Elisabetta e Michael: l’amore oltre i limiti del dolore. L’intervista

Una storia intensa ed emozionante quella di Elisabetta e Michael, giovani ragazzi che giornalmente affrontano l’impensabile, lo stesso che col tempo sono riusciti a sormontare con il sorriso. Elisabetta Rutigliani, ruvese di 27 anni, lo scorso 26 giugno ha sposato Michael Casciotto, 29, originario di Termoli, entrambi uniti dalla passione per il latino-americano.

La loro storia

Negli ultimi tempi la loro storia d’amore non è stata del tutto felice. Tutto è iniziato nel settembre del 2016 quando Michael accusa dolori alla schiena: si pensava potesse essere una protrusione data l’intensa attività fisica agonistica. Per questo motivo, nel luglio 2017, cercando di diminuire questo dolore, Michael avvia delle sedute di fisioterapia a Corato ma i risultati non sono efficienti.

Dopo due settimane di Tecar e movimentazioni generali, infatti, capita l’estraneità del dolore da ogni questione fisioterapista, gli viene consigliato un consulto neurochirurgico. A Barletta, con la speranza di sbagliare l’ipotesi di diagnosi, viene somministrato a Michael un antinfiammatorio: se non avesse funzionato avrebbe dovuto proseguire con altre indagini; e così è stato. Ma è grazie a una biopsia ossea e muscolare presso il Centro Traumatologico Ortopedico di Firenze (richiestagli per via di un rigonfiamento a destra del sacro-iliaco) nell’agosto 2017 arriva la diagnosi: sarcoma di Ewing, un tumore pediatrico che ritrova i suoi più esperti medici all’ospedale Meyer di Firenze. Lì infatti, nel settembre del 2017 è iniziato il percorso di Michael al reparto di oncoematologia con annesse sedute di radioterapia, chemio e alte dosi con l’autotrapianto delle sue cellule staminali.

Tutto  questo è da quattro anni; non esistono più altre cure che Michael non abbia già fatto e “Ora – dice Elisabetta – siamo arrivati allo step finale: il tumore è diventato chemio-resistente e le cure attuali servono solo a rallentarlo e far guadagnare più tempo possibile di vita a lui”.

Emerge, così, una storia difficile ma che, nonostante tutto, non ha tolto ai due ballerini professionisti la voglia di vita.

Di loro hanno scritto in molti perché sono entrambi emblema di forza e determinazione, indispensabili quando la vita pone grandi ostacoli non sempre facili da superare. Questa volta però a parlare sono loro che raccontano in prima persona le emozioni vissute, dal loro primo incontro sino al grande giorno. Segue l’intervista.

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti per via di una prova di ballo. Michael era rimasto senza partner e io – dice Elisabetta –  erano sei mesi che ero alla ricerca di un partner ballerino. Micheal mandò un messaggio al mio insegnante di ballo che organizzò una prova. Ci siamo visti nella sede di Corato. Dopo sei mesi di ballo insieme, da essere semplicemente una coppia di ballo siamo diventati anche una coppia nella vita.

Come è nata la decisione di sposarvi?

La decisione è arrivata dopo due anni che eravamo a Firenze e Michael ha deciso di farmi la proposta. L’unica cosa è che aspettavamo tempi migliori e tranquillità per farlo, per questo solo a marzo di quest’anno abbiamo deciso di organizzare le nozze anche andando contro quello che poteva essere il problema Covid. Questo passo lo abbiamo scelto insieme, un promessa fattaci due anni fa: ci abbiamo impiegato tempo a mantenerla ma ce l’abbiamo fatta.

Avete celebrato così la vita e l’amore ma, alla luce degli ostacoli vissuti, cosa sono per voi la vita e l’amore?

É una bella domanda. La vita è una grande competizione: a volte vince lei, a volte vinciamo noi. Ti sa fare brutti scherzi ma a sa regalarti anche momenti di gioia. La vita è un insieme di colori, colori belli e colori brutti: si dev’essere bravi a non vedere solo il bianco e il nero, bensì tutte le sfumature. Occorre accettare le cose belle e le cose brutte e trasformare quest’ultime in belle. Può sembrare stupido ma è quello che a me e Michael ha aiutato: anche se c’era il problema non ci siamo mai focalizzati su di esso ma sulla sua soluzione.
L’amore invece è una carica, è quella cosa che non puoi spiegare a parole ma che puoi solo vivere; devi essere fortunato a trovare la cosa giusta che insieme a te crea una buona alchimia. L’amore è quella fonte che tu non sai neanche di avere ma che ti da la carica ogni giorno per andare avanti. Ma l’amore non è semplicemente quello verso il proprio marito, compagno ma è verso qualsiasi cosa: verso le persone, gli animali, la vita. Solo vivendolo si capisce che quello sentimento è amore.

Quale messaggio dareste a chi vi legge?

No, noi non abbiamo nulla da insegnare agli altri perché non siamo professori. L’unica cosa che magari potremmo dire è ciò che dicevo prima: anche quando la situazione è veramente, veramente nera, trovare sempre quel puntino colorato in mezzo al buio e aggrapparsi ed esso; da lì si aprirà un arcobaleno di colori che farà vivere la propria difficoltà col sorriso.

Ringraziate qualcuno?

Innanzitutto ci ringraziamo a vicenda perché uno aiuta l’altro in questa situazione. Ringraziamo anche tutte quelle persone, tra famiglia e amici che hanno sempre avuto una parola di conforto che ha potuto anche solo per un minimo alleggerire il nostro carico.
Dobbiamo ringraziare comunque l’associazione Tommasino Bacciotti, qui a Firenze, che ci ha dato la possibilità di non avere il carico economico di un affitto a Firenze. Loro donano un tetto, una casa che sia propria a famiglie che purtroppo si devono spostare per subire delle cure, non facendogli mancare assolutamente nulla, dal mobilio agli elettrodomestici.
Inoltre, ringraziamo i medici, le infermiere e gli OSS e tutto il personale sanitario del Meyer. Da essere semplici figure professionali, sono diventati amici con cui confidarsi e con cui avere aiuto e sollievo poiché affrontano con te il cammino. Sono stati molto umani, hanno gioito con noi al matrimonio. Con loro si condividono sia gioie che dolori come si suol dire, e li ringraziamo davvero perché non è da tutti svolgere col cuore il proprio lavoro. 

Articolo di Ruvesi.it

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