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L’EDITORIALE DI “LUCE E VITA”: “IDENTITA’ COMPITO MISSIONE”

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L’editoriale di “Luce e Vita” di questa settimana.

Amata comunità di Santa Maria della Stella, immagino che abbia maturato dentro di te il senso di questo ritrovarti e celebrare il 50° anniversario di fondazione e che continuerai a coltivarlo. Mi chiedo e ti chiedo quale sia il messaggio da raccogliere in questo tempo.
Innanzitutto il mio pensiero va a quanti ricordano l’esperienza degli inizi, a quanti hanno visto sorgere la nuova chiesa vent’anni fa, a quanti si ricordano di come si viveva qui prima che ci fosse la parrocchia; soprattutto mi viene spontaneo chiederti che cosa in questi decenni hai ricevuto e che cosa hai dato per ravvivare il territorio.
È la vita intera di una comunità umana e di credenti a intrecciarsi con le vicende della presenza della Chiesa e dell’edificio sacro che da vent’anni in qualche modo la rende possibile e ne è il simbolo pubblico riconoscibile. I testimoni di questa bellissima storia sono innanzitutto i parroci e i sacerdoti che si sono succeduti: don Giuseppe Barile, primo parroco, don Franco Vitagliano, don Francesco De Lucia, don Michele Del Vecchio e don Nino Pastanella, pastori fedeli e attenti; poi la Confraternita, l’Azione Cattolica, Scout e tutti i fedeli. Ma testimoni sono pure coloro che non ci sono più. Tuttavia servirebbe a poco rinnovare i ricordi se questi non sfociassero nel ringraziamento al Signore per le meraviglie che ha operato in te.

Se apprezzi il tempo trascorso, è per poter ringraziare. In momenti come questo si risveglia la consapevolezza che tutto è dono, tutto è grazia e, pur con il grande lavoro svolto e le fatiche profuse, è sempre di più ciò che hai ricevuto dalla Provvidenza di Dio e dalla sollecitudine della Chiesa. Per questo sento innanzitutto di dover lodare e ringraziare il Signore, autore di ogni bene, alla cui infinita bontà anche tu, amata comunità, devi innanzitutto l’esistenza e l’attività.
Vorrei ricondurre a tre parole il mio messaggio in occasione della tua ricorrenza giubilare: identità, compito e missione. Una comunità ha un volto, è fatta di volti, di storie, di percorsi comuni. Il concorso dei singoli si intreccia con le esperienze condivise, con le abitudini e lo stile che si vanno consolidando. Dentro e oltre aspetti così visibili, a determinare l’identità è la sorgente sacramentale, e quindi l’iniziativa divina che ti plasma continuamente, a cominciare dal battesimo, e poi con l’ascolto della Parola e la comunione generata dalla grazia che vive dentro le relazioni. La parrocchia resta un punto capitale di riferimento per il popolo cristiano, ed anche per i non praticanti (Cf. Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 67). Ricordava il Servo di Dio don Tonino Bello, in una bellissima riflessione sull’identità della parrocchia: essa è «il quartier generale dove si elaborano i progetti per una migliore qualità della vita, dove la solidarietà viene sperimentata in termini planetari e non di campanile, dove si è disposti a pagar di persona il prezzo di ogni promozione umana, e dove le nostre piccole speranze di quaggiù vengono alimentate da quell’inesauribile riserva di speranze ultramondane di cui trabocca il Vangelo». In altre parole, la parrocchia è il luogo geografico e teologico indispensabile per vivere e annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. La prima lettera di Pietro (2, 9) mi viene in aiuto nel determinare la tua identità. L’apostolo elenca i titoli con cui va propriamente designata ogni comunità di credenti: «Stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di Dio». Questa tu sei! Questa è la comunità ecclesiale: non perderlo mai di vista! Nell’edificio sacro, bello e moderno, in cui ti raduni ogni domenica a celebrare la Pasqua settimanale, disponi di un aiuto singolare; il tempio non è solo un segno di riconoscimento, ma un’immagine destinata a risvegliare in te, quotidianamente, la tua coscienza di comunità di battezzati. Questi san Pietro li definisce «pietre vive»: la Chiesa viva è un «edificio spirituale» a somiglianza di un edificio sacro; questo è composto di pietre, quello di persone credenti. Vedere l’edificio sacro, viverlo partecipando assiduamente alle assemblee liturgiche per ascoltare la Parola e celebrare i sacramenti, per pregare e collaborare alla vita comune, significa edificare e consolidare l’edificio spirituale che è la Chiesa di Cristo.
Ecco dunque la tua identità, da custodire con amore rimanendo saldamente fondata in Cristo, «pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio» e quindi «pietra d’angolo», basamento solido che rende incrollabile l’edificio dei credenti.

