L'EDITORIALE DI "LUCE E VITA": "IL GIUBILEO A PARTIRE DA OGGI"

E’ firmato da Mons. Cornacchia, l’editoriale di “Luce e Vita” di questa settimana.
“Carissimi sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, consacrati laici, autorità civili e militari, fratelli e sorelle, siamo qui radunati nel nome del Signore, per vivere comunitariamente la conclusione, a livello diocesano, del Giubileo Straordinario della Misericordia. Domenica prossima, 20 Novembre, Solennità di Cristo Re, Papa Francesco, nella Basilica Vaticana, chiude l’Anno Santo a livello universale.
La Liturgia della Parola odierna ci invita a riflettere sulla tematica della fine delle realtà terrene. Sia ai tempi di Gesù che a quelli apostolici, erano molti a credere che la fine di tutto fosse imminente. Si giustifica così, in qualche modo, lo sfogo di S. Paolo, che si indigna per aver sentito che alcuni vivevano una vita disordinata, senza far nulla e sempre in agitazione (Cf 2Ts 3, 11).
Santa Teresina di Gesù Bambino ripeteva sempre: “Signore, fa’ che non perda il tempo che ho, pensando a quello che non ho (o che non avrò)”.
Gesù ci esorta a vegliare e ad essere pronti, perché non sappiamo in quale giorno il Signore verrà a chiedere conto della nostra esistenza (Cf Mt 24, 42-44). 
L’attesa dev’essere pregna di opere buone, di azioni che siano prova inconfutabile della presenza di Cristo in noi. “Essere in attesa”, vuol dire attendere la vita, custodire, proteggere, desiderare una vita in arrivo! Ciò che ci attende, ciò che saremo nel Regno, non sarà un’assoluta sorpresa, ma una naturale conseguenza di quanto avremo concretizzato in questa vita. Saremo ciò che già siamo ora!
L’idea dominante della nostra esistenza dunque, più che concentrarsi su “la fine”, imminente o meno, deve tendere a non perdere mai di vista “il fine”, che va oltre la durata delle cose terrene. 
L’Anno Giubilare della Misericordia è un forte richiamo a non perdere la pace del cuore, a non lasciarci sopraffare dall’ansia del nostro attivismo sfrenato, dal panico di chi si sente quasi soffocato dai mille impegni, dalla paura di chi pensa di non farcela a superare le avversità della vita. Nostro Signore ci mette in guardia dicendo che Egli verrà proprio nel momento in cui meno l’aspettiamo, vale a dire: in qualsiasi circostanza di tempo e di luogo. Chi di noi teme se sta attendendo una persona cara? Al contrario, si sperimenta trepidazione per la gioia che quell’incontro porterà!
Nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, Papa Francesco scrive: “Ogni Chiesa particolare sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale” (MV 3). Facciamo brevemente il punto della situazione: quest’Anno Santo, è stato per noi un autentico momento di grazia e di rinnovamento spirituale?
Nel mio cuore sento di dire che realmente, in mezzo a noi, è passato il fiume di grazia del Signore. Visitando tutte e singole le comunità pastorali della Diocesi, incontrando famiglie, ammalati, giovani, ragazzi, studenti, sacerdoti, direttamente e personalmente, sono testimone di come il Signore ha effuso su tutti grandi doni, a piene mani.
Tra le infinite grazie elargite dal Buon Dio, il Signore, a me personalmente, ha fatto il grande dono di questa meravigliosa Diocesi, che sento di amare sin dall’inizio del mio arrivo tra voi (20 febbraio) e che voglio servire fino a consumarmi per essa! A me, sicuramente, si possono unire tantissime altre persone che non finirebbero di ringraziare il Signore, per gli innumerevoli prodigi ricevuti.
Se, inoltre, abbiamo realmente vissuto lo spirito del Giubileo, riappropriamoci del coraggio con il quale i primi cristiani, uscendo dalle catacombe, hanno percorso le strade del mondo annunciando il Vangelo di Gesù, sempre ed in ogni luogo.
Se davvero abbiamo vissuto il Giubileo della Misericordia, la Parola di Dio non solo deve dimorare in noi, deve anche essere testimoniata perché fruttifichi e si diffonda! Non avrebbe senso essere passati, chissà quante volte, per la Porta Santa e non essere passati, invece, attraverso la porta di casa del povero, del malato e, soprattutto, non aver consentito di far varcare la soglia di casa mia ad uno che è nel bisogno o senza speranza!
