LICEO SCIENTIFICO E LINGUISTICO "O. TEDONE": "IL PROF. VECCHIONI COMMUOVE GLI STUDENTI CON IL SUO INVITO ALLA FELICITA'"

La visita del prof. Vecchioni al Liceo raccontata dalla professoressa Rosanna Pellegrini.

Professore, musicista, cantautore, scrittore, poeta. Giuseppe Ungaretti nel suo commiato ad Ettore Serra metteva a nudo delle indicazioni essenziali di poetica: la “Poesia è il mondo, l’umanità, la propria vita, fioriti dalla parola, la limpida meraviglia di un delirante fermento”. In questi versi c’è tutta la poetica di Roberto Vecchioni che incarna il Fanciullino di Pascoli e il Piccolo Principe di de Saint-Exupéry.

La commozione di vederlo abbracciare gli studenti del nostro Liceo, il suo dono di cantare per loro dal vivo  “Sogna ragazzo sogna” è stata la nostra più grande lezione d’amore. Vecchioni stesso si commuove ogni volta che si ritrova fra i banchi di scuola con i suoi ragazzi, è questa la sua vera missione, più che scrivere poesie e canzoni la sua vita è stata insegnare e “la scuola – dice Vecchioni  –  non deve essere un opificio di voti, ma deve coltivare le menti, gli spiriti e i cuori. E questo deve avvenire sempre, anche lontano dai banchi su cui io stesso sono nato”. Roberto è venuto a raccontarci il romanzo  “Il mercante di luce”, come un novello aedo è  “partito per cantare di uomini grandi dietro grandi scudi” ma si è imbattuto in “uomini goffi, disperati e nudi”, come egli stesso canta ne “L’ultimo spettacolo”. E quegli uomini goffi, disperati e nudi somigliamo a noi, alle nostre fragilità, alle nostre paure, alla nostra ricerca affannata e disperata di un senso, di una bellezza irrimediabilmente persi. Nelle pagine di questo romanzo, dense, liriche, cariche di luce, Vecchioni ci indica una strada per riappropriarci della bellezza, una strada che conduce ad un tempo lontano, un tempo sospeso, quello del mondo di Antigone e di Aiace, di Saffo e di Alceo, il mondo tragedia e della lirica, del sogno e del mito: è solo lì, che la nostra società malata, omologata, anestetizzata può trovare la cura, la sua essenza e il suo umanesimo e in quell’unico tempo possibile, quello del sogno e del mito, perché – scrive Vecchioni- è impensabile che “gli uccelli cantino quando finisce una tempesta e un uomo non sappia essere felice per il sole che gli resta”.

 “Gli antichi Greci – ci ha raccontato Roberto – cantavano, non parlavano e con gli accenti circonflessi conferivano alla loro lingua musicalità. Ogni parola dava senso alle cose. E succede ancora, magari non ce ne rendiamo conto. L’arte e la bellezza ti salvano la vita. Certo, l’arte non è democratica, non tutti riescono ad entrare in sintonia con il bello, per questo è necessario educare alla bellezza voi ragazzi. La vita è un esame a cui non siamo mai preparati: è qui che la scuola deve essere un tempo sospeso, non solo successo, ma senso, senso della vita”.

Intensa e straordinaria la vitalità che il professore, con le sue parole vibranti e profonde, ha donato agli studenti del Tedone che finalmente lo hanno guardato negli occhi. I suoi versi e la sua letteratura poetica sono da sempre presenti nel nostro magistero educativo: la felicità e di Orfeo ed Euridice, la bellezza, il senso profondo della paura e delle sconfitte che ci rendono forti e desiderosi di combattere ancora, la pietà che si veste di altissima poesia con Paolo e Francesca. Piangere è stata la fragilità che ha accomunato una platea gremita e assorta di studenti e docenti, un pianto sciolto in poesia  per la commozione di ascoltare il canto del professor Vecchioni. Preziose e vere le lacrime di Daniela nell’ascoltare che anche un dolore può essere una felicità e che “non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro”. E la metafora della felicità c’è sempre nella vita di ognuno di noi, in quel “sogno disperato tra il silenzio e il tuono”. Ed ancora lacrime di gioia, di commozione, quelle di Antonio che si lancia a rincorrere la macchina che sta portando in aeroporto Vecchioni facendogli arrivare il canto del battito del suo cuore per ringraziarlo per la sua musica maestra di bellezza e il professore che fa tornare indietro la macchina e scende ad abbracciarlo. E’ questa la vita vera, quella del suo tempo verticale, di un uomo che ha vissuto per i poeti, per i figli, che ha eternato l’amore potente dei vent’anni eternandolo in una canzone per fermare il tempo per sempre.  La fragilità, l’amore assoluto che toglie luce a tutto il resto e “quella luce che Roberto ha portato a scuola” nel finale affidato al Dirigente Scolastico, prof.ssa Domenica Loiudice, che ha fatto suo l’epilogo di “Sogna, ragazzo, sogna” invitando i nostri studenti a scrivere “l’ultimo verso di quella poesia” che oggi  Roberto Vecchioni ci ha cantato.

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