli anni quella presso la chiesa di Santa Maria di Calentano il giorno di Pasquetta. Quest’anno, come quello scorso, il virus ha fermato la tradizione e noi, quasi a farci beffe, la riprendiamo nelle nostre righe. La chiesa, immersa nel verde, conserva la statua in cartapesta raffigurante l’Arcangelo Gabriele che annuncia alla Madonna il concepimento di Gesù. Questa viene portata in processione il lunedì di Pasquetta, evento che attrae molti ruvesi che, a una gita fuoriporta, preferiscono la tradizione.

In questa occasione approfittiamo per fare un viaggio immaginario alla scoperta della chiesa di Santa Maria di Calentano. Il tempio risale al XII secolo, fu poi ristrutturato nel ‘400 e infine completamente ricostruito nel ‘700. Sorge laddove la religiosità si fonde con la bellezza della Murgia. Ad introdurci nel complesso religioso è una nicchia dedicata a San Francesco il quale, secondo una leggenda popolare, si sia fermato proprio in quel punto per riposarsi durante un viaggio.
Imponente, appare ai nostri occhi la facciata principale del complesso, scandita da quattro arcate; qui venivano legati i cavalli dei viandanti. La parte superiore presenta due finestre, sormontate da ulteriori sei archi. Tutt’attorno, la tranquillità della pineta voluta dai monaci basiliani per ben condurre il loro ritiro spirituale.

Subito dopo, attraversiamo l’ingresso, ritrovandoci nell’atrio. Al centro spicca un pittoresco pozzo, un tempo utilizzato per irrigare l’orto monastico.

Per accedere alla chiesa, occorre varcare una porta sovrastata dal bassorilievo di una colomba, da una targa in marmo che riporta l’anno del restauro. Ciò che stupisce, a destra del portone, è una croce templare scolpita: sarebbe uno dei segni che testimonierebbero la passata dei Templari (è una tesi da alcuni confutata).

Appena entrati, veniamo subito accolti dal gruppo scultoreo in cartapesta raffigurante la Vergine e l’Arcangelo. Dalla volta pende un lampadario risalente al 500; non mancano le decorazioni barocche. Ma, senz’altro, molto caratteristico e rilevante è l’affresco quattrocentesco della Madonna con Gesù bambino benedicente. Le immagini sono affiancate a sinistra da Sant’Antonio Abate e a destra da San Leonardo, mentre sopra sono disegnati due angeli intenti a porre una corona sulla testa della Vergine.

Sul lato sinistro si apre poi l’ingresso della sagrestia, quella che originariamente rappresentava la chiesa vera e propria. Al suo interno notiamo la volta del catino absidale affrescata, ma sbiadita dal tempo, del Cristo Pantocratore vegliato da due angeli e quel che resta del lavatoio usato dai monaci basiliani. C’è anche un’epigrafe che riporta il nome di Rodulfus de Colant, feudatario ruvese vissuto nel XIII secolo, dal quale prende il nome la contrada.

Oltre alla chiesa è presente anche l’orto monastico e quella che un tempo era la stalla dove sui muri sono ancora visibili gli attacchi per gli animali.

(Fonte: barinedita.it)

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