L’ASSESSORA FILOGRANO RICORDA STRAGAPEDE: “MAESTRO PER SEMPRE”

Una città che sa di aver perso una risorsa molto importante. L’Assessora alla cultura, Monica Filograno, in un lungo post su facebook ha ricordato Pietro Stragapede.
“In questi anni ho imparato a comprendere il dialetto di Ruvo di Puglia e anche timidamente a leggerlo, solo in mente però e in rispettoso silenzio per una lingua non mia, a partire dalle poesie bellissime di Pietro Stragapede: un impasto di terra e lavoro, di fede e di arte, di amore per la città e per tutte le sue opere, per le persone, la famiglia, i riti, le tradizioni, l’infanzia cui aveva dedicato tanta parte della sua vita e ancora lo faceva, occupandosi nella scuola Bovio e ogni volta che servisse un “nonno” esperto di lingua locale, dei progetti sulla tutela del dialetto in tutte le nostre scuole cittadine”, spiega l’Assessora.
“Dal nostro primo incontro – racconta Filograno – alla fine del 2016 con la complicità di Grazia Tedone a lui tanto legata e che ho spesso ricordato in pubblico, quando la stanza del mio ufficio comunale si riempì della sua bella voce che leggeva per me – barese- una poesia in ruvese sulle cime di rapa, sino alla bellissima serata dello scorso 20 maggio nel nostro Teatro Comunale di Ruvo di Puglia quando abbiamo presentato la sua ultima opera “La Gammiétte” e lui, il maestro, contadino e poeta, diventò per una serata attore. Subito pensammo insieme che avremmo dovuto mettere in cantiere un lavoro che lo portasse ancora su quella scena dove la sua bella figura, umile ed elegante al tempo stesso, quella sera fu davvero dominante. Insieme avevamo presentato nell’aprile del 2017 al Museo del Libro – Biblioteca Comunale Ruvo di Puglia il suo libretto di poesie “La Semmona Sande a Rìuve” per il quale volle una mia prefazione (un onore), insieme eravamo stati a Roma per il premio nazionale “Salva la lingua locale” nel dicembre del 2017 conferito alla sua opera “Téne u rizze la lìune” e insieme alla Pro Loco UNPLI Ruvo di Puglia, Rocco Lauciello, al Sindaco Pasquale Chieco, all’Università della Terza Età e a tutta quella comunità che in lui si riconoscerà ancora, abbiamo presentato in questi anni i suoi libri, ascoltato le letture pubbliche delle sue poesie vecchie e nuove, in incontri sempre affollatissimi e vibranti di partecipazione. Nel novembre del 2019 non bastava la capienza della sala conferenze della Pinacoteca Comunale e dovemmo utilizzare entrambi i corridoi al piano terra per presentare “‘Nzia mè””.
“Come succede – prosegue Monica Filograno – quando c’è una bella intesa anche personale, ci siamo sentiti tante volte per telefono, per messaggi whatsapp – audio i suoi, per farmi ascoltare le sue poesie; scritti i miei per chiedergli per esempio come si scrivesse e pronunciasse esattamente “na Murge de crestione” (si scrive così e si pronuncia con le E mute, mi spiegò premuroso). E tante volte ci siamo visti, le ultime solo martedì scorso all’Info Point Ruvo di Puglia per l’incontro sulle vie Francigene e mercoledì 20 in occasione della conferenza pubblica sul Museo Archeologico e mi resterà per sempre il ricordo della gioia che si leggeva nei suoi occhi in quel momento. Chissà che non gli sia venuta in mente una poesia anche quella sera. Quando una persona così va via, non manca solo a chi gli era più vicino e che dovrà fare i conti con una vita intera vissuta insieme e che improvvisamente si è spezzata.
Quando una persona così va via, manca a tutti, a chiunque lo abbia incontrato e vissuto, anche solo per poco tempo, nella dimensione pubblica. Mancherà anche a me, che ogni volta che lo incontravo, lo chiamavo maestro e lui mi sorrideva quasi commosso. Mancherà la sua voce calda e profonda che rendeva quelle parole fatte di tante consonanti, improvvisamente meno dure e ostiche da capire. Nel 2019 lo coinvolgemmo in Luci e Suoni d’Artista – Ruvo di Puglia e gli chiedemmo di leggere poesie che parlassero delle piazze della città per una installazione sonora e lui subito accettò entusiasta e si mise in gioco con quei giovani smanettoni che, armati di smartphone e applicazioni digitali, trasformarono tutto in file audio per le opere luminose. Allora lui, da bravo maestro, pensò fosse necessario dopo la lettura in ruvese, tradurre e spiegare per chi ruvese non è e si sarebbe avvicinato ai totem per ascoltare. E pensò una cosa giusta, che ora ci resta per sempre”.
“Con questo ricordo della sua voce, delle sue parole scritte e dette, di cui voglio condividere qui almeno uno, quello su largo Cattedrale, ci resta la certezza che le parole sono una traccia eterna, un solco che non si cancella, un seme che dà frutti e rende duratura per sempre l’esistenza di un uomo così: poeta, contadino e maestro”, conclude l’Assessora.

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