Cultura

Oltre trent’anni di musica e tradizione: il racconto di Vincenzo Mastropirro sulla storia di “Pino Minafra e La Banda”

C’è una storia che parla di musica, identità e appartenenza. Una storia che affonda le sue radici nel 1993 e che, a distanza di oltre trent’anni, continua a portare il nome di Ruvo di Puglia nei più importanti teatri e festival europei. A raccontarla è il musicista e compositore ruvese Vincenzo Mastropirro, protagonista fin dall’inizio di quella straordinaria avventura artistica nata da un’intuizione del maestro Pino Minafra.

«Voglio raccontarvi una storia, una bella storia senza nessun inganno», esordisce Mastropirro, ripercorrendo il momento in cui, in un pomeriggio di novembre del 1993, Minafra convocò un gruppo di musicisti nella sua casa per condividere un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: preservare e far conoscere il suono autentico della banda pugliese, quello delle marce funebri della Settimana Santa ruvese, patrimonio musicale unico al mondo.

Da quell’incontro nacque una formazione di quaranta musicisti, guidata dal maestro Michele Di Puppo, che diede vita al progetto discografico Passione e Morte – Suoni della Settimana Santa a Ruvo di Puglia. Un lavoro che trovò immediatamente attenzione non tanto in Italia, quanto all’estero.

«Il CD suscitò grande apprezzamento e curiosità artistica non verso amministratori e menti politiche illuminate del nostro Paese, ma verso intellettuali e manager tedeschi», ricorda Mastropirro, sottolineando come proprio da quell’interesse internazionale sia partita un’avventura destinata a cambiare il destino della banda ruvese.

L’esperienza si consolidò negli anni grazie al Talos Festival, altro progetto fortemente voluto da Pino Minafra, trasformando la banda in un laboratorio musicale capace di attraversare i repertori di Verdi, Bellini, Rossini e Puccini, ma anche di dialogare con il jazz e la musica contemporanea attraverso composizioni originali firmate, tra gli altri, da Willem Breuker, Bruno Tommaso, Michel Godard, Gianluigi Trovesi, Eugenio Colombo, Dario Cecchini, Faraualla, Peppe Barra, Lucilla Galeazzi, i Fratelli Mancuso, Livio Minafra e dallo stesso Vincenzo Mastropirro.

Il risultato è stato un percorso artistico che ha portato “Pino Minafra e La Banda di Ruvo” sui palcoscenici di città come Berlino, Parigi, Londra, Monaco, Lille, Graz, Roma, Ravenna e Firenze, fino a esibirsi in luoghi simbolo della musica internazionale come la Filarmonica di Berlino, il Parco della Musica di Roma e il Ravenna Festival.

«Dopo tutto questo tempo i quaranta musicisti hanno intensificato il loro credo verso questo progetto diventando un gruppo fatto di amicizia, passione e professionalità», scrive Mastropirro, evidenziando come il valore umano abbia accompagnato quello artistico in oltre tre decenni di attività.

Nel suo racconto emerge anche il significato più profondo della banda, ben oltre l’aspetto musicale: «La Banda è cuore pulsante e autentico che incrocia dieci, cento, mille cuori che attendono linfa vitale, fiato del fiato che diventa suono. Un suono che non delude mai, perché la banda è anima che pulsa e fa esplodere le vene».

Parole che restituiscono il senso di una tradizione popolare capace di emozionare ancora oggi, senza rincorrere la perfezione tecnica ma facendo leva sull’autenticità: «Non c’è nessun ammiccamento, nessun inganno… ma il suono “sporco” di terra, il suono che penetra nella pancia, il suono che ti stritola dopo il passaggio di un caterpillar.»

Nel finale, Mastropirro richiama l’attenzione sull’importanza del lavoro svolto da Pino Minafra anche sul piano istituzionale, ricordando la recente legge regionale dedicata alle bande musicali, che vede come primo firmatario il maestro Riccardo Muti: «Facciamo in modo che istituzioni e addetti ai lavori mettano in moto un processo di attenzione a fenomeni di questo tipo, perché le energie di Pino & Co., col tempo, diminuiscono e la buona volontà non basta a far volare il mondo», è l’appello del musicista ruvese.

Mastropirro dedica infine un pensiero a Margherita Porfido, moglie di Pino Minafra, «insostituibile in questa avventura artistica», e al figlio Livio Minafra, protagonista del progetto insieme ai tanti musicisti che, negli anni, hanno mantenuto viva l’identità della formazione, arricchita dall’ingresso di giovani talenti come Vincenzo Di Gioia al sax e Leonardo Di Gioia alla fisarmonica.

Più che il racconto di una carriera, quello di Vincenzo Mastropirro è una testimonianza collettiva. La storia di un gruppo che, partendo dal suono delle marce funebri di Ruvo di Puglia, ha trasformato una tradizione popolare in un linguaggio universale, senza mai perdere il legame con la propria terra.

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