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LAVORI AL MUSEO JATTA, LE PROPOSTE DI MARIO DI PUPPO PER LASCIARE A RUVO LA COLLEZIONE

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I lavori di restauro del Museo Jatta tengono banco in casa Ruvo. Se da una parte c’è l’esaltazione per il rilancio del palazzo, dall’altra c’è la seria preoccupazione che il possibile spostamento a Castello Svevo di Bari per una mostra di parte della collezione “Jatta” sia l’opportunità per non far tornare indietro i pezzi pregiati della nostra storia.
Da qui l’allarme di numerosi esponenti culturali e politici della nostra città che in molti hanno provato a sminuire.
Su facebook, arriva un prezioso contributo sulla questione, fornito dall’architetto Mario Di Puppo, il quale fornisce numerose proposte su alcuni plessi che potrebbero ospitare pezzi della Collezione Jatta durante i lavori di restauro del Museo Jatta.
Ecco il suo scritto, fatto di esperienza, di conoscenza della nostra città, scevro da polemiche ma guidato da mero spirito costruttivo.
Cari amici di facebook,
molti mi hanno sollecitato ad esprimere un mio parere circa il possibile spostamento a Bari di alcuni vasi del Museo Nazionale Jatta. In primo luogo non posso che essere contento del restauro delle sale del Museo Jatta. Ricordo che il processo di richiesta del finanziamento ebbe inizio con la Dott.ssa Elena Silvana Saponaro ed è proseguito sotto la direzione della Dott.ssa Claudia Lucchese. Il progetto prevede – tra le tante cose – l’eliminazione di tutti i cavi e dei sistemi di illuminazione che impediscono la visione delle belle tempere delle volte; le vetrine espositive ottocentesche saranno restaurate e dotate di un nuovo sistema di illuminazione e i divanetti torneranno allo splendore originario. Insomma, un lavoro importante che rilancerà nuovamente l’immagine del Museo Jatta che conserverà il suo fascino ottocentesco aggiornandolo ai dettami museali contemporanei.
Il problema è cosa accadrà alla collezione Jatta durante i lavori di catalogazione dei reperti, riscontro documentale, aggiornamento dell’inventario, restauro degli ambienti e delle vetrine…
Insomma, vista l’importanza identitaria del patrimonio conservato nel Museo Jatta (e non mi dilungo su ciò) credo sia necessario creare un “museo ad interim” qui a Ruvo di Puglia.
Prima soluzione – Esporre una parte dei reperti presso la Pinacoteca di Arte Contemporanea sfruttando le teche espositive presenti. Tale soluzione non è percorribile in quanto la Pinacoteca sarà oggetto di lavori di restauro e diventerà un grande cantiere edile.
Seconda soluzione – Esporre alcuni reperti presso una sala di Palazzo Caputi. Problemi – I reperti da esporre sarebbero pochi (c’è chi sostiene che sarà mostrato e analizzato solo il vaso di Talos) e vi sono elevate esigenze di sicurezza che – al momento – non sono presenti presso il Palazzo. Per far fronte a questo secondo quesito, è necessario investire risorse per potenziare il sistema di sicurezza dell’ex dimora dei Caputi. Invece, sul primo punto non c’è molto da fare; il salone destinato all’esposizione dei reperti non è enorme. Siamo sicuri che il vaso di Talos, da solo, possa attirare l’attenzione dei turisti e dei visitatori che giungono a Ruvo di Puglia? Da guida turistica abilitata della regione Puglia rispondo che ho più di qualche dubbio in merito.
Terza soluzione – Esporre alcuni reperti presso gli ambienti del centro immigrati. Anche per questa sede vi sono problemi di sicurezza e incompatibilità della destinazione d’uso originaria con quella proposta.
Quarta soluzione: Esporre alcuni reperti a Palazzo Avitaya. Problema: il palazzo è oggetto di interventi strutturali; il piano terra – pur non essendo coinvolto nel progetto – è parte del cantiere.
Propongo una quinta soluzione – Ospitare una parte del patrimonio archeologico del Museo Jatta presso l’ex sede della banca, a sinistra della Cattedrale, a piano terra del Palazzo Pirlo Rubini. Questi ambienti – che fino a qualche anno fa ospitavano una banca – potrebbero offrire garanzie di sicurezza una volta ripristinati i sistemi di allarme. La grandezza dello spazio garantirebbe la possibilità di esporre un numero di vasi congruo per una mostra capace di attrarre visitatori. Inoltre, i reperti esposti potrebbero turnare ogni tre mesi secondo mostre tematiche dedicate: le donne nell’antica Grecia, i guerrieri, il simposio, le tecniche costruttive… dando luogo ad un rinnovato interesse nel tempo. Il luogo, vicino all’importante monumento nazionale romanico della nostra Cattedrale, sarebbe l’ideale per dare continuità fra i due luoghi identitari della nostra comunità.
Questa soluzione non è a buon mercato; sarebbero necessarie le risorse per il fitto mensile della struttura, l’adeguamento impiantistico e l’allestimento della mostra tematica da turnare nel tempo. Però, in questo modo, la città non si priverebbe di uno dei principali attrattori culturali e turistici che la caratterizzano a livello nazionale ed internazionale.
Mi chiedo, esiste ancora qualche “mecenate” capace di patrocinare questa iniziativa?
È solo un’idea che ho voluto proporre, decidere in merito non è affatto semplice.

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