Cultura

IL SONETTO DI GIUDICE MARINO GIOVANNI ANTONIO, NOTAIO E POETA DELLA PASSIONE DI CRISTO

Testo a cura dell’architetto Mario Di Puppo.
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Condivido con voi uno dei sonetti di Giudice Marino Giovanni Antonio, notaio e poeta della Passione di Cristo. Fra le pagine manoscritte di uno dei suoi protocolli (datato fra il 1565 e il 1569) sono emersi scritti, poesie, componimenti inediti; se volete saperne di più, vi invito alla lettura dell’ultimo mio articolo pubblicato ne “il rubastino”, testata giornalistica locale edita dalla Pro loco di Ruvo di Puglia.
Il sonetto qui riprodotto è un testo religioso che celebra la Passione di Cristo, vergato in volgare arcaico con influssi latini, mostra una struttura canonica in due quartine e due terzine, con versi principalmente endecasillabi; le rime sono ABBA, ABBA, CDE e CDE.
Il ritmo si fonda sull’accumulazione di immagini: strumenti della Passione, personaggi, atteggiamenti e fenomeni naturali. Questo crea un effetto solenne e contemplativo, con la terzina finale che costituisce il climax, sottolineando la vittoria di Cristo sulla morte. Lo stile combina elementi della lauda e del sonetto rinascimentale, con un registro meditativo e didattico. La flessibilità metrico-ritmica e l’uso di elenchi simbolici servono a suscitare devozione e riflessione nel lettore. In sintesi, il sonetto rappresenta un esempio di poesia religiosa italiana, capace di unire forma metrica e contenuto teologico in maniera intensa ed evocativa.
L’immagine allegata fa riferimento all’undicesima stazione della via Crucis, attribuita al pittore Gioacchino Quercia (1725-1817), presso la chiesa di San Michele Arcangelo in Ruvo di Puglia.

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