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PAPARELLA SEMPRE LUI, E’ NOTTE FONDA A RUVO

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Quando smetterà di giocare spiegherà sicuramente qual è l’antidoto che gli ha consentito di esaltarsi a Ruvo di Puglia. Sempre! Con la maglia del Potenza o del Massafra per finire con quella del Monopoli, non c’è stata partita nella quale non si sia esaltato all’interno del Palasport di viale C. Colombo.

A 38 anni infila in trasferta 36 punti e strappa 8 rimbalzi che per uno che fa il cecchino e il pensatore di professione, davvero niente male. Poi nell’orecchio magari sussurrerà “mbè se non si difende forte e si dorme a rimbalzo è tutto ancor più semplice”. Nel frattempo porta a casa due punti lanciando nell’oblìo la Tecnoswitch. Società e tifosi stravolti per una partita di fatto terminata sul 10-2. Ruvo che alla prima difficoltà si scioglie, inerme, mentre gli altri si esaltano, ottengono due, tre opportunità di tiro, senza che nessuno faccia qualcosa.

La scintilla ruvese si chiama Mattia Marchetti, per il resto è tutto davvero brutto per essere chimicamente spiegato. Poca personalità, poco carattere, poca energia di squadra. Ci si trascina errori del passato affiancati dalla paura di dare un calcio alla situazione attuale. Monopoli passeggia, mostra la qualità di squadra che ha in dote e con una gara in meno da recuperare, passa una notte a due lunghezze dalla capolista Lecce prossima avversaria dei ruvesi.

Tutto terribilmente brutto per essere vero, tutto terribilmente indecente includendo nell’indecenza la direzione arbitrale. Dalla designazione arbitrale alla gestione dei momenti, dei fischi, dei falli. Con il termine “indecente” si racchiude tutto, perchè una Federazione ha il dovere di tutelare il proprio campionato, perchè chi di mestiere fa l’arbitro o sa il regolamento o ha la personalità adatta per farlo oppure può tranquillamente andare a fare lo spettatore alle varie sagre del paese.

Monopoli ha dominato su una squadra rimasta senza allenatore per doppio tecnico ricevuto a metà terzo quarto, rimasta senza playmaker in quanto il duo Di Salvia-Ippedico viene spedito in panchina già a inizio ultimo periodo.

Una squadra che nel finale ha provato a rovesciare la situazione, ma si è fatta legare dall’amnesia da lunetta con i tiri liberi a più riprese lasciati sul ferro.

Occorre far quadrato, guardarsi negli occhi e per qualcuno anche dirsi addio vorrà significare qualcosa.

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