Miei cari, diciamo che il Giubileo inizia proprio da questa sera. Siamo chiamati, d’ora in poi, a dare prova della fecondità della grazia del Signore in noi, e di un visibile cambiamento nel nostro modo di vivere e di testimoniare la fede, attorno a noi.
Oh, come vorrei che noi stessi, sull’esempio dell’Apostolo Paolo potessimo dire: in me la grazia non è stata vana (1Cor 15, 10)! E, ancor di più: devono essere più gli altri, che noi medesimi, a dire, a constatare, che in noi, la grazia del Signore davvero ha portato frutti!
Aver vissuto bene il Giubileo Straordinario della Misericordia, in particolare, deve significare avviare un cambiamento interiore, non superficiale; far leva più sulle convinzioni che sulle emozioni; incamminarsi contro-corrente, anche se la massa tenta di travolgerci. 
A volte è difficile schierarsi dalla parte della minoranza. Si ha paura di rimanere da soli, di perdere la reputazione dinanzi agli uomini per timore di essere considerati estemporanei, fuori moda o superati.
Il mondo oggi ha bisogno di testimoni (come esortava Paolo VI), non di ciarlatani! Cominciamo a fare seriamente! Il Vangelo non ha scadenza sulla confezione. Ogni momento può essere buono per cominciare!
Sentiamo rivolto a noi quanto Gesù ha detto a Zaccheo chiamandolo per nome: “Oggi devo dimorare a casa tua” (Lc 19, 5)! Quell’avverbio di tempo si deve estendere anche al luogo: “Qui, in casa tua, sul lavoro, coi tuoi amici, nella tua comitiva, al mercato, a scuola, voglio portare luce, forza, amore, speranza”, dice il Signore Gesù.
Mentre ringraziamo il Signore, supplichiamolo affinché alimenti in noi il fuoco della santa inquietudine, di chi sa che ad altri manca quanto noi stringiamo fra le mani o teniamo accatastato in casa. L’Anno Giubilare si chiude, ma dobbiamo aprire ancor più la porta della carità e del perdono!
Dice Papa Francesco: “La misericordia è un fatto di grembo (che genera) e di mani (che donano). Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza”! Dunque, la nostra fede deve tradursi in gesti concreti di accoglienza e di dono. Il dolore dell’altro deve ferire il nostro cuore! Questa è misericordia e compassione.
A tal proposito, vediamo già dei frutti concreti di quest’anno giubilare: l’adorazione eucaristica perpetua nelle quattro città della Diocesi; l’apertura di un’altra mensa cittadina per i poveri presso le suore salesiane di Ruvo. 
Non viviamo di rendita, non rinviamo a domani, ma cominciamo da subito a metterci in gioco. Sì, gli altri devono meravigliarsi e stupirsi del nostro positivo cambiamento. Papa Francesco, a Cracovia, diceva ai giovani di non vivere con le pantofole ai piedi, di non affondare nel divano del salotto, ma di essere autentici pellegrini (= per ager, andare per i campi), cioè quelli che vanno per le vie, spesso minate, insidiose e strette del mondo, per testimoniare la passione per Gesù e il suo Vangelo. 
Prolunghiamo quest’Anno Giubilare ad ogni giorno della nostra vita! Non dovremmo dormire sonni tranquilli sapendo che abbiamo deluso, tradito, il fratello o la sorella. Alimentiamo la speranza, la gioia di vivere, la fiducia nei bambini e nei giovani, negli anziani e negli afflitti! Facciamo posto nel cuore e nella vita, ai disperati, agli emarginati, a coloro che si sentono inutili o estranei alla società, e forse nella Chiesa stessa. Non dimentichiamo che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza! Nella misura in cui chiediamo a Dio misericordia per noi, dobbiamo offrirla al vicino. Il Giubileo deve toccare la vita in tutti i suoi ambiti, come il fermento che dà sapore all’intera massa di farina trasformandola in pane profumato e nutriente!
Uscendo di Chiesa, a tutti ripetiamo quello che don Lorenzo Milani insegnava ai suoi ragazzi di Barbiana: “I Care” (= mi interessa, mi appartiene). Niente e nessuno ci dev’essere estraneo.
Guidati dall’esempio di Maria e dei Santi amici e protettori, viviamo una nuova stagione di fede e di carità, sempre in Letizia! Così sia”.

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