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PILLOLE RUVESI n.21: LA TRADIZIONE DELLE SCARCELLE

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Ritorna l’ala culinaria di Pillole Ruvesi. Oggi è l’ultimo lunedì prima della Pasqua e non si può non parlare di uno dei dolci tipici della cucina ruvese pasquale: le golosissime scarcelle. La sua tradizione è una delle più antiche ruvesi. Un impasto di  farina, uova, olio extra vergine d’oliva, scorza di limone grattugiata, ammoniaca e zucchero. Sicuramente è un dolce che lascia spazio alla fantasia: può essere preparata a forma di campana, agnello e colomba. Queste sono le forme più semplici ma, l’antica tradizione vuole che le forme varino in base alla persona alla quale sarà donata la scarcella. Ad esempio cestini, coniglio, cavallo, pulcino sono le forme delle scarcelle regalate ai bambini o, ancora, la stella e il cuore per gli innamorati. A proposito di questi, sempre la tradizione ruvese vuole che, quando le possibilità economiche scarseggiavano, come regalo di promessa di matrimonio, le due famiglie si scambiavano questo dolce pugliese: più uova c’erano sulla scarcella, più abbondanza e prosperità avrebbe determinato i due futuri sposi.

Caratteristiche infatti, oltre al gileppo bianco che ricopre il biscotto, sono le uova sode. Tra gli ovetti di cioccolata, praline e zuccherini colorati, la scarcella può essere decorata con uno o più uova sode “incarcerate” da due strisce di pasta a forma di croce. Probabilmente è proprio da qui che proviene il nome scarcella, scarcerazione, in quanto, per mangiarsi l’uovo, occorre rompere la croce: una vera e propria allusione alla Resurrezione di Cristo.

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