“Io Non Crollo”, il viaggio di Vito e Luigi nel cuore spezzato dell’Italia

In televisione, siamo abituati alle immagini di borghi devastati, stalle distrutte, case sbriciolate e gli occhi stanchi, ma non domi, degli abitanti dell’Italia centrale, funestata, da agosto, da terremoti e, ora, anche dalle intense nevicate che, se prima restituivano quadri suggestivi di paesaggi “presepiali”, ora depongono una coltre sulle rovine.

Ma un conto è guardare quello che passano i telegiornali, un altro è vedere dal vivo cosa rimane dell’uomo, di quello che crea,  di quello che produce quando la Natura diventa matrigna. In quei momenti, ci si sente impotenti.

Si respira l’aria satura di pulviscolo di cemento, si rimane in silenzio davanti a panorami desolati e desolanti: ed è quello che è successo a Luigi Fracchiolla e Vito Di Vittorio, due dei cittadini ruvesi che fanno parte della grande rete di solidarietà, creata dall’associazione camerinese “Io Non Crollo”, nata per supportare le istituzioni, la Protezione Civile e le popolazioni colpite dal sisma di agosto 2016.

Sono partiti venerdì sera, da Ruvo di Puglia, alla volta di Amatrice, dopo aver caricato nel furgone, i preziosi beni raccolti a Polignano a Mare, Corato, Bisceglie, Ruvo di Puglia e riuniti nei locali di via Loiodice 6.

Luigi e Vito, con altri operatori pugliesi di “Io Non Crollo”, hanno consegnato cibo, pellet, mangime per animali, capi di vestiario e tutto quello che può essere di conforto e che può restituire una parvenza di vita normale, come gli articoli di cancelleria per le scuole.

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Ne parliamo con Vito Di Vittorio.

Lei e altri ruvesi avete aderito al progetto “Io Non Crollo”. Cosa vi ha spinto a farlo?

«Il senso di solidarietà e di appartenenza a una comunità ampia, dove tutti sono chiamati a collaborare. Il progetto, come sai,  è nato dopo il 24 agosto scorso, quando un terremoto ha devastato gran parte dell’Italia centrale. Gli abitanti di queste regioni hanno bisogno del nostro aiuto, avendo sperimentato l’abbandono da parte delle istituzioni statali. Sono stati promessi aiuti che non sono mai arrivati».

Il 15 gennaio scorso, infatti, si è svolta una manifestazione di protesta nella piazza di Grisciano, organizzata da tutti i comitati delle frazioni del Comune di Accumoli, distrutte dal terremoto del 24 agosto 2016. Una manifestazione di denuncia dello stato di abbandono del territorio da parte del Governo e delle istituzioni. Infatti, a distanza di più di quattro mesi dal sisma, la situazione è immutata. Molte richieste sono state fatte e, per la maggior parte, non hanno avuto alcuna risposta.

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«Davide, di Amatrice – prosegue Di Vittorio – ci raccontava che le Regioni hanno agito secondo le proprie possibilità. La Regione Marche è intervenuta nell’immediato, la Regione Lazio lo ha fatto molto tempo dopo. La straordinaria nevicata di gennaio, poi, ha azzerato tutto, persino la dignità di questa gente, spegnendo ogni barlume di speranza. Ma è grazie a “Io non Crollo” che stiamo dando fiducia a questi nostri sfortunati fratelli: una cordata di solidarietà umana, nata da sei volontari e che, oggi, conta 12.000 volontari. Il gruppo ruvese fa parte di questa straordinaria rete di solidarietà ed è coordinato dalla mia amica Cecilia Pellegrini».

Mi parli di quello che avete “vissuto”, lei e Luigi.

«Non è la prima volta, a dire il vero, che io e il mio amico Luigi intraprendiamo viaggi di solidarietà verso i più deboli, verso gli ultimi. Ma voglio raccontarti del viaggio fatto per “Io Non Crollo”. Siamo arrivati sabato scorso, alle 7.00, all’uscita autostradale di San Benedetto del Tronto. Ci attendevano alcuni referenti del luogo e un gruppo di volontari di Torino. Dopo i convenevoli, abbiamo ripreso a viaggiare fino a Gragnale, una frazione distante un chilometro da Amatrice. Qui, siamo stati accolti dai volontari Davide e Marino. Abbiamo scaricato farmaci, alimenti, giocattoli, cibi per cani, cancelleria, mangime per gli animali da allevamento. Abbiamo, poi, dato una mano agli altri, scambiato due chiacchiere tra noi della carovana, bevuto un cicchetto per rinfrancarci e abbiamo salutato i volontari, stringendoci forte come atto di incoraggiamento a proseguire».

Un cicchetto che ricorda rituali passati, tempi sereni e un abbraccio che è un incitamento a resistere, quindi.

«Infatti. E ci vuole davvero tanto coraggio, perché la delusione, creata dalle rovine e dalla neve che ha distrutto quello che si stava ricostruendo, è tanta. Non nascondo che, per loro, sarà dura risalire la china e non serviranno a molto i nostri aiuti. Forse, servono solo a far riaffiorare il coraggio e la speranza. Non vogliono andare neppure via di lì: sono agricoltori e allevatori, amano la loro terra, dicono che è la loro stessa vita. Una terra che, seppur crudele, non riescono ad odiare, anzi».

Ai Vigili del Fuoco, che Di Vittorio considera esempio di solidarietà vera, autentica, hanno regalato un presente offerto dal Comune di Ruvo di Puglia e il disegno di una bimba coratina.

«Io e Luigi – conclude Vito Di Vittorio – abbiamo pianto, perché si può anche piangere di solidarietà e affetto per i più sfortunati. Ma, sebbene sfortunati, questi nostri fratelli sono forti e fieri, un esempio di italianità vera».

(Le foto dell’articolo sono pubblicate sul profilo Facebook di Vito Di Vittorio)

 

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