Home Cronaca Il Professor Caputi Iambrenghi ricorda suo fratello

Il Professor Caputi Iambrenghi ricorda suo fratello

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Vincenzo Caputi Iambrenghi, ruvese ma residente a Terlizzi è deceduto in acqua a Bisceglie per un infarto.
Fratello del professor Onofrio Caputi Iambrenghi, all’età di 68 anni, era molto conosciuto in città.
Ecco come il professor Caputi Iambrenghi, sul suo profilo facebook, ha ricordato suo fratello Vincenzo: “Mio fratello Vincenzo e’ deceduto ieri pomeriggio per un infarto massivo che non gli ha lasciato scampo, mentre faceva un bagno a mare. Era felice Vincenzo di andare a mare in questi giorni. Aveva obbligato mio nipote ad accompagnarlo. Vedete cari amici: noi figli di agricoltori abbiamo vissuto la ns fanciullezza con il mito del mare. Il sogno, spesso irrealizzato, di ogni estate. Il luogo sconfinato delle fantasie e della “vacanza”. Con la terra, la ns terra, dei cui odori erano piene le ns narici, si aveva invece un rapporto conflittuale. Se da un lato sapevamo che quella era la ns ricchezza, che ci permetteva di vivere; dall’altro la odiavamo perché era la causa dell’assenza dei ns padri, della loro rabbia, delle loro bestemmie, dei pianti delle ns mamme, dei loro silenzi. Noi non potevamo goderci un temporale estivo (a me piacevano tanto, non avevo paura!): poteva arrivare la grandine! E ricordo i rosari snocciolati tra i tuoni, le candele benedette della Candelora sempre accese. Eppoi la “quiete dopo la tempesta”: lunghe file di uomini che si diffondevano nell’agro. E al ritorno dalle loro facce potevi fare la mappa dei danni… A noi era di fatto vietato gioire (e giocare) quando nevicava: perché dopo la neve arrivavano le gelate e saltava il lavoro e la produzione non di un anno ma di decenni. E, di nuovo, le facce erano scure…! Ecco perché noi, figli di agricoltori, alla fine odiavamo la terra e sognavamo il mare… Vince’ te ne sei andato, zitto zitto, ma con la gioia del mare nel cuore; come quando da ragazzini, magari dopo una mezza giornata fatta in campagna ad “inzolfare” la vite o a raccogliere frutta, riuscivamo con le bici ad accedere a quello spazio di sogno… E non avevamo paura per il ritorno a Terlizzi, a casa, in salita sotto la canicola. Vince’, io lo so perché volevi andare a mare. Ciao, Vince’…”.
Dalla redazione di ruvesi.it, l’affetto e il cordoglio alla famiglia!


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