L'EDITORIALE DI "LUCE E VITA": "Don Gino Martella: il silenzio che domanda profondità"

L’editoriale di questa settimana di “Luce e Vita” è firmato da Luigi Sparapano e racconta il primo anniversario della scomparsa di Mons. Luigi Martella.
Giornate di intensa emozione e lieta speranza quelle del 5 e 6 luglio, nel primo anniversario della morte del Vescovo Mons. Luigi Martella, avvenuta improvvisamente nella sua camera nell’Episcopio di Molfetta, a 67 anni.
Il suo successore alla cattedra vescovile di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, Mons. Domenico Cornacchia, ha voluto rendere omaggio all’amico e confratello vescovo don Gino visitando la sua tomba, nel cimitero di Depressa, e celebrando l’Eucaristia nella parrocchia S. Antonio da Padova, dello stesso paesino del profondo Salento, che diede i natali a Mons. Martella.
Martedì 5 luglio, alle 19, il Vescovo ha concelebrato con Mons. Beniamino Nuzzo, Vicario della Diocesi di Ugento-S.Maria di Leuca, il quale ha portato il saluto del Vescovo Mons. Vito Angiuli; con don Andrea Carbone, parroco; con don Gigi Ciardo parroco di S. Salvatore (Alessano), don Beppe de Ruvo della nostra Diocesi, con altri sacerdoti, diaconi e seminaristi intervenuti.
Erano presenti i famigliari di don Gino e anche di don Tonino Bello, in una triangolazione di legami e di affetto che stringe noi e i parenti nel ricordo vivo dei due presuli defunti. Prima della celebrazione, infatti, Mons. Cornacchia aveva sostato privatamente sulle due tombe, “per quel forte desiderio di vivere un pellegrinaggio spirituale” e quasi raccogliere direttamente quel mandato episcopale che lo ha portato da qualche mese a guidare la Diocesi di Molfetta. “Vivo in casa loro, siedo sulle stesse sedie, occupo gli stessi spazi –  ha confidato don Mimmo – e questo inizialmente non è stato facile. Poi i medaglioni affrescati con i loro sguardi sulla parete del corridoio di ingresso in Episcopio, mi incoraggiano ogni giorno a proseguire la loro missione”. Così come “quando entro nella cappellina dell’Episcopio mi sembra di immergermi e prolungare la loro preghiera” ha proseguito il Vescovo nelle sue confidenze.
“Sono qui, in terra salentina, per dire grazie per quanto i due vescovi hanno cominciato e tocca a me proseguire”; il distacco non è senza dolore, senza traccia, ma “dobbiamo andare avanti con la sofferenza nel cuore e il sorriso sulle labbra, per essere testimoni della Risurrezione di Cristo”.
Con riferimento al vangelo del sordomuto, don Mimmo ha rimarcato come la missione del prete e del vescovo è quella di dare voce, dare vita a chi l’ha persa, sentirne la compassione. E tanto don Tonino quanto don Gino, con stili diversi, hanno esercitato quella compassione dando il meglio delle loro energie.
A conclusione della celebrazione il parroco don Andrea Carbone ha dato comunicazione delle volontà testamentarie di Mons. Martella, anticipate su Luce e Vita del 3 luglio scorso, e cioè la donazione, che don Gino ha fatto alla parrocchia, di un immobile per farne un centro per anziani, unitamente ad un lascito monetario per il decoro della parrocchia stessa. Don Gino ha anche disposto due donazioni per i poveri della Diocesi di Molfetta e per le missioni. Con grande sorpresa poi, per volontà dei famigliari del compianto Vescovo, la parrocchia sarà custode di due reliquie che don Gino aveva ricevuto: una reliquia ex corpore di San Giovanni Paolo II (un capello) e una reliquia ex indumentis (frammento di abito) di San Giovanni XXIII che saranno conservate in uno spazio da definirsi, con apposite tele raffiguranti i due santi pontefici.
Con la stessa intensità e con ampia partecipazione comunitaria è stata concelebrata la S. Messa nella Cattedrale di Molfetta, mercoledì 6 luglio, ad un anno esatto dal dies natalis di Mons. Martella. Presenti molti sacerdoti, diaconi, seminaristi, i parenti di Mons. Martella, il Vescovo Domenico, portando il pastorale di Mons. Martella, ha ripreso alcuni contenuti nell’omelia, paragonando don Gino ora a una tenda, posta da Dio in mezzo al popolo, ora a una bussola che, per quasi 15 anni, ci ha indicato la direzione del Signore. E se un tratto della sua personalità era il silenzio, noi non dobbiamo considerarlo un limite, ma la richiesta di maggiore profondità dello sguardo.
Quello sguardo sorridente che è impresso nei nostri occhi e nel nostro cuore.

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