IL PROF. ANTONIO IURILLI: “UN OSTELLO AL POSTO GIUSTO”

Il prof. Antonio Iurilli scrive una nota relativa all’ostello da realizzare in Via Ostieri.

“Indipendentemente dall’incerto (forse inverosimile) corrispondersi topico fra la struttura ricettiva che il Comune intende realizzare nel cuore del borgo antico, e i presunti resti, riadattati nel tempo, di un antico convento benedettino, l’idea di realizzare una struttura ricettiva in quella strada che la toponomastica moderna denomina “via Ostieri”, restituisce, comunque, alla città un edificio in luogo storicamente destinato, appunto, all’accoglienza pubblica.

Chi, infatti, oggi riesce ancora a conservare la memoria dell’originaria toponomastica della città non violata da brutali riscritture postume (veri attentati, non meno degli scempi urbanistici, alla memoria urbis), ricorda certamente che il nostro dialetto intitola l’attuale “via Ostieri” (erroneamente glossata da una moderna storia cittadina come “via dove esercivano le osterie”) con la suggestiva locuzione “ret-u stìre”, ovvero ‘dietro l’ostiero’. ‘Ostiero’ è parola dell’antico toscano (volgarizzamento del latino HOSPITARIUM), che identificava un luogo di accoglienza che la città metteva a disposizione dei forestieri: un ‘ostello’, appunto. La locuzione dialettale conserva, dunque, icasticamente la memoria del luogo in cui sorgeva l’albergo cittadino, e che l’attuale “via Ostieri” lambiva lungo il lato posteriore. La locuzione è peraltro attestata anche nell’Istituto della Bagliva, e dunque il suo terminus ante quem è anteriore al XVI secolo. Che, del resto, Ruvo fosse in grado di offrire ospitalità notturna ai viaggiatori lo fa intendere già Orazio nella celebre satira V.

La locuzione dialettale conserva e ci consegna, insomma, una preziosa testimonianza toponomastica: che in quel luogo sorgeva un albergo, anzi l’‘albergo’ per antonomasia della città. E che quell’albergo torni ad esistervi all’interno di un progetto di recupero dell’antica mappa odeporica della Regione, è iniziativa di apprezzabile impatto culturale, nella speranza che, al netto dell’opulento finanziamento lucrato, lo sia anche di proficuo impatto economico e soprattutto sia toccata dalla rara grazia di una intelligente gestione”.

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