La ricorrenza del 50º anniversario della fondazione della parrocchia rinnovi in ciascuno di voi che formate la comunità, la coscienza e l’impegno ad essere sempre membra vive nella Chiesa di Dio. Da tale identità scaturisce il compito proprio della comunità; è sempre Pietro a ricordarcelo: «Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d’inciampo e pietra di scandalo. Loro v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati» (1Pt 2,7-8). Con chiarezza l’apostolo ammonisce, non senza inculcare un velato timore, a obbedire alla Parola, poiché in caso contrario la pietra che sta a fondamento si trasforma in «sasso d’inciampo, pietra di scandalo» in cui inciampano coloro che non credono. È la fede, dunque, in gioco, insieme ai modi per tenerla viva e coltivarla. Il Vangelo di Giovanni (4,19-24) lo dice in termini positivi: bisogna adorare il Padre «in spirito e verità».

Il primo impegno del cristiano e il compito originario della comunità ecclesiale consiste nel culto puro reso a Dio con il cuore e con la vita, con la persona intera e in tutte le relazioni nella grazia del Verbo incarnato e nella potenza dello Spirito Santo. Una comunità parrocchiale, unita alla Chiesa particolare e alla Chiesa universale, alimenta la confessione di fede dentro una vita di ascolto, di culto e di testimonianza nella carità alla presenza dello Spirito e del Cristo. Vivendo così, tu ti mostri quale sei, una comunità insieme antica e nuova, giovane e originaria. Una parrocchia giovane che si trova proiettata all’indietro nella storia. La fede non ci rende forse contemporanei di Cristo? Non perché ci riporta al passato, ma perché ci rende reciprocamente presenti al Vivente e Risorto!

Infine c’è una missione che la ricorrenza anniversaria ti affida: «Osservare il diritto e praticare la giustizia, perché venga la salvezza e si riveli la giustizia del Signore e gli stranieri siano condotti sul santo monte e colmati di gioia» (Is 56,1.6-7). La Chiesa è destinata a diventare «casa di preghiera per tutti i popoli». L’iniziativa divina ha una destinazione universale. È importante notare che è opera di Dio condurre tutti i popoli nella sua casa. La missione non è innanzitutto una tua attività; non siamo noi a chiamare a salvezza né a convertire nessuno. Noi abbiamo il compito – sempre con la grazia di Dio – di osservare il diritto e praticare la giustizia, cioè di corrispondere con tutta la nostra vita alla chiamata del Signore. L’aspetto decisivo della missione che ci tocca consiste nella coerenza della nostra esistenza personale e nella qualità della vita comunitaria. Essa richiede un’ azione attiva di annuncio e di persuasione; ma la parte più avvincente la svolge l’esempio della vita personale e comunitaria. In essa si deve vedere e dimostrare convincente perché vale la pena aderire a Cristo e lasciarsi convocare da Lui nella sua casa di preghiera.

La celebrazione dell’anniversario di fondazione della parrocchia chiede dunque a ciascuno e a tutti di farsi carico della responsabilità di diventare trasparenza di una comunità viva e unita. Non dobbiamo scoraggiarci, ma piuttosto sentirci interpellati ancora più profondamente nella nostra coscienza; la fede condivisa e coltivata in una comunità è capace di cambiare le persone, renderle migliori e suscitare relazioni sempre più autentiche tra di loro e con chiunque. Essere cristiani rende migliori, cambia gli ambienti di vita rendendoli più umani. La Chiesa può essere l’inizio di una umanità rinnovata, perché formata da persone perdonate, riconciliate e capaci di vivere insieme fraternamente. Se è Dio solo a salvare, lo strumento incaricato dell’annuncio – la Chiesa – deve mostrare che la salvezza è già cominciata e produrne i primi frutti. La salvezza voluta alla fine per tutti attende di vedere anticipata oggi la presenza, anche solo iniziale, di una santità di vita a cominciare da noi. Perciò la missione cristiana esige da voi la volontà di dare forma a una comunità umana rinnovata e autentica, fermento evangelico nel tessuto sociale del territorio. L’anniversario che celebri è una grazia: non farla passare invano, ma accoglila come l’opportunità irripetibile della visita di Dio in questo tempo.

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