La “Scalla” che unisce le periferie urbane ruvesi

“Superando mura e cime sdrucciolevoli, mi avvicino alla luce”. E’ questo il senso di Scalla, elemento che unisce due spazi pubblici, “scavalcando” una cinta muraria, lungo un percorso che parte dai laboratori de “La Capagrossa Coworking”, in via Martiri delle Foibe 10, e si ferma in Cattedrale.

Dalla periferia al centro, si segue un percorso di spazi pubblici degradati e sottoutilizzati che i residenti desiderano più vivi e più vivibili. Scalla, costruita in tre giorni con 90 listelli di legno da professionisti e “dilettanti” nell’ambito di  “nóvǝ nóvǝ nóvǝ – nove navi nuove” (nóvǝ nóvǝ nóvǝ), il festival della rigenerazione urbana giunto alla seconda edizione, è la risposta, sia pure temporanea, alla richiesta dei più giovani a raggiungere due zone della città separate da “incomprensibili” muretti: una zona DM 1444/68 – tra via Scarlatti O/2 e via Eduardo De Filippo – dove abeti, salici e palme convivono crescono in aiuole poco curate e uno spiazzo lordato da rifiuti ed erbacce.

Una periferia offesa, spesso non dai residenti – gran parte dei rifiuti è abbandonata da incivili di passaggio -; una periferia che chiede di essere riconnessa al centro, alla sua vita. Voce a tali richieste è stata data dai bimbi e dagli adulti che hanno partecipato ai laboratori e ai seminari di  “nóvǝ nóvǝ nóvǝ – nove navi nuove”,  organizzato da La Capagrossa Coworking e patrocinato dagli Assessorati alla Pianificazione Territoriale e alla Cultura del Comune di Ruvo di Puglia nelle prime settimane di luglio.

Le risultanze dei laboratori sono confluiti in una mostra accolta negli spazi del Coworking che ha seguito tre direttrici.

L’informazione sugli usi e le abitudini dei residenti lungo il percorso, incarnati in una esposizione di rifiuti, catalogati secondo le rigorose tecniche della scienza archeologica; l’osservazione che si è fatta narrazione di oggetti che diventavano soggetti (il rosone della Cattedrale è Dafne, splendida fanciulla innamorata e prigioniera della pietra); e la celebrazione del piacere di conoscere e vivere il proprio territorio attraverso la creazione, tramite un algoritmo creato dai giovani coworkers,  di personalissime rappresentazioni che omaggiano le icone del food, dell’arte, della storia e della religiosità rubastina.

Attraverso interviste si sono spalancate finestre su  una periferia dove antichi e preziosi saperi – la lavorazione al tombolo, la coltivazione di piccoli orti urbani – convivono con l’urgenza di condividere queste stesse esperienze e passioni con tutta la comunità e con la necessità  di rientrare in possesso degli spazi abbandonati o sottoutilizzati attraverso la multifunzionalità, per cui un parco giochi può trasformarsi, grazie a un gioco di design, in luogo di aggregazione e di confronto.

I bimbi che hanno partecipato ai laboratori “Nuovi modi, nuovi mondi – Impariamo a osservare” hanno puntato su questo, sulla possibilità di vivere i luoghi in tanti modi.  Hanno imparato a conoscere la città con uno sguardo dall’alto e dal basso; hanno imparato a costruire mappe “fantastiche” di Ruvo di Puglia, apponendovi segnaletiche, hanno imparato a osservarla anche “de visu”; l’hanno disegnata e realizzata, con i plastici, così come è e così come la vorrebbero. Ne hanno acquisito maggiore consapevolezza pur avendo un innato senso dello spazio e della sua fruibilità dal momento che erano in grado di individuare criticità e pregi. E di una città a dimensione di bambino si è discusso, durante il festival, nel convegno sulla rigenerazione urbana vista dai più piccoli con esperti e makers.

Una città a dimensione di bambino da realizzare con gli adulti che hanno partecipato ai laboratori di “Fare insieme la città” dai quali, poi, sono nati “Scalla” e “Obsserva” (Opticon Ballarina Sequentia Summa Egregia Ruvese Vicina Animum), periscopio in PLA che consente di osservare la città eliminando il rumore visivo e quindi  consentendo di immaginare scenari urbani frutto di una pianificazione attenta alla bellezza, alla sostenibilità e alla vivibilità. Elementi, questi ultimi, propri di una “città- campagna”, così come descritta nel convegno “Periferia è opportunità: la città campagna e la cura dei beni comuni”.

E Ruvo di Puglia possiede tutte le qualità per essere una “città-campagna”.

 

 

 

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