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MEMORIE DI UN CONFRATELLO

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Anche durante il periodo pasquale la rubrica Amarcord, dedicata all’approfondimento di storie, aneddoti e personalità del passato, non vi lascia soli. Questa volta, però, si concederà una breve pausa e, con un balzo estemporaneo, vi condurrà nei meandri della Settimana Santa rubastina, attraverso il racconto di un giovane confratello della chiesa di San Rocco, Domenico Tambone.

Ha gli occhi tristi ma gli sorride il cuore quando rievoca i cortei processionali degli anni scorsi, durante i quali i lampioni rimanevano spenti e ad illuminare ci pensava il bagliore fioco delle candele, esposte sui graziosi balconcini  del nucleo antico. Di lì passava la statua che amava e che tuttora ama, accolta da candide lenzuola svolazzanti e litanie recitate per l’occasione.

In effetti gli Otto Santi, di cui nel 2020 ricorreva il centenario, rappresentano la cifra peculiare di un paese, appunto Ruvo, conosciuto fin da tempi immemori per la grandiosità dei riti precedenti alla Pasqua. Lo sa bene anche Domenico che negli ultimi anni ha provveduto all’allestimento di sontuosi sepolcri scenografici nonché all’organizzazione di una mostra presso Palazzo Melodia che illustrava, grazie ad un ricco repertorio di fotografie, immagini e oggetti, la storia del meraviglioso gruppo scultoreo, realizzato dal cartapestaio leccese Raffaele Caretta agli albori del Novecento. “Sono fortemente legato alla processione degli Otto Santi fin dalla tenera età di 4 anni”;- spiega- “mio padre Biagio vi ha sempre partecipato portandomi con sé. Oltre alla bellezza del complesso statuario, sono molto attratto dall’atmosfera che si crea il Giovedì Santo”, continua. Una predilezione che pian piano cresce e lo spinge a diventare prima aspirante novizio nel 2003 e successivamente, all’età di 18 anni, a giurare di adempiere alla funzione di confratello.  

E malinconicamente non dimentica neppure i lunghi preparativi a cui tutta la confraternita aderisce. Un lavoro di squadra dove ognuno è chiamato a svolgere una specifica mansione, sentendosi parte di quel disegno di fratellanza e amore che Dio ha predisposto sulla terra: “in primo luogo procediamo con l’estrazione della statua dalla nicchia, che di solito effettuiamo l’ultimo giorno dell’ Adorazione della croce; circa 10 giorni prima della processione curiamo l’addobbo  delle luci; invece, per quanto riguarda gli ornamenti floreali, alcuni fedeli si riuniscono la notte antecedente all’uscita del simulacro”.

Commosso, il ruvese ricorda il prezioso abitino della deposizione lasciato dall’attuale priore Angelo sulla salma del nonno paterno Domenico, anch’egli molto devoto ai santi. Il doloroso flashback gli consente altresì di riflettere sul ruolo fondamentale assunto dalla sua famiglia nell’impartire un’educazione religiosa da tramandare di generazione in generazione. Basti considerare il prestigioso incarico di priore, ricoperto per quattro anni da suo nonno materno Matteo presso la chiesa di San Domenico (Confraternita della Purificazione Addolorata) e il mandato di vice priora, esercitata da sua madre Antonella presso la medesima confraternita.

Ma non c’è spazio per abbandonarsi arrendevolmente allo sconforto del presente in chi, come Domenico, vede vicina una svolta liberatrice. Per lenire gli affanni di questi tempi difficili il giovane Ruvese si diletta nel disegno, utilizzando il tocco rapido ed efficace dei pastelli acquerellabili. Non a caso ha recentemente realizzato un raffinato bozzetto ritraente i profili arcigni e austeri di Giuseppe D’Arimatea e Nicodemo, i primi due personaggi che si incontrano frontalmente osservando gli Otto Santi.

Mi auguro di rivivere presto i nostri antichi riti processionali”;- conclude speranzoso- “buona Pasqua a tutti, con l’auspicio di ritornare ad abbracciarci”.

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