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LUCIA SCARIMBOLO, UNA RAFFINATA ARTISTA DEL RICAMO A TOMBOLO

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Lì dove Piazza Dante si fonde con via Isabella Griffi, incastonato tra le abitazioni in pietra, un piccolo pianterreno dalla porta in legno e dal finestrone affacciato nel verde ruba l’attenzione dei passanti, incuriositi non tanto per quel desiderio di pettegolezzo che spesso caratterizza l’essere umano, quanto per l’operosità di una gentile signora intenta nella delicata lavorazione a tombolo.

È così che Lucia Scarimbolo, donna pacata e generosa, ci introduce nel suo piccolo e grazioso mondo fatto di fili, spilli, forbici, aghi e fuselli che intreccia con grande abilità per ricavarne pizzi e merletti, riccamente decorati dalle sue mani fatate. Le fanno compagnia due teneri gattini e sua figlia adottiva Tania, concentrata ad apprendere tutti i segreti del mestiere. E, mentre si dedica anima e cuore ad un’attività che la inorgoglisce, le tornano in mente dolci ricordi di infanzia quando, all’età di undici anni, rimase attratta –per la prima volta- dal leggiadro ritmo dei fuselli che sua madre armeggiava con maestria, sperando che le due figlie femmine, Antonietta e Lucia, facessero tesoro dei suoi insegnamenti.

Quest’ultima sembrava dimostrare una spiccata propensione per le tecniche di ricamo che ha affinato con il tempo, alternando le sedute di cucito con il lavoro nella macelleria di famiglia. Sin da subito predilige realizzare il prezioso pizzo Cantù, un particolare merletto a tombolo ornato di ‘riccetti’  e abbellimenti floreali dal valore considerevole. Tuttavia, con la chiusura della macelleria circa dieci anni fa, l’interesse per quest’arte manuale ha catalizzato le sue energie scandendo il ritmo delle sue giornate.

Schiva e riservata, Lucia gode non solo dell’affetto di amici e parenti ma anche della buona stima della clientela, che si rivolge a lei per qualsiasi tipo di richiesta: tende, tovaglie, lenzuola, centrotavola e la riproduzione a tombolo di vari soggetti da incorniciare. “Ultimamente sono diventata una sorta di monumento da immortalare”,- scherza- “a volte non riesco a lavorare in tranquillità perché mi accorgo di essere stata fotografata da qualche turista che bazzica dalle parti di casa”, continua. Una curiosità positiva, che non sfocia mai nell’invadenza ma nell’incanto, a cui Lucia non sa sottrarsi, talvolta spiegando ai “visitatori” i rudimenti della sua arte.

Mi piacerebbe insegnare alle future generazioni il lavoro a tombolo, così poco conosciuto e quasi per nulla praticato”- dichiara-, “non è un’operazione semplice, bisogna appassionarsi e credere nelle proprie doti, altrimenti sarà sempre più complesso approcciarsi a questa tecnica di ricamo”, conclude. E, con l’amorevolezza di una madre, si congeda  augurandosi che sua figlia Tania porti avanti questa attività, affinché i suoi ‘precetti’ non vadano dispersi.

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