Politica

IN ATTESA DEL SORGERE DEL SOLE, IL PRIMO MAGGIO RUVESE DEL 2026

A Ruvo di Puglia, l’alba del Primo Maggio non può essere solo memoria e tradizione. Deve diventare parola chiara, scelta, responsabilità politica.

Perché i numeri non sono neutrali: giovani e donne restano ai margini del lavoro, mentre il sistema produttivo arretra. Nell’industria si perdono posti e cresce la cassa integrazione. Nel terzo settore si crea occupazione, ma troppo spesso si tratta di lavoro povero, frammentato, privo di reali tutele.

Non è un destino inevitabile. È il risultato di scelte precise.
Scelte che hanno tollerato la proliferazione dei cosiddetti contratti “pirata”, che hanno accettato la frammentazione dei contratti collettivi, che hanno indebolito il ruolo della rappresentanza e abbassato la qualità del lavoro.

Oltre mille contratti collettivi: un sistema che invece di unire divide, invece di proteggere espone. È qui che la politica deve intervenire, con coraggio. Servono regole chiare sulla rappresentanza, un salario dignitoso, il contrasto deciso al lavoro precario e sottopagato.

Il Primo Maggio, allora, non è una ricorrenza da celebrare con parole vuote. È una giornata di lotta civile.
È il momento di affermare che il lavoro non può essere merce, che la dignità non è negoziabile, che la precarietà non può diventare normalità.

Senza lavoro stabile, giusto e sicuro, non c’è libertà. E senza libertà, non c’è democrazia.

  Alessandro Pellegrini

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