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IL DIARIO DI VIAGGIO DI GIULIO DI VITTORIO: QUINTO GIORNO

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Il diario di Viaggio di Giulio Di Vittorio impegnato nel Cammino di Santiago.

Cammino del Nord. Giorno 5. Per la maggior parte di voi questa panchina sarà insignificante, una normale panchina come tutte le altre. Per me e il mio compagno di avventura è la vita. È stata una giornata davvero dura. Non doveva esserlo. Doveva essere una giornata tranquilla. La Caridad-Ribadeo è stata la tappa di oggi. Tappa più corta di quella di ieri (circa 20 km, 10 in meno di quella della precedente). Sveglia solita alle 6.30 e partenza circa un’ora più tardi. Primi chilometri abbastanza tranquilli (la mattina si è riposati e carichi) ma verso l’ora di pranzo iniziamo a risentire le fatiche dei 33 km di ieri. Facciamo parecchie soste, il caldo è più forte e allunghiamo di molto per stare vicini alla costa (che offre paesaggi mozzafiato ma ci fa anche perdere molto tempo per i “momenti social”..ne valeva la pena anche perché era l’ultima tappa con vista mare). Più si va avanti e più la stanchezza aumenta, le soste aumentano e aumenta anche la loro durata. Stremati per i primi giorni di cammino e reduci da una tappa dura, non cerchiamo altro che una birra, un po’ di cibo e un sano riposo. Ci imbattiamo in un alimerka (supermercato) che è esattamente quello che cercavamo in quel momento. Arraffiamo tutto il bancone del pane e con 2 birre ci sediamo su un marciapiede a ingozzarci di cibo e birra. Rimaniamo per circa un’oretta tra chiacchiere e sigarette. Nel frattempo “si era fatta una certa” ed eravamo abbastanza in ritardo sulla tabella di marcia. Non avrei mai pensato di poterlo definire così ma il cammino sa essere anche infame se te la prendi con calma. Rischi di non arrivare in tempo nel luogo in cui passano la notte tutti i pellegrini (gli albergues, ostelli dei pellegrini). Ed oggi è stato così. Proseguendo lungo la costa, tra varie altre fermate, intorno alle 15.30 ci imbattiamo in una spiaggetta meravigliosa. Rara occasione quella di potersi fare il bagno ed ovviamente noi la sfruttiamo a dovere. Visto anche il caldo, nonostante il pranzo abbondante non fosse finito da molto, decidiamo di tuffarci nell’acqua gelida del mare del nord. È stato rigenerante. Freddo ma rigenerante. Ci ha aiutato a rinfrescarci, rilassarci e riprenderci dai crampi, dai dolori e dalle fatiche dei chilometri percorsi. Rimaniamo circa un’oretta e intorno alle 16.40 ripartiamo. Avevamo percorso davvero pochi chilometri rispetto a quelli che avremmo dovuto fare e ne mancavano ancora parecchi per arrivare alla tappa successiva. Lungo il cammino e le varie soste, incontriamo una coppia di ragazzi ucraini davvero molto simpatici e con loro trascorriamo un paio di chilometri raccontandoci delle nostre vite (loro avevano una tenda e non avevano il nostro problema di rischiare di non trovare posto per la notte). Li accompagnamo nella spiaggia successiva e li salutiamo. Il tempo scorre inesorabile e la stanchezza aumenta sempre di più. Ci rendiamo conto di essere davvero in ritardo e, giusto per non farci mancare niente, ci ritroviamo sotto un’acquazzone. Intorno alle 19 attraversiamo il mare lungo un ponte altissimo e circa alle 19.30 arriviamo, finalmente, stremati a Ribadeo. Ci dirigiamo subito verso il primo albergues che ovviamente è tutto pieno. Poco lontano c’è un secondo albergues, anch’esso tutto pieno. Ma la brutta notizia, non troppo inaspettata, arriva dalla titolare del secondo albergues che ci comunica che Ribadeo, essendo parecchio turistica, ha pochissima disponibilità di posti vista la tarda ora. Iniziamo a cercare su internet i vari b&b, pensioni e hotel ad una stella che ovviamente sotto tutti al completo. In questo momento della giornata, intorno alle 20.30, iniziamo