Lo sportivo della settimana: a tu per tu con Sorriso Chieco

Continua il consueto appuntamento con lo sportivo della settimana. In questa occasione abbiamo avuto modo di intervistare Sorriso Chieco, cestista classe ’90 in forza all’ASD Virtus Bitonto, società militante nel girone B di Promozione regionale. Sorriso, figlio del sindaco Pasquale Chieco, gioca a pallacanestro da quando ne ha memoria. Innamoratosi della pallacanestro grazie alla sua mamma, Sorriso cresce idolatrando Kobe Bryant, tanto da trasformare il numero 8 nella sua seconda pelle.
Dopo un’intera carriera giovanile vissuta tra le file del CUS Bari (società con cui giocherà anche in serie D), Chieco vive una piccola parentesi cestistica a Bitritto per poi approdare nel 2012 tra le file della Virtus Bitonto. Già a partire dalla sua seconda stagione bitontina  viene eletto capitano della compagine virtussina,viste le sue doti di leadership e le sue caratterstiche da swingman che lo portano a mettersi a servizio della sua squadra, giocando all’occorrenza in tutti i ruoli. Parallelamente alla carriera cestistica per Sorriso arriva anche la laurea in Giurisprudenza, la stessa conseguita dai suoi più grandi modelli di ispirazione: suo padre e suo nonno.
E’ proprio in onore del nonno scomparso che Sorriso decide di tatuarsi un elettrocardiogramma sul petto, a ricordare l’ultimo istante di vita di uno dei suoi più grandi eroi.
Ecco, dunque, un’altra costante della vita di questo giovane cestista: tatuare sulla propria pelle le fasi della propria vita. Ad uno smile sul polso sinistro, tatuaggio fatto quasi per scherzo all’età di quindici anni assieme ad altri quattro amici, si aggiungerà l’Enso, un simbolo buddista che va ad incastonarsi tra le sue spalle. Del tutto segreto è ,invece, il significato del tattoo visibile sul suo avambraccio sinistro: è un segreto che Sorriso tiene completamente per se.
Con questo tipo di vissuto alle spalle, Sorriso simboleggia perfettamente l’intera categoria dei Ruvesi sportivi on the road: una vita lontano da Ruvo, malgrado le origini ruvesi.
E’ proprio lontano da Ruvo che capitan Chieco prova a togliersi un’enorme soddisfazione: portare la Virtus in Serie D. Dopo la sua ultima performance da leader (15 punti in un derby dominato tecnicamente ed emotivamente), abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con lui a riguardo della sua esperienza on the road e del suo futuro.

Innanzitutto congratulazioni per la bella prestazione contro lo Sporting Bitonto. Il derby di domenica è stata l’ennesima dimostrazione della solidità e dell’ambizione della Virtus. Da capitano, quando credi che una simile mentalità abbia cominciato ad attecchire? Credi sia l’anno buono per la promozione?

Diciamo che la mentalità vincente la Virtus l’ha sempre avuta: è una società giovane ma molto ambiziosa. Chi orchestra il tutto è Antonio Schiraldi, si deve a lui l’impronta societaria. Sin da quando sono arrivato si è puntato principalmente sul gruppo: in questo sport è la squadra che fa la differenza. Non abbiamo mai avuto l’organico più forte del campionato o la stella di turno, però, grazie al gruppo e ai legami che ci uniscono anche fuori dal campo, ci siamo giocati sempre i playoff, perdendo sempre sul più bello. Spero quest’anno sia la volta buona, il gruppo è grosso modo lo stesso dell’anno scorso, siamo più uniti e la chimica di squadra è maggiore rispetto all’anno passato, quindi, sono fiducioso. Le uniche sconfitte subite quest’anno sono dovute a quella che si dice una “sfortunata serie di eventi”. Possiamo dire che la punta di diamante della nostra formazione è l’allenatore, Salvatore Caressa: a questi livelli credo sia -a mani basse- il più competente sia da un punto di vista tecnico/tattico, sia, soprattutto, da un punto di vista umano. Avere alle spalle una persona così competente tranquillizza la squadra e rende tutto più semplice, la cosa che mi piace di più di questa società è il rapporto umano tra giocatori, allenatore, dirigenza e tifosi: siamo un tutt’uno.

Facciamo un passo indietro ora: come è maturata la scelta di sposare la causa della Virtus? È stata una scelta dettata dalla contingenza che poi si è trasformata in una scelta di vita o hai seguito il consiglio di qualcuno?

Due dei miei migliori amici giocavano nella Virtus e li ho seguiti, mi sono fidato di loro e la scelta ha ripagato. Uno di loro, Dario Fanelli, gioca tutt’ora con me. Il secondo, Antonio Carone, ha intrapreso la carriera da coach -con ottimi risultati- ed è vice allenatore a Valmontone. In ogni caso, quando si parla della mia passione per il basket, la “colpa” è da attribuire interamente a mia madre: è lei che mi ha trasmesso la passione per questo sport.

Visto il tuo viscerale e comprovato amore per la Virtus, ti vedi lì ancora per molti anni? Se, invece, un giorno, un progetto ruvese dovesse chiamarti, magari in una categoria superiore, accetteresti?

In tutta onestà credo che questo sarà il mio ultimo anno di basket. Sto preparando il concorso in magistratura e molto probabilmente il mio futuro sarà lontano dalla Puglia. Quindi, per quanto desideri continuare a giocare, credo sia arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo. Devo concentrarmi sul concorso e la mole di studio e il lavoro non mi permettono di continuare a giocare ancora a lungo, quindi, vorrei chiudere vincendo il campionato e regalando alla Virtus la serie D.

 

Ringraziamo Sorriso Chieco per la gentilezza mostrataci e gli auguriamo il meglio per quanto riguarda il prosieguo della sua carriera lavorativa e di quella che, a sua stessa detta, potrebbe essere la sua stagione di addio alla pallacanestro.

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