LA FESTA DELLA MAMMA VISSUTA CON GLI OCCHI DI NONNA ANGELA E DEI SUOI 103 ANNI
Centotre anni appaiono lontani, quasi impossibili da contenere in una sola esistenza. Eppure nonna Angela Tristani, nel viaggio straordinario della sua vita, quei centotre anni li ha attraversati davvero, uno dopo l’altro, custodendoli nella memoria come pagine preziose di un grande libro. E’ la nonna di Ruvo di Puglia.
Oggi, in occasione della festa della mamma, riviviamo il suo viaggio, fatto di gioie, ma anche di sofferenze.
In questa Festa della Mamma, la storia di nonna Angela diventa il simbolo di tante donne che hanno attraversato un secolo di sacrifici e speranze, lasciando un’eredità fatta di amore, memoria e forza silenziosa. Una festività che ha imparato ad amare col tempo, visto l’addio repentino di sua mamma quando aveva appena 3 anni. Poi è diventata a sua volta mamma di due figli, nonna di quattro nipoti, bisnonna di tre pronipoti, l’ultima nata di appena 3 mesi. E’ nata a Ruvo di Puglia il 18 aprile 1923.
Da oltre dieci anni vive tra le mura della sua casa, forte nello spirito ma fragile nel corpo. Le giornate scorrono lente, spesso accompagnate dalla sofferenza e dalla solitudine. Eppure lei, con la semplicità di chi ha imparato ad accettare il destino, ripete spesso: “Sopporto la croce con rassegnazione.”
A darle conforto sono soprattutto i nipoti e i pronipoti, che trovano in lei una presenza preziosa: una donna capace di offrire consigli, ascolto e un affetto caldo e sincero. Nonostante il peso degli anni, continua a rivolgere a tutti attenzioni e premure, insegnando con l’esempio ad apprezzare i valori autentici della vita.
Molti pomeriggi li trascorre vicino alla finestra, con lo sguardo fisso verso l’orizzonte, mentre il giorno lentamente svanisce. In quei momenti silenziosi ripercorre il lungo cammino della sua esistenza: un viaggio fatto di note dolcissime e altre più dure, di giorni sereni e tempi oscuri. E senza bisogno di valigie o biglietti, ritorna con il pensiero ai luoghi della memoria.
Rivede la sua fanciullezza non facile: i giochi di strada lungo Corso Cavour, le marionette, le pupe di pezza, le risate semplici di un tempo povero ma vivo. Ricorda i giovani partiti per la Prima guerra mondiale e la giovinezza segnata poi dalla Seconda guerra mondiale, quando il pane era poco e le difficoltà tante.
Poi arrivano gli anni della maturità: il matrimonio, i figli, la civiltà contadina fatta di sacrifici, lavoro e dignità. Una vita vissuta imparando a fidarsi del domani, osservando il cielo, sperando nella buona stagione e affrontando con coraggio anche le calamità naturali.
Il silenzio della stanza viene spesso interrotto dal vociare allegro di Angelica e Francesca, che cercano in lei comprensione e saggezza. In quei momenti gli occhi di nonna Angela tornano a illuminarsi. Sul suo volto compare una serenità autentica mentre racconta episodi felici e dolorosi, trasmettendo alle nuove generazioni la capacità di accettare e apprezzare ciò che la vita riserva.