a realizzare che molto probabilmente non avremmo passato questa notte sotto un tetto. Nello sconforto della notizia appresa, ci passa accanto un pellegrino siciliano di circa 50 anni, conosciuto nei giorni precedenti con altri due cammini alle spalle, a cui chiediamo cosa avrebbe fatto nella nostra situazione. E ci dà l’unica dritta sensata a cui non avevamo pensato. Chiedere agli albergues se ci riservassero almeno un posto sul pavimento per passare la notte. Ritorniamo nel primo albergues e qui il titolare era andato via. Torniamo nel secondo albergues (dove alloggiava il signore siciliano) a cui chiediamo sempre se ci fosse il titolare, anche qui con esito negativo. Ad assistere alla scena, fuori dall’albergues, c’erano dei pellegrini che avevano capito la nostra situazione non propriamente felice. Uno di questi (un ragazzo che ringrazierò sempre per la sua gentilezza, umanità e spirito) ci propone di rimanere a dormire sul pavimento nonostante non ci fosse il titolare (tanto per tutti i pellegrini non c’era problema). Noi, non sapendo a cosa potevamo andare incontro e un po’ incerti, non sapevamo cosa fare. Se accettare una situazione strana, continuare invano a cercare o dormire su una panchina o su una spiaggia di Ribadeo. Ci consultiamo un attimo e decidiamo che, per non correre nessun tipo di rischio, la cosa più logica da fare, sia quella di farci una doccia rinfrescante (visti i chilometri fatti e il bagno al mare) e cercare una soluzione alternativa. È stato qualcosa di surreale. Non avendo la sicurezza che il titolare potesse tornare, facciamo tutto in una fretta assurda, in un unico bagno di cui non potevamo usufruire (per fortuna ci lega un’amicizia ventennale), con un’unica doccia (non troppo pulita) e con gli zaini e le robe buttati qua e là. Nel giro di 10 minuti lavaggio completo di due persone (denti compresi) e ci catapultiamo fuori dal bagno. Salutiamo il signore siciliano e ringraziamo infinitamente il ragazzo che ci ha proposto di rimanere a dormire nonostante non ne avessimo l’autorizzazione. Vorrei spendere due righe per questo ragazzo. Ha mostrato un’umanità incredibile, un interesse nel volerci aiutare con tutte le sue forze e ha fatto davvero di tutto per cercare di migliorare la nostra condizione. Ma più di tutto lo ha fatto con un un atteggiamento da fratello. Non so bene per quale motivo sia stato lui a ringraziarci e, prima di salutarci, ci ha abbracciato augurandoci buona fortuna sperando di rivederci presto. Spero davvero che un giorno, anche molto lontano, se ci dovessimo rincontrare, possa ricambiare il favore a questo ragazzo straordinario che ci ha dato una grossa mano in maniera completamente disinteressata. Tornati in vita dopo la doccia, il programma era quello di abbuffarci fino allo sfinimento (vista la fame) e, siccome avevamo realizzato che non avremmo trovato più un tetto sotto il quale dormire, rimanere fino a notte inoltrata in giro in modo tale, a mattina molto presto, di ripartire per il cammino. L’abbuffata c’è stata ma il sonno e la stanchezza sono davvero insopportabili e decidiamo di trovare l’unico posto in cui poterci rilassare vista la tappa non troppo semplice di domani. Ed eccoci arrivati alla panchina. Dopo aver girato parecchio per Ribadeo, abbiamo trovato questa panchina abbastanza riparata e che si affaccia sul mare e che sarà il nostro tetto per stanotte. La sveglia è alle 4.30. Sono le 2.26, il mio compagno di avventure è collassato (ha una certa età, poverino) ed io sono ancora qui che scrivo questo diario di viaggio dopo una giornata non troppo rilassante. Domani ci aspettano altri 30 km. Se non doveste avere più mie notizie, non fate il cammino di Santiago. Vi fa scoprire posti meravigliosi (tipo le panchine) e vi fa fare esperienze che non rifarete più nella vostra vita.

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