Michele direbbe: “Tranquilli, ho già una via intitolata…”

In molti mi hanno chiesto di intervenire sulla questione “PalaPellicani” e lo faccio senza entrare, però, nel merito politico della questione. Perchè la politica non è una cosa che mi interessa, mi piace raccontarne le azioni, le dinamiche, ma nulla di più.

Parto da una certezza, quella della felicità di Michele laddove questa città gli avesse tributato una intitolazione così importante. Vi racconto un aneddoto. Durante un tg, all’ennesima litigata sul tema “PalaColombo” (“Air si dite PalaColombo, s chiom Palazzetto dello sport di viale C. Colombo”), gli dissi “un giorno lo chiameremo PalaPellicani” e lui gongolava e poi mi diceva “non credo, ma io mi accontento di avere già la via Michele Pellicani, non è che posso vivere sempre”. E se vi immergete in quelle situazioni col suo tono, col suo modo di fare vi farete una gran risata.

Al centro del dibattito vi è una figura che ha fatto tanto per lo sport, ha rappresentato e supportato gli sportivi. Questo è mancato nel dibattito di ieri: la riconoscenza verso una persona che si è battuta per lo sport. Nei giorni post olimpiadi, si ascolta da più parti atleti e federazioni che dicono “non dimenticateci”. Michele faceva questo: dava visibilità agli sport minori. Dava attenzioni a tutte le discipline che spesso vengono accantonate. Esempi? Judo, ju jitsu, nuoto, pattinaggio, tiro con l’arco, biliardo, tennis tavolo. Il Gran Galà dello Sport era nato proprio per quel motivo. Michele è stato protagonista a Castellammare di Stabia nella storica promozione in B del Ruvo di Puglia, accanto a Nicola Fracchiolla, con Luciano Savi nelle vittorie di B, con Bruni presidente nelle cavalcate del Ruvo Calcio. Era stato persino presente negli ultimi istanti della società neroazzurra, quando si perdeva perchè non si avevano almeno 8 uomini da schierare. Pagine tristi dello sport ruvese. Lui era lì in panchina, triste, sofferente per l’andamento calcistico ma era lì a rappresentare la città. Era a dare forza a Nicola quando la Talos si trova 1-0 sotto dicendo “la ribaltiamo” e così fu. L’impegno con i giovanissimi della scuola calcio Fc Di Domenico.

Aveva dato ampio respiro al Maggio Sportivo, lo sentiva suo. E aveva dato una mano a tutti gli assessori allo sport a prescindere dall’appartenenza politica. Perché la politica era modo per scherzare, per sfottere. Aveva certamente i suoi ideali e valori che erano emersi in maniera veemente negli ultimi anni quando aveva deciso di dare impeto alla sua sfida di diventare “consigliere comunale”. Con Giovanni Mazzone, assessore allo sport, raggiunse l’apice portando a Ruvo Gianluca Basile, Rino Gattuso e Domenico Fioravanti: momenti memorabili per lo sport e gli sportivi. Per cui bene hanno fatto i tre consiglieri comunali a presentare a gran voce la richiesta di intitolazione del palasport a Michele Pellicani.

Per cui apprezzo la coerenza di chi ha votato contro la richiesta dei consiglieri di Forza Italia. Coerenza perchè chi ti chiama “trombone” non può intitolarti un palasport. Coerenza perchè lo sport cittadino ha vissuto un’epoca travagliata per scelte ben precise, per il Covid, per incompetenze.  Ha una grande valenza sociale e non è di serie B né chi lo pratica, né chi lo commenta. Sfatiamo quest’altra futile diceria.

Mi spiace solo per le famiglie al centro di gogne mediatiche, terribili. Sono loro vicino.

Sulla questione delle intitolazioni questa città deve fermarsi e ragionare. Urge una commissione che lavori indipendentemente dai sentimentalismi e dalla politica, che conosca i ruvesi e la città e porti tutti a compiere le scelte migliori. Perchè non dobbiamo aspettare che uno muoia per dare riconoscimenti, ma è giusto tributare ogni singolo spazio sportivo a chi ha amato e si è battuto per le discipline sportive. Biagio Todisco, Enzo Cavallaro, Domenico Ciliberti e quelli che continuano a darci soddisfazioni. Penso a Mimmo Santoro, Luca Mazzone o alla storia di Gianluca Basile.

Ma si potrebbe anche fare un’azione di marketing sportivo di notevole valore, cercando di individuare un’azienda che dia il proprio nome a ciascuno struttura che acquisti un impianto, lo faccia proprio e versi del denaro che possa aiutare le amministrazioni, le associazioni sportive. Un mix di privato e pubblico che vale in ogni settore e che in diverse parti d’Italia è già molto diffuso. 

Sarebbe bello che le future generazioni vivessero di esempi positivi, frequentino degli spazi che hanno tirato fuori persone indimenticabili. E così vale per le intitolazioni in ogni campo, in ogni settore. Chiediamoci cosa è stato fatto per la nostra città e poi agiamo di conseguenza.

Chiudo augurandomi che questa città faccia qualcosa per Michele: quando si potrò, quando questa pandemia sarà alle spalle dovremo salutare con un evento speciale un uomo che ha dedicato tanto agli altri, a tutti.

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