DISORDINI DI TORINO, DAL CENTRODESTRA LOCALE SOLO SCIACALLAGGIO
Nota del PRC di Ruvo di Puglia.
Ieri a Torino sono scese in piazza 50mila persone. Erano in piazza non solo per protestare contro lo sgombero del centro sociale “Askatasuna”, ma anche contro la deriva autoritaria di questo governo.
Purtroppo, le immagini di quel corteo pacifico non le vedranno in molti. A prevalere sono le immagini aspre e crude di violenze che non hanno nulla a che fare con la nostra idea di impegno democratico. Ancor meno gireranno le immagini di giornalisti, fotografi e civili travolti dalle cariche delle forze dell’ordine, in una repressione indiscriminata.
In tutto questo, il tema della violenza fornisce un assist da cogliere al balzo per i partiti della destra al governo, per attaccare il diritto al dissenso, per mettere in cattiva luce chi manifesta, per adottare norme sempre più repressive e a danno dei cittadini.
Il governo Meloni non aspettava altro che questo per promuovere nuovi decreti sicurezza che non risolveranno alcun problema, ma finiranno per inasprire le tensioni sociali nel nostro Paese.
Immancabile anche la corsa alla ricerca del consenso da parte del centrodestra locale, talmente indaffarato a intervenire sulle priorità dei ruvesi tanto da spingersi oltre i confini comunali e proporre la cittadinanza onoraria per il poliziotto aggredito a Torino. Sarebbe opportuno ricordare al centrodestra ruvese che sono loro a essere al governo, loro a gestire l’ordine pubblico nel nostro Paese e in questo modo le piazze più calde.
Questa misera operazione strumentale, porta a chiedersi perché non proporre l’onorificenza anche ai due carabinieri minacciati in territorio palestinese da coloni israeliani pochi giorni fa. Loro non ne sono degni? Oppure non portano voti?
La verità è che l’operato del governo sta creando enormi tensioni e divisioni sociali che non si riesce più a gestire, amplificate dal fallimento economico che questo governo rappresenta.
Ci si barrica dietro un poliziotto ferito o dietro richieste strumentali per non fare i conti con quello che significa la costante repressione del dissenso e la criminalizzazione di qualsiasi lotta per i diritti di tutte e tutti.