PILLOLE RUVESI n.20: PALAZZO JATTA

Sede del Museo Archeologico Nazionale Jatta, il palazzo venne edificato nel 1844 sotto progetto dell’architetto bitontino Luigi Castellucci, per volere di Giovanni Jatta enior e di sua cognata Giulia Viesti. Fu abitato dal nipote Giovanni Jatta junior e dalla sua numerosa famiglia.

Ingresso: Entrando subito si viene rapiti dall’azzurro della volta e della carta da parati e da due quadri della seconda metà del XIX secolo raffiguranti un “Acquaiolo” napoletano, attribuibile a Francesco Netti, e “L’amaro calice della vita”, attribuibile forse alla scuola di Domenico Morelli.

Il palazzo, inoltre, presenta una sua cappella: al centro della volta a padiglione vi è raffigurata una colomba, segno dello Spirito Santo; l’altare in marmo policromo, invece, fu donato dall’ultimo Giovanni Jatta alla chiesa del Redentore di Ruvo. L’altare in legno, che lo sostituisce, proviene dalla cappella del Cimitero della famiglia Jatta, firmata dall’arch. Ettore Bernich. Inoltre, nelle angoliere del XVIII secolo, provenienti da casa Bonelli (importante famiglia di Barletta sposatasi con la famiglia Jatta nel 1930), sono esposti due dei 120 pezzi della collezione privata lasciati per ricordo alla Famiglia Jatta dopo l’acquisizione del Museo da parte dello Stato.

Il salottino e la camera da letto tutt’oggi conservano le decorazioni originali del 1800-1900, dalla boiserie, ai mobili, ai motivi floreali dipinti nella camera da letto e a quelli a tema campestre nel salottino.

Ancora. Altrettanto prestigiosa è la biblioteca di casa Jatta. I libri qui conservati sono testi classici, latino e greci, e testi di giurisprudenza della seconda metà del XIX secolo, di Botanica appartenuti ad Antonio Jatta (1853 – 1912), uno dei tredici figli di Giovanni Jatta junior, che fu, tra le altre cose, un botanico di rilevanza internazionale. Qui sono conservati, inoltre, testi di medicina appartenuti a Mauro Jatta, medico batteriologo che lavorò con il Premio Nobel Camillo Golgi all’Università di Pavia, dove ebbe anche una cattedra di insegnamento.

Il salone è, invece, quello più modificato poiché fino a pochi anni fa era in completo abbandono. I mobili, infatti, non sono quelli originali, i cassettoni e le consolles del XVIII sec. provengono dalla Famiglia Bonelli di Barletta. I quadri sono di scuola napoletana del XVIII secolo e di notevole importanza. Si distinguono due “Lucrezia” (una attribuita a Massimo Stanzione, pittore caravaggesco, l’altra a Pacecco de Rosa). Ai lati della porta, un piccolo quadro “Gentiluomo” attribuito alla scuola di Salvator Rosa; poi ancora un grande quadro raffigurante “La
creazione di Eva” (forse di Andrea Vaccaro), mentre sulla parete in fondo a destra vi è il ritratto dei marchesi Cesare e Scipione Bonelli da bambini. Al centro della stanza si nota la traccia della storia più recente: i soldati dell’Esercito Inglese che occupò il Palazzo durante la Seconda Guerra Mondiale vollero costruire un muro che dividesse il salone in due ambienti. Il soffitto, come tutti gli altri, è decorato con la tecnica del trompe l’oeil a cui si
aggiungono stucchi dorati in rilievo.

Non indifferente è il corridoio, detto Galleria degli Antenati, poiché ospita i busti e ritratti dei componenti della famiglia Jatta: Mauro Jatta (1867 – 1918), Antonio Jatta (1853 – 1912), botanico, archeologo, Consigliere Provinciale, Senatore e fondatore del Museo Archeologico di Bari; Giuseppe Jatta (1860 – 1903), biologo; Giovanni Jatta Junior (1832 – 1895), padre dei precedenti personaggi, archeologo, a quale si deve la collocazione dei vasi nelle quattro stanze del Museo.

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