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Pasquetta con sorpresa per gli avvocati italiani: scomparsi dall’Albo unico CNF

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2026 numerosi avvocati italiani hanno riscontrato l’improvvisa scomparsa del proprio nominativo dall’Albo unico nazionale forense, pur risultando, in molti casi, ancora regolarmente iscritti presso il rispettivo albo territoriale. L’anomalia ha prodotto effetti immediati anche sulla piattaforma ConciliaWeb di AGCOM, dalla quale sono derivate comunicazioni ai clienti tali da prospettare la revoca del mandato o comunque una sopravvenuta criticità nel rapporto di rappresentanza.
La vicenda, già portata all’attenzione pubblica da Corriere della Sera, non può essere derubricata con leggerezza a mero disservizio tecnico, poiché ha inciso su dati e informazioni idonei a riflettersi sulla posizione professionale degli avvocati coinvolti, sulla fiducia degli assistiti e sulla regolare gestione di procedimenti in corso.
Tra i primi a segnalare l’accaduto agli organi del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e a numerosi colleghi è stato l’avv. Antonio Visicchio, che ha quindi inoltrato una segnalazione ex art. 144 del d.lgs. 196/2003 al Garante per la protezione dei dati personali, con contestuale diffida istruttoria e conservativa rivolta al Consiglio Nazionale Forense e ad AGCOM.
Nella segnalazione si chiede di accertare con urgenza la natura dell’evento, le sue cause, il momento in cui i titolari del trattamento ne abbiano avuto conoscenza, le misure adottate per il contenimento e il ripristino, nonché l’eventuale sussistenza dei presupposti per la notifica di una violazione dei dati personali. Viene inoltre domandato che siano immediatamente preservati i log, i tracciati di interoperabilità e tutte le evidenze digitali utili alla ricostruzione dei fatti.
Particolarmente delicato appare il profilo relativo a ConciliaWeb. Se, infatti, le comunicazioni rivolte agli assistiti sono state generate sulla base di un dato inesatto o comunque non previamente verificato con adeguata affidabilità, si pone un serio problema di correttezza, esattezza e proporzionalità del trattamento, oltre che di danno reputazionale nei confronti dei professionisti ingiustamente esposti a un allarme presso la propria clientela. Tanto più che, nell’ambito della piattaforma, la gestione del procedimento può essere affidata anche a soggetti diversi dall’avvocato, con la conseguenza che risulta ancor meno giustificabile l’inoltro di comunicazioni allarmistiche ai clienti in assenza di una verifica rafforzata.
Non è accettabile”, dichiara l’avv. Antonio Visicchio, “che un’anomalia di tale portata resti avvolta nell’incertezza, mentre produce effetti immediati sulla reputazione dei professionisti e sul rapporto fiduciario con gli assistiti. Occorre chiarire senza ritardo se si sia trattato di un errore tecnico, di un difetto nei flussi di interoperabilità o di un vero e proprio incidente di sicurezza. In ogni caso, CNF e AGCOM hanno il dovere di fornire spiegazioni puntuali, verificabili e complete”.
La questione, prosegue Visicchio, non riguarda soltanto il corretto funzionamento di una banca dati o di una piattaforma. Riguarda l’affidabilità istituzionale di sistemi digitali dai quali dipendono status professionale, rapporti con la clientela e ordinato svolgimento di procedure che incidono su diritti concreti. È per questo che ho ritenuto necessario investire formalmente il Garante della Privacy e diffidare i soggetti coinvolti a chiarire l’accaduto e a preservare ogni evidenza utile”.
Alla luce della gravità dell’episodio, si auspica ora un rapido riscontro da parte delle istituzioni competenti, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello giuridico, affinché vengano accertate con precisione le cause dell’accaduto, neutralizzati gli effetti pregiudizievoli già prodotti e prevenute ulteriori ricadute su avvocati e cittadini.

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