Cultura

In Pinacoteca la periferia che si riscatta. «Scampia non è “Gomorra”»

Occhi rassegnati. Occhi profondi. Occhi vivaci. Occhi fieri. Occhi che parlano, che pretendono giustamente rispetto e riconoscimento di dignità.  Sono gli occhi di uomini, donne, bambini che vivono a Scampia, ritratti dal fotografo Pino Guerra negli appartamenti delle Vele, tra macchie di umido e quadri di Madonne e Santi, in una sala da biliardo o nei lunghi labirinti diroccati e degradati, visti in “Gomorra”, film e serie tv.

I ritratti, singoli o gruppi familiari, nei drammatici e scultorei contrasti del nero e bianco, sono esposti sino mercoledì 9 maggio, nella Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea a Ruvo di Puglia (via Madonna delle Grazie 2) nella mostra “La voce degli occhi”, organizzata dall’Associazione Culturale Fotografica “Cacciatori d’Ombra”, col patrocinio del Comune di Ruvo di Puglia.

“La voce degli occhi” parla di una Scampia dove bambine e bambini vivono in una dimensione mista di rassegnazione e speranza di riscatto, sfrontati e fragili. Piccolissimi, li vedi stringere con minuscole manine le dita tatuate delle mamma; oppure vedi seduti su improbabili troni nei cortili; o anche affacciati al balcone con il sole alle spalle e ti auguri che brilli sempre dinanzi a loro. Adolescenti, li vedi con la barba e l’abbigliamento glam, esaltato da vistosi tatuaggi e borchie, dei personaggi della serie tv. Solo che Scampia non è solo quello che si vede in “Gomorra”. A Scampia vivono uomini e donne che sin da piccoli lottano per trovare un posto al sole, quel sole che non sempre raggiunge alcuni appartamenti delle Vele. A Scampia vive tanta gente che vuole vivere nella legalità, che si ribella agli stereotipi.

Illuminante è quanto dice un residente del quartiere  nel docufilm “La chimera” di Walter De Majo e Alessandro Elia: «Quando vennero a fare gli sgomberi, vedevi colonne di militari. Fecero sgomberare una coppia di anziani e in televisione dissero che l’esercito aveva inferto un duro colpo alla criminalità a Scampia». Parole dure che inducono a una riflessione anche sulla responsabilità della stampa e dei media, in generale, nel narrare le vicende.

“La chimera” è stato presentato nel corso del  vernissage, venerdì scorso, nella Sala Conferenze della Pinacoteca. Il docufilm è una storia dove la rassegnazione e la rabbia cedono il passo al desiderio di rinascita. È la storia di Omero Benfenati,  di Lorenzo Liparulo, di Vittorio Passeggio e di donne e uomini che vogliono cancellare le Vele e l’immaginario a esse legate. Le Vele. Imponenti, colorate ma escludenti, che della libertà hanno solo il nome, presto saranno demolite – tranne una, la Vela Celeste, che accoglierà gli uffici pubblici. Ma proprio a Scampia, dove droga, camorra e amianto seminavano dolore e morte, dove lo Stato era assente, è avvenuto il piccolo grande miracolo, che potrebbe, anzi deve essere replicato in tutte le “Scampia” del mondo.  E’ nato il “Comitato Vele” con cui Omero, Lorenzo e coloro che ne fanno parte hanno ricreato, dal basso, un sistema di regole legali che tutti rispettano. Attraverso un censimento, hanno consentito l’assegnazione delle case a chi ne ha diritto. Scampia, quindi, sta, a poco a poco nascendo a nuova vita col suo rinato senso della legalità, coi suoi centri sociali, cogli orti urbani, con le scuole che si stanno ripopolando. E questo grazie al Comitato Vele che si fa latore delle istanze dei residenti presso gli amministratori, avviando anche un percorso di collaborazione coi tecnici per la riqualificazione del quartiere.

La mostra è stata organizzata per proseguire il  percorso di “illuminazione-attenzione” sulle zone più oscure del tessuto urbano e sociale, già iniziato con la mostra “Genesi del Vuoto”, accolta in Pinacoteca lo scorso anno. Lo sottolinea lo stesso Mauro Ieva, dell’Associazione, a introduzione della mostra e del docufilm, prologo a un’opera più ampia di denuncia e di redenzione degli abitanti delle Vele di Scampia.

 

E di questo è grato all’Amministrazione, rappresentata dall’assessora Monica Filograno la quale confessa di essere stata a Scampia con la sua classe nell’ambito di un percorso di educazione alla legalità e le sono rimasti impressi i colorati graffiti dedicati a Danilo Dolci, a Malala e il campo di calcio sterrato. Ma le è rimasto nel cuore l’incontro con Davide Cerullo, un figlio di Scampia, che ha vissuto l’inferno e in carcere, leggendo la Bibbia, si è redento. Cerullo, autore del libro “La voce degli occhi”, parla della sua missione che è quella di condurre in salvo i più piccoli attraverso la diffusione dell’alfabetizzazione (a Scampia c’era il più alto tasso di analfabetismo), ma soprattutto intende risvegliare negli abitanti di Scampia e di tutti il senso della cittadinanza attiva, della volontà di essere propositivi,  di essere costruttori di legalità, portatori di bellezza dove c’è degrado. Cerullo  invidia ai pugliesi la conterraneità con Don Tonino, uomo di fede e di azione, che ammoniva a non abituarsi alla bruttura. Perché è proprio a causa dell’indifferenza che le camorre diventano più forti.

Guerra, in conclusione, invita a ribellarsi alle ingiustizie, a non voltare la testa dall’altro lato, a non sperare che le soluzioni all’affermazione della legalità partano solo dall’alto. Anzi, devono partire dal popolo, dal basso, dalle piccole azioni.

Mostra “La voce degli occhi”

Ingresso libero

Lunedì: 10.00-13.00
Martedì: 10.00-13.00; 18.00-20.00
Mercoledì: 10.00-13.00; 18.00-20.00
Giovedì: 10.00-13.00; 18.00-20.00
Venerdì: 10.00-13.00; 18.00-20.00
Sabato, Domenica e festivi: 10.00-13.00; 18.00-20.00

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