“Disamorex” e teatro per contrastare la violenza di genere

Sarà distribuito in ospedale, nelle farmacie e nelle scuole a Ruvo di Puglia  “Disamorex”, un “progetto-farmaco” utile a combattere la violenza contro le donne e destinato alle  più giovani «per aiutarle a capire cosa l’amore non è» e quindi a riflettere sulla considerazione che di loro ha il ragazzo nel rapporto di coppia; alle donne  che hanno bisogno di un supporto  per riflettere sulla qualità della vita “a due” e in famiglia.

Ideato nel 2016 dall’Associazione Donne in Rete di Foggia  in collaborazione con la rete RIVIVI (Associazione Logos; Matilda Editrice; Comitato Pari Opportunità del COA di Foggia), il progetto “Disamorex – Chiamarlo amore non si può” è stato presentato giovedì scorso, in Pinacoteca Comunale, nell’ambito delle “Giornate Internazionali dei diritti dell’infanzia e del contrasto alla violenza di genere” volute dagli assessorati alle Politiche Sociali e alla Cultura del Comune di Ruvo di Puglia, dal 19 al 25 novembre, in concomitanza con la “Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” il 20 novembre e la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza alle donne” il 25 novembre.  Tra i relatori l’assessora alle Politiche Sociali Monica Montaruli e le avvocatesse Roberta Schiralli e Stefania Larosa, consulenti legali del Centro Antiviolenza “RiscoprirSi”.

“Disamorex” è un salvavita per le donne  a rischio di violenza. È concepito come un medicinale da utilizzare a scopo preventivo rispondendo alle semplici domande stampate su cinque bustine di diversi colori (rossa, gialla, rosa, arancione e turchese), in cui sono evidenziate le occasioni di pericolo. Per un utilizzo terapeutico e da pronto intervento è necessario consultare la bustina verde in quanto sono indicati figure e i numeri nazionali utili da contattare in caso di emergenza (per esempio il 1522, numero antiviolenza e stalking).

Il principio attivo di Disamorex , come è indicato sul bugiardino, è la consapevolezza che dà fiducia in sé stesse e su cui deve radicarsi un autentico rapporto di coppia.

Non esistono controindicazioni: può essere lasciato alla portata di bambine e bambini che, con l’aiuto di un adulto, imparano una grammatica delle relazioni fondata sul rispetto.

Alla presentazione del progetto “Disamorex” è seguita la pièce “Certi giorni” di e con Arianna Gambaccini (KilKoa Teatro). Con dura levità e ironia, nel monologo tragicomico Gambaccini porta in scena una donna apparentemente appagata di vivere agiatamente a Trani, dopo essere partita dal piccolo borgo natio marchigiano, tra angioletti e ninnoli della Thun, che ha sostituito il Mulino Bianco nella iconografia della famiglia felice.

Conduce sì una vita tranquilla, tra persone solari, ma avverte il peso di una solitudine acuita dall’assenza del marito agente di commercio e da una famiglia lontana e anaffettiva che le ha infuso insicurezza in quanto mai considerata all’altezza di raggiungere traguardi o, addirittura, di incontrare un uomo che la sposasse. Un giorno riceve la telefonata dal “bello del paese”, da colui che l’ha derisa quando, adolescente, ha dichiarato il suo amore: lui vuole incontrarla. Lei è incerta ma poi accetta.  Vede un uomo diverso: insicuro, nervoso, alla ricerca di una felicità che gli era stata promessa e di cui vanta il credito. Ma è anche colui che custodisce un terribile segreto di violenza e morte. Una triste rivelazioneche fa esclamare alla protagonista come «certi giorni non c’hai un c…o da ridere».

E  sconfortanti sono i dati forniti dall’Istat che, per la prima volta, in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità, le Regioni e il CNR, ha indagato sui servizi offerti dai Centri Antiviolenza in Italia. Nel 2017 si sono rivolte ai Centri  49.152 donne, di cui 29.227 hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza.Il 26,9% delle vittime che si rivolgono ai CAV sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi. Solo nