La tappa materana della mostra “Mediterraneo senza spettatori: naufragi con angeli”

«Conchiglie e stelle sono incastonate nelle calcareniti e nella Murgia, a memoria del mare e del cielo che abitavano questi luoghi e li riempivano di vita. Matera e il suo C.P. Club UNESCO sono qui per farsi riva e dare approdo ai “naufraghi” stremati da esistenze dolorose, di terre nostre e di quelle lontane, e illuminarsi di angeli».

Le parole della coordinatrice UNESCO Stefania De Toma, riportate sull’opuscolo della mostra “Mediterraneo senza spettatori: naufragi con angeli”, hanno dato il benvenuto alla mostra icono-fotografica organizzata dalla “Fondazione Angelo Cesareo” di  Ruvo di Puglia e dedicata ai migranti.

I migranti sono i nuovi angeli a cui l’evento vuole restituire dignità, fissandoli in formelle di ulivo, adornate di disegni e haiku da altre creature fragili – anche nello spirito -. Oltre alle formelle, sono esposte le fotografie di  Donato Anselmi, Domenico Mastandrea e Marco Volpe che hanno dato un’intima interpretazione delle stesse.  Il titolo della mostra fotografica è ‘Tra sassi e gravine, in do’ ciutt ciutt, naufraghi angeli falchetti”.

Dopo Riace ed Aliano, la terza tappa dei nuovi angeli, quindi, è stata, dal 31 ottobre al 5 novembre, la Capitale della Cultura 2019. Ecco come l’arrivo è raccontato nel diario di bordo pubblicato sulla pagina Facebook della mostra.

«Entriamo nella città dei Sassi e delle gravine, nella città del ”Vangelo”, nella madre terra di ogni Sud del mondo, mentre, come in un sogno, ci sembra di intravedere, su un ciuccio, un angelo, forse Isaia, solitaria sentinella, gabbiano del mattino, che entra nella città attraverso l’antica Porta Pistola. […]
Noi scendiamo dalle nostre auto e ci dirigiamo, con il nostro carico da sherpa, verso la sede della mostra, l’ex complesso dell’Ospedale di S. Rocco, nel centro storico, a due passi dai Sassi. Straordinaria struttura che i nostri generosi collaboratori, l’angelo serafino Stefania De Toma, con il Club per l’Unesco di Matera, e l’angelo cherubino Biagio Lafratta, con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, ci hanno proposto di adottare per il nostro evento» raccontano nel

Il momento dedicato all’allestimento della mostra è quello che entusiasma i “viandanti” della Fondazione: infatti, ogni mostra si arricchisce delle icone-formelle realizzate, nelle tappe precedenti, durante i laboratori a cui tutti, abitanti del luogo e stranieri, senza distinzioni di età, sono invitati a partecipare. Laboratori che diventano anche un momento di acquisizione e scambio di nuovi e antichi saperi, esperienze, pensieri. E, intanto, nascono relazioni, si sviluppano nuove sinergie.

Della squadra della Fondazione, fanno parte «lo scenografo capomastro Gianni (Todisco, presidente dell’ “Associazione Angelo Cesareo” ndr), il suo aiutante in campo Vincenzo, il suo dolce braccio destro Paola e le libellule svolazzanti Rosanna (Cesareo, ndr) e Mariella (Milani, ndr)».

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Sassi-grotte, illuminate da luci azzurrine, in sottofondo il rumore del mare. Questa è la scenografia della mostra, con le sue formelle e le sue fotografie.

La mostra è inaugurata, il 27 ottobre, con una conferenza stampa in un’antica chiesetta adiacente l’Ospedale di San Rocco.

Tra i presenti, molti ruvesi, istituzioni, autorità, collaboratori e migranti.

E’ proiettato “Lettera dal fondale”, video a cura della Caritas Diocesana di Agrigento, una delle istituzioni patrocinanti la mostra: alla conferenza relazionano Stefania de Toma, Nicola Cesareo, presidente della Fondazione, e Gianni Todisco. Qualcuno propone di promuovere ogni Angelo a patrimonio Mondiale dell’Umanità. La conferenza è animata da un reading dell’attore materano Emilio Andrisani.

La mostra, intanto, si nutre della luce, della storia, delle tradizioni arcaiche di Matera: ogni rumore, ogni riflesso, ogni ombra narra qualcosa, suggerisce, sussurra. I laboratori sono già attivi: su un tavolo c’è la formella di ulivo decorata da un migrante che, tra le icone della mostra, ne ha scoperta una creata da un suo conterraneo. Anche Matera avrà, poi, le sue formelle segnavia: queste sono dedicate ai profeti Isaia, Geremia, Ezechiele e Giona. Perché?

«Matera è un ”luogo dell’anima”, associabile, secondo la raffigurazione e poetica pasoliniana del ”Vangelo secondo Matteo”, alla Gerusalemme del Cristo e delle sue terribili maledizioni e invettive contro gli scribi e i farisei, ai suoi annunci profetici in cui quelle figure spesso risplendono.
Una seconda risposta può essere individuata nel fatto che quei quattro profeti, in forme diverse, evocano scenari che possono,in qualche modo, intrecciarsi al dramma degli esodi e dei naufragi dei nostri angeli del Mediterraneo […].

Ma c’è anche un’altra ragione, coerente con il senso della nostra mostra, che potrebbe spiegare la scelta per quelle formelle segnavia, i cui testi e allusioni ai profeti si intrecciano volutamente con elementi del paesaggio materano e murgiano, si intrecciano, come sussurrandoli, con le inquietudini di quegli angeli , con l’assenza di ogni ”sguardo” che segna quegli esodi.

La nostra mostra, in sé, infatti, non vuole porsi come una esposizione o, peggio ancora, fiera di immagini, ma, nei suoi limiti, certamente in alcune sue ingenuità, vuole proporsi come ”evento”, linguaggio più che performativo, vuole quasi annunciarsi, in un mondo senza più ”spettatori”, come possibile gesto, in forma poetico-creativa, di un altro inabissamento perché, forse futuri, incerti, altri sguardi possano brillare. Da quel fondo di nomi e volti sfigurati, angeli nuovi possano un giorno librarsi verso ”nuovi cieli e nuove terre”».

Prossima tappa della mostra sarà Assisi. Per ogni informazione, oltre che attraverso il canale social, è possibile contattare la Fondazione all’indirizzo fondazioneangelocesareo@gmail.com o al numero +39 3471930915.

(Foto tratte da Pagina Facebook “Mediterraneo senza spettatori: naugragi con angeli”)

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