FIAMMA TRICOLORE: “PERCHE’ IL CENTRODESTRA A RUVO NON VINCE MAI?”
Nota di Francesco Paolo Paparella, segretario di Fiamma Tricolore.
Ruvo di Puglia viene tradizionalmente percepita da una parte del suo elettorato come una città con una forte sensibilità moderata e di centrodestra. Eppure, da molti anni, questo consenso non riesce a tradursi in una vittoria elettorale. La domanda, allora, non è se il centrodestra abbia voti, ma perché continui a disperderli.
La mia è una riflessione politica, non una ricostruzione giudiziaria.
A mio giudizio, una delle principali ragioni risiede nelle scelte compiute negli ultimi vent’anni da una parte della classe dirigente cittadina. Un noto medico, protagonista della vita politica locale, insieme ai suoi sostenitori, ha rappresentato per lungo tempo un modello di gestione del potere fortemente personalistico. È una valutazione politica, naturalmente, ma sufficiente per spiegare una stagione che molti cittadini ricordano ancora oggi con amarezza.
Tra le vicende simbolo resta quella del Comparto K, una questione urbanistica che continua a produrre effetti politici e amministrativi. Negli ultimi anni l’opposizione di centrodestra ha più volte denunciato presunte criticità nella gestione dell’intera vicenda, richiamando anche il contenzioso davanti al TAR Puglia e chiedendo maggiore trasparenza istituzionale.
Non entro nel merito delle responsabilità giuridiche, che competono esclusivamente ai tribunali. Mi limito a osservare che quella vicenda è diventata il simbolo di un rapporto difficile tra amministrazione, proprietà privata e sviluppo urbano, lasciando una profonda frattura nel dibattito cittadino.
Successivamente quello stesso protagonista politico ha cambiato collocazione, approdando nell’area del centrodestra. È qui, a mio avviso, che si è consumato l’errore più grande.
Invece di costruire una nuova classe dirigente, fondata sul merito, sulle competenze amministrative e sul pluralismo interno, una parte del centrodestra ha preferito affidarsi alle stesse figure già protagoniste della stagione precedente. Così il dibattito politico si è progressivamente ridotto alla ricerca del “candidato giusto” deciso da pochi, mentre venivano marginalizzate esperienze civiche, professionalità e dirigenti che avrebbero potuto rappresentare una reale alternativa.
Il risultato è stato un centrodestra sempre più chiuso, incapace di valorizzare tutte le proprie energie e spesso concentrato sugli equilibri interni anziché sulla costruzione di un progetto credibile per la città.
Questa è, naturalmente, una mia interpretazione politica. Ritengo che molti elettori moderati, persone che lavorano, pagano le tasse e partecipano con serietà alla vita della comunità, abbiano progressivamente scelto l’astensione oppure, nei ballottaggi, abbiano preferito sostenere altri candidati piuttosto che confermare un modello politico nel quale non si riconoscevano più.
Di recente ho avuto la conferma di questa impressione.
Su suggerimento di alcuni amici incontrai un candidato sindaco del centrodestra. Gli sottoposi una questione amministrativa, precisando fin dall’inizio che non mi aspettavo una risposta immediata e che sarebbe stato opportuno approfondire il tema relazionandosi con I component dei partiti competenti.
La risposta, invece, si concentrò quasi esclusivamente sul curriculum personale, sulla propria esperienza imprenditoriale e sul percorso politico maturato negli anni. Quando gli chiesi se non fosse più utile acquisire prima un parere tecnico da chi quotidianamente opera nelle amministrazioni pubbliche, la replica fu quella di richiamare il sostegno di autorevoli esponenti politici.
Fu in quel momento che compresi come, almeno secondo la mia valutazione, continuasse a prevalere una concezione della politica fondata sulle relazioni personali più che sulla qualità dell’azione amministrativa. Non era ciò che cercavo. Non una politica che si misura con le competenze, ma una politica che ritiene sufficiente il peso delle appartenenze.
Ed è proprio qui, probabilmente, che si trova una delle ragioni delle continue sconfitte del centrodestra ruvese.
Le elezioni non si vincono semplicemente cambiando il nome del candidato. Si vincono costruendo credibilità, selezionando una classe dirigente competente, aprendosi al confronto e dimostrando di saper mettere l’interesse della città davanti agli equilibri interni.
Fino a quando questo passaggio non verrà compiuto, il centrodestra continuerà probabilmente a perdere non perché manchino gli elettori, ma perché molti di essi non si sentiranno rappresentati.