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I DIARI DELLO SPORT: IL RICORDO DEL PIRATA

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Oggi, 13 gennaio 2020, avrebbe compiuto 50 anni Marco Pantani, uno dei più gradi atleti che lo sport italiano abbia mai prodotto.


“Il Pirata” è stato una vera e propria icona, uno sportivo capace di catalizzare l’attenzione generale, di calamitare su di sè l’interesse anche di chi non era mai stato appassionato di ciclismo, di far innamorare tante persone di quel nobile sport e di tracciare sentieri che, dopo di lui, non sono più stati battuti.

Proprio per questi motivi vogliamo ricordarlo a cinquant’anni dalla sua nascita, senza soffermarci sulla nebbia che si addensa sul finire della sua carriera e della sua esistenza. Vogliamo semplicemente ricordare il suo talento su due ruote, la sua fame di vittorie, il suo carisma, la sua innata capacità di farsi amare.

Marco Pantani è tuttora considerato come il miglior scalatore di tutti i tempi: un vorace divoratore di salite che creava separazione dai suoi avversari proprio nei tratti più impervi, quelli che portavano tutti gli altri ad annaspare, a soffrire.

Proprio questa sua dote su tutte, quella di trasformare il dolore in gloria, forse, gli è valsa lo sconfinato amore non solo del pubblico italiano ma dell’intera platea internazionale degli appassionati del ciclismo. Un amore che spesso ha portato i suoi avversari a interrogarsi sul perchè “Il Pirata” fosse così amato.

L’americano Lance Armstrong, il più feroce tra i suoi avversari, arrivò addirittura a chiedersi come fosse possibile che il pubblico gli preferisse Pantani malgrado lui avesse addirittura avuto una storia personale travagliatissima che lo aveva portato a fronteggiare un cancro ai testicoli. Non se ne capacitava.

Armstrong trovò ben presto la risposta: l’autenticità, la naturalezza e l’umanità di Pantani erano quanto di più vicino al pubblico si fosse mai visto su due ruote e, infatti, a 10 anni dalla morte del Pirata, nel 2014, proprio Armstrong definì Pantani semplicemente “un artista”. Il miglior modo di chiudere una rivalità storica, nella quale i due non si sono mai risparmiati frecciate e colpi bassi. La grandezza, d’altronde, va sempre riconosciuta.

Oltre la debordante personalità del Pirata, però, c’è molto di più: c’è il talento, purissimo, quello che gli ha permesso di vincere nella stessa annata -un gloriosissimo 1998- sia il Giro d’Italia che il Tour de France. Un’impresa leggendaria, completata da soli sette atleti e mai più ripetuta dopo la gigantesca prova di Pantani.

Insomma, Marco Pantani è stato un grandioso pezzo di storia del nostro sport: è stato uno di quei fenomeni che ha portato tanta gente ai bordi delle strade a fare il tifo per lui, un uomo in grado di tenere intere famiglie incollate davanti al televisore. Per anni è stato il volto stesso del ciclismo nel nostro paese. E questo nulla potrà mai cancellarlo.

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