LA SORELLA DI MONS. BASILE: “CIO’ CHE CONTRADDISTINGUE MIO FRATELLO E’ LA MITEZZA”
Anna Maria Basile (65 anni), sorella di don Mimmo, è stata Presidente diocesana di Azione Cattolica (anni 2005-2011) e Consigliera nazionale di AC (anni 2014-2021).
Riportiamo un’intervista del mensile “Insieme” di Andria, in cui traccia un profilo del nuovo vescovo.
1. Come sorella cosa hai provato all’annuncio della nomina a Vescovo di tuo fratello?
L’annuncio della nomina episcopale mi ha fatto trasalire e provare trepidazione per la grandezza, la profondità e la incomparabilità del dono. Una chiamata nella chiamata, a cui non si può che rispondere Sì!, pur percependo la propria piccolezza e inadeguatezza di fronte a questo grande dono. Mi accompagna da subito, nella pace e serenità, la risposta di Abramo a suo figlio Isacco: “Dio provvederà!”. Provvederà a sostenerlo, fortificarlo e irrobustirlo nel ministero episcopale in questa porzione di Chiesa di Molfetta-Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, come ha fatto da sempre; provvederà ad aiutare noi familiari e quanti hanno camminato con lui in tutte le realtà in cui è stato impegnato e ha reso un servizio in questi quasi 35 anni di sacerdozio per continuare a sostenerlo nella preghiera e a seguirlo, anche se a distanza, nel suo nuovo servizio pastorale.
2. E quale reazione della mamma e delle zie molto vicine a voi?
Mamma (che a marzo compirà 94 anni) e le zie (zia Dina ad ottobre ne compirà 92 e zia Giuseppina a novembre 84) hanno provato tanta gioia, commozione e trepidazione, preoccupandosi subito del carico di responsabilità che ogni inizio in una realtà nuova comporta, e per questo hanno potenziato per lui la preghiera quotidiana già presente, mostrandone e testimoniando abbandono fiducioso in Dio che, per me 65enne, è edificante.
3. Quali sono le qualità maggiori di tuo fratello?
Ciò che contraddistingue mio fratello è la mitezza e l’equilibrio nell’affrontare tutto, dalle questioni e problemi più semplici a quelli più complessi e delicati; la capacità di saper curare i rapporti e le relazioni, anche quando non sono semplici e lineari, cercando sempre il buono e il positivo in ognuno e valorizzando ciascuno per quello che è. Anche la riservatezza è una sua nota caratteristica, che fa sentire al sicuro chi affida a lui parte di sé e della propria vita e si fida di conseguenza perché tutto ciò che ha consegnato è al sicuro. Altre caratteristiche sono la sintesi armoniosa tra la dimensione spirituale e l’attenzione all’umano, vissuta nella quotidianità e nei rapporti con tutti e verso tutte le situazioni, e la cura della dimensione culturale, che da sempre coltiva.
4. Avrà qualche difetto?
È quello di non saper dire di no a nessuno e di non risparmiarsi; ma è un difetto di famiglia! Sono anche io così sicuramente ed è il risultato della formazione e testimonianza dei nostri amatissimi genitori: mamma Anna e papà Eligio, che da quasi 19 anni ci guarda, ci segue e protegge dal cielo.
5. Quale ruolo ha avuto la figura di don Tonino Bello nella formazione di don Mimmo?
Mio fratello è cresciuto e si è formato da seminarista di Teologia al Seminario regionale di Molfetta durante gli anni di episcopato di d. Tonino Bello, per cui ha respirato le sue scelte pastorali e si è nutrito dei suoi insegnamenti e delle sue passioni per l’uomo, per i poveri e gli ultimi, per la pace, per ciò che è essenziale. Tutto questo ha trovato in lui terreno fertile e lo ha plasmato rendendolo appassionato seguace di d. Tonino. Questa nomina episcopale nella diocesi di Molfetta è dono e grazia, ma anche compito e responsabilità sulle sue orme; ma don Tonino non mancherà di vigilare e intercedere sul suo ministero episcopale.
6. Come è nata la sua vocazione al sacerdozio?
La vocazione al sacerdozio si è manifestata in tenera età. In prima elementare un giorno mi disse: “Devo dirti un segreto che dobbiamo conservare tra noi, non dirlo per ora a mamma e papà. Voglio diventare sacerdote!”. Capiva subito che percepiva la grandezza di questa chiamata, che voleva verificare nel tempo e nel silenzio della preghiera, pur sapendo che i nostri genitori l’avrebbero sostenuto molto, come è stato. Negli anni successivi ha coltivato tutto questo nella preghiera, nel dialogo con me e nella formazione anche nel gruppo dei ministranti, seguito in parrocchia dalla carissima suor Anita, della famiglia del Sacro Cuore. Poi lo ha comunicato ai nostri genitori che hanno accolto con molta gioia questa notizia, supportandolo da subito. Essere “custode” di tutto questo e anche del cammino successivo per me è fonte di gioia e invito alla vigilanza discreta e silenziosa nella sua vita, oltreché invito ad una preghiera potente. La sua vocazione al ministero ordinato è stata ed è per me sostegno e supporto alla mia vocazione laicale, e reciprocamente per lui. È come guardarsi in uno specchio; ognuno acquista valore grazie all’altra, e nella complementarità si rafforza e si definisce meglio. Con S. Paolo mi accompagna la certezza che “abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi”.
7. C’è un consiglio o una raccomandazione che da sorella vuoi fare al neo vescovo, tuo fratello?
La nostra famiglia ha sempre avuto una presenza discreta nella vita di mio fratello, come anche nella mia, dietro le quinte e mai in vista: presenza certa e sicura, che offre sostegno e supporto e, al momento opportuno, aiuto. Per questo non riesco a dare o fare raccomandazioni, ma solo confermo questa presenza, anche a distanza.
Anna Maria Basile (65 anni), sorella di don Mimmo, già Presidente diocesana di Azione Cattolica (anni 2005-2011) e Consigliera nazionale di AC (anni 2014-2021).