I “Notturni” del “poemusico” Vincenzo Mastropirro a Pisa e a Milano

«Quando un flauto suona poesie impensabili/il ritorno dello spirito è a portata di mano. Lo vede anche un bambino che sa di musica pura/lo sente un vecchio che le ha cantate in un’altra vita/le ascolto anch’io che non so nulla di nulla/ e abbraccio il suono per questo miracolo eterno».

Il componimento, che identifica l’autore, è uno dei “Notturni” di Vincenzo Mastropirro, la raccolta di liriche «per tre quarti in italiano e per un quarto in lingua dialettale» che il «poemusico», come si definisce, presenterà in due appuntamenti letterari.

Venerdì 27 ottobre, alle 18.00, a Pisa, Mastropirro accompagnerà in musica e leggerà, con Rodolfo Baglioni, alcune liriche della sua ultima opera, edita dalla romana Terre Sommerse, al Caffè Storico Letterario dell’Ussero, a Palazzo Agostini (Lungarno Pacinotti, 27), nell’ambito della rassegna “Autori allo specchio” a cura di Valeria Serofilli.

Domenica 29 ottobre, alle 18.30, sarà a Milano, al Bezzecca Lab (Via Bezzecca, 4), per “La lingua poetica di Vincenzo Mastropirro e Maurizio Noris”, dove leggerà liriche tratte da “Notturni” e da “Timbe-condra-Timbe” (Edizioni puntoacapo 2016 Novi Ligure). Naturalmente, i presenti ascolteranno le sue interfacce musicali.
E Milano è la città che toccherà le corde del cuore di Mastropirro, dal momento che è la città dove nacque, visse e morì la poetessa Alda Merini, con cui il nostro collaborò sotto l’egida del suo incoraggiamento, musicando le sue “Ballate non pagate”.

Copertina del libro

“Notturni” è la summa della poetica di Mastropirro, ruvese e bitontino d’adozione. E’ un musicista e questa sua opera può essere paragonata a una sinfonia in quattro movimenti perché quattro sono le sezioni in cui è suddiviso “Notturni”: Notturni, Notturni bisbigliati (dopo troppo amore); Notturni urlati (ma non troppo); Notturni masticati (nella mia lingua), dove le liriche in dialetto rubastino sono accompagnate da una traduzione in italiano in calce.

Corredata da una prefazione di Silvana Kütz e da una nota bio-bibliografica, l’opera ha un titolo che evoca atmosfere di sospensione onirica. La notte è, per alcuni, il momento in cui si tirano le fila di una giornata; è il momento in cui si riflette, si medita e tutto si trasforma in sogno, con leggi fisiche e temporali ribaltate, e simboli da decifrare.

Le liriche notturne di Mastropirro, a verso libero, sono “riflessioni”, dall’eco simbolista, sulla Vita, in tutta la sua Bellezza e anche la sua ferocia. La denuncia sociale ricorre nelle liriche dedicate a Cucchi, agli ulivi devastati da Xylella e minacciati dal gasdotto TAP, al Sud offeso da interessi economici, ai migranti, ai bambini. L’Amore, dolce e carnale, è bisbigliato (interessante l’ambivalenza che si nasconde nella parola “rifiutare”).

Dopo una carezza a Michelangelo Antonioni, c’è l’omaggio ai suoi genitori, soprattutto alla amata madre, la cui figura ricorre sovente nelle sue produzioni, e struggente è la poesia dedicata a una prostituta: pare di vedere Carmela, a cui lo street artist Kris Rizek dedicò, sulle pareti dell’Abbazia di Corato, un poetico murale. “U vinde” è l’anelito alla libertà, alla scoperta di nuovi orizzonti.

Liriche intense e raffinate, parole semplici e, al contempo, complesse nel profondo significato che Mastropirro attribuisce loro. E, alla fine, il lettore darà ogni lirica il suo significato, quello che nasce dal proprio vissuto. In questo modo, la poesia di Mastropirro – e di tutti gli autori – diventa poesia di tutti, poesia universale.

I “Notturni” di Mastropirro hanno ottenuto la menzione speciale dalla Giuria Scuole nell’ambito dell’undicesima edizione del Premio Letterario “Ottobre in Poesia”, a Sassari, dove l’opera è stata finalista.

Un suggerimento: le liriche andrebbero lette, ascoltando, in sottofondo, “Musica Segreta” (Terre Sommerse), del nostro poemusico e Mauro Tiberi. Musicalmente e poeticamente corretto.

(Foto in evidenza © pagina Facebook Vincenzo Mastropirro)

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