Gaming Made in Italy: un mercato da 2,36 mld€ e oltre 200 imprese
Nel cuore dell’intrattenimento digitale, l’Italia si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale. E lo sta facendo con un settore che per molto tempo è stato considerato di nicchia, solo per giovani, solo per nerd. Stiamo parlando del gaming, un comparto industriale che oggi è in forte espansione ed è capace di muovere miliardi e attrarre fasce di popolazione sempre più eterogenee.
A dirlo sono i numeri dell’ultimo rapporto “I videogiochi in Italia nel 2024. Mercato, consumatori, industria”, curato da IIDEA, l’associazione che rappresenta l’intera filiera videoludica nazionale. E si tratta di numeri che parlano chiaro.
“Nel 2024 il mercato videoludico italiano ha raggiunto un valore complessivo di 2 miliardi e 360 milioni di euro, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Ma a testimoniare la crescita del gaming non sono solo i numeri degli incassi, ma anche quelli legati all’occupazione e all’imprenditoria: rispetto a due anni fa, le imprese sono aumentate del 25%, arrivando a superare le 200 unità, mentre il numero di addetti è salito del 17%, toccando quota 2.800. A crescere è soprattutto il comparto software, che da solo vale 1,8 miliardi (+11% rispetto al 2023), ma la fetta più importante del mercato è quella delle app videoludiche (903 milioni di euro, +16%), seguite dal digitale (715 milioni, +20%)”, sottolinea Davide Luciani, che ha analizzato su Gaming Report i dati più rilevanti dello studio IIDEA.
Interessante è andare poi ad analizzare il pubblico, che non è più composto solo da giovani ma sta diventando sempre più eterogeneo e vasto. E se la fascia più attiva è ancora quella dei 15-24 anni, ultimamente il fenomeno coinvolge anche gli over 45. E in totale? Quanti sono i videogiocatori italiani? Lo scorso anno la cifra è arrivata a 14 milioni, ovvero un terzo della popolazione tra i 6 e i 64 anni, con un’età media di 31 anni e una presenza sempre più importante delle donne. Oggi infatti sono quasi 6 milioni le gamer (+14%), per un gioco sempre più trasversale e inclusivo.
“Una parte della ricerca è dedicata alle diverse modalità di fruizione del gaming. Il device preferito continua a essere lo smartphone (10 milioni di utenti, +12%), ma resistono anche le console (6,2 milioni, +11,5%) e i PC (4,8 milioni, +5%). Vario anche il tempo dedicato all’attività: quasi 10 milioni di persone giocano almeno un’ora a settimana, mentre 2,4 milioni lo fanno in maniera più saltuaria”, continua Luciani.
“Ma il vero salto di qualità del gaming italiano si misura sul piano industriale. Nel 2012 le aziende attive erano appena 48, con un fatturato complessivo di 20 milioni di euro. Oggi invece se ne contano oltre 200, con ricavi tra 180 e 200 milioni. Il 75% delle imprese ha più di sei dipendenti e la forza lavoro è giovane e sempre più diversificata: il 23% degli occupati è donna, con ruoli predominanti in ambito artistico, gestionale e di supporto”, conclude il giornalista di Gaming Report.
Finalmente, insomma, l’Italia del gaming ha smesso di essere solo “consumatrice” e ha iniziato a essere “produttrice”. Ma soprattutto l’Italia del gaming ha finalmente capito che questo settore ha un grande potenziale, dal punto di vista economico, ma anche culturale, formativo e occupazionale. Il prossimo passo? Investire in formazione, attrarre capitali e trattenere talenti. Per non interrompere una crescita che può far bene a tutta l’economia.