Religione

DON GAETANO BIZZOCO A NEW YORK PER LA MADONNA DEI MARTIRI: “VADO A CERCARE RADICI CHE IL TEMPO NON HA SCALFITO”

Dal 10 al 13 settembre don Gaetano Bizzoco sarà a Hoboken insieme al Vescovo Mons. Domenico Basile e ai confratelli sacerdoti. Un pellegrinaggio tra memoria familiare, fede, comunità e il legame indissolubile con Molfetta.

«Don Gaetano, ma perché questo viaggio? Come mai proprio a New York, Hoboken, insieme al Vescovo e agli altri confratelli sacerdoti?». È la domanda che in questi giorni in tanti hanno rivolto a don Gaetano Bizzoco, fermandolo per strada o scrivendogli. Una domanda alla quale il sacerdote ha scelto di rispondere raccontando il significato più profondo di un viaggio che, dal 10 al 13 settembre, lo porterà a Hoboken, nel New Jersey, insieme al Vescovo della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, Mons. Domenico Basile, e ad altri confratelli sacerdoti.

Non sarà soltanto un viaggio oltreoceano, ma un percorso attraverso la memoria, le radici, la fede e il senso di appartenenza a una comunità che, anche a migliaia di chilometri di distanza, continua a custodire il legame con la propria terra: «La prima risposta è un filo di memoria che parte dai racconti di mia madre», racconta il sacerdote, ricordando i suoi bisnonni, Antonio Campanale e Raffaella Paparella, genitori della nonna Anna. Come tantissimi uomini e donne del nostro territorio, anche loro affrontarono il viaggio verso l’America, lasciando terra e affetti alla ricerca di «pane e dignità» oltre l’oceano.

È anche per questo che don Gaetano sente il bisogno di raggiungere l’America: «Vado a Hoboken anche per questo: per riprovare, sia pure per un istante, gli stessi brividi, la nostalgia e la speranza di chi parte verso l’incompiuto».

Un viaggio che diventa così anche un ritorno alle proprie origini, alla ricerca di quelle radici che il tempo non è riuscito a cancellare. E nel suo racconto trova spazio la figura biblica di Abramo: «Esci dalla tua terra e va’ verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1): «Vado a rintracciare radici che il tempo non ha scalfito», sottolinea don Gaetano.

A Hoboken il sacerdote incontrerà una comunità che da generazioni custodisce un legame fortissimo con Molfetta.

Il cuore di questo legame è anche la devozione alla Madonna dei Martiri, che da oltre un secolo accompagna la storia dei molfettesi emigrati negli Stati Uniti. Dal 10 al 13 settembre, Hoboken ospiterà l’Hoboken Italian Festival, appuntamento che rinnova ogni anno un patrimonio fatto di fede, tradizioni, memoria e appartenenza.

Sarà dunque un’occasione per incontrare i tanti molfettesi e conterranei che vivono negli Stati Uniti e per ritrovare, attraverso di loro, una parte della storia delle nostre comunità.

Il viaggio avrà anche una forte dimensione ecclesiale: «Questo viaggio non è un’iniziativa solitaria, ma un cammino condiviso», evidenzia. La presenza del Vescovo e dei confratelli diventa così un segno concreto di comunione sacerdotale e di una Chiesa che sceglie di camminare insieme: «Camminare al fianco del Vescovo della nostra diocesi di Molfetta e insieme ai confratelli presbiteri è il segno visibile di una Chiesa che vive la gioia della comunione». ribadisce il parroco di San Giacomo Apostolo.

Il viaggio sarà soprattutto un incontro con le persone: «Andiamo ad abbracciare la comunità dei molfettesi e altri nostri conterranei per incrociare sguardi, ascoltare storie, conoscere culture e stili di vita diversi», spiega don Gaetano. Non un semplice viaggio, dunque, ma un’esperienza di incontro. «Non partiamo da turisti della fede, ma da sentinelle di speranza». In un tempo nel quale prevalgono spesso divisioni e paure verso ciò che è diverso, il sacerdote individua nella Chiesa una responsabilità precisa: costruire ponti. «Sentiamo l’urgenza evangelica di costruire ponti: ponti di giustizia, di pace, di verità e di condivisione concreta», afferma don Geaetano.

Alla vigilia della partenza, infine, don Gaetano rivolge una richiesta alla comunità: accompagnare questo viaggio con la preghiera: «Vi porterò tutti con me, nelle tasche dell’abito e nelle pieghe del cuore».

 

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