LA CRIFO WINES FA VISITA AI BAMBINI DEL REPARTO PEDIATRIA DELL’OSPEDALE DI CORATO
Una mattinata speciale all’insegna della solidarietà, dell’allegria e dei sorrisi. I cestisti della Crifo Wines Ruvo di Puglia, formazione impegnata nel campionato di Serie A2, hanno fatto visita oggi ai bambini ricoverati nel reparto di Pediatria dell’Ospedale di Corato e ai piccoli utenti della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Ruvo, regalando peluche, mini panettoni e, soprattutto, momenti di autentica gioia.
Un gesto semplice ma dal grande valore simbolico, capace di ricordare come sport, salute e solidarietà possano giocare nella stessa squadra. Perché non sempre conta vincere: a fare la differenza è esserci, soprattutto quando la partita è la più difficile, quella della guarigione.
Giocatori abituati a dominare il parquet, alti quasi due metri, si sono trovati faccia a faccia con bambini e bambine pieni di voglia di crescere e di sorridere. E proprio quei sorrisi, nati spontanei, hanno trasformato la visita in un momento di condivisione profonda, capace di trasmettere forza, passione e speranza.
All’ospedale Umberto I di Corato il “quintetto” era composto da Ulaneo, Nikolic, Moody, Musso e Borra, accompagnati da Mauro Stella. Ad accoglierli la direttrice medica Maria De Palma e il direttore Giovanni Ciccarone, insieme a medici, infermieri, OSS e alle mamme della Neonatologia con i loro neonati. Un clima di festa che ha coinvolto tutti, rendendo il reparto un luogo ancora più umano e accogliente.
A Ruvo di Puglia, nella Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, coach Stefano Rajola ha invece schierato Jerkovic, Anumba, Miccoli, Reale, Brooks e Francese, affiancati dal team guidato dal responsabile dell’Area Nord Tommaso Tota. Con loro neuropsichiatri, psicologi, terapisti e tanti piccoli pazienti entusiasti, protagonisti di un incontro fatto di emozioni autentiche.
È stata una vera festa, il cui regalo più grande è stato il tempo trascorso insieme. Perché prendersi cura delle persone, grandi e piccole, è un po’ come realizzare un canestro da tre punti: serve impegno, gioco di squadra e, soprattutto, cuore.