Cronaca

IN UN LIBRO IL PRESUNTO DEPISTAGGIO DI MACAUDA NELLE INDAGINI SULLA MORTE DI CATALDO STASI E UMBERTO ERRIU

Il nome di Cataldo Stasi, il giovane carabiniere ruvese ucciso dalla banda della Uno Bianca, è tornato al centro dell’attenzione in occasione della presentazione del nuovo libro di Massimiliano Mazzanti, avvenuta lo scorso 24 luglio. All’incontro ha partecipato anche Michele Stasi, fratello di Cataldo, portando la testimonianza di una famiglia che da quasi quarant’anni chiede che siano chiariti tutti gli aspetti ancora oscuri della vicenda.

Il volume di Mazzanti, dedicato alla storia della Banda della Uno Bianca, ricostruisce in particolare gli avvenimenti del 1988 e il duplice omicidio di Cataldo Stasi e Umberto Erriu, assassinati il 20 aprile di quell’anno a Castel Maggiore, nel Bolognese. Il libro dedica ampio spazio anche alla vicenda del brigadiere Domenico Macauda e ai presunti depistaggi che accompagnarono le indagini.

La presenza di Michele Stasi ha conferito alla serata un significato particolarmente intenso. Cataldo, per la famiglia «Dino», era originario di Ruvo di Puglia, dove il 15 aprile 1966 era nato e dove nel 2025 è stata intitolata alla sua memoria la caserma dei Carabinieri. Il militare, ucciso a soli 22 anni, è stato insignito della Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria.

Da anni Michele Stasi mantiene viva la richiesta di verità sulla morte del fratello. Tra gli interrogativi più volte sollevati vi è quello relativo al cambio di turno disposto la sera del 20 aprile 1988, che portò Cataldo e Umberto Erriu a trovarsi sul luogo dell’agguato. «Perché il cambio di turno quella sera? E perché proprio Umberto e mio fratello Dino?», sono alcune delle domande poste da Michele, che non ha mai smesso di chiedere che ogni elemento della vicenda venga verificato.

Il libro di Mazzanti si inserisce proprio in questo percorso di approfondimento. L’autore ha ricostruito gli avvenimenti attraverso gli atti processuali e investigativi, concentrandosi sui passaggi meno conosciuti della vicenda e sui possibili depistaggi. Le famiglie Stasi ed Erriu hanno sottolineato l’importanza di queste ricerche, affinché il sacrificio dei due giovani carabinieri continui a essere ricordato e non venga consegnato soltanto alle pagine della cronaca giudiziaria.

Per la comunità di Ruvo di Puglia, la partecipazione di Michele Stasi alla presentazione ha rappresentato anche un momento per ribadire il legame tra la città e la memoria di Cataldo. Un legame che negli ultimi anni si è rafforzato con l’intitolazione della caserma cittadina al giovane militare, riconosciuto come esempio di coraggio, senso del dovere e servizio allo Stato.

A quasi quarant’anni da quella notte di aprile, il ricordo di Cataldo Stasi e Umberto Erriu resta dunque vivo. E accanto alla memoria rimane la richiesta delle loro famiglie: fare piena luce su ogni aspetto ancora irrisolto di una delle pagine più drammatiche della storia italiana recente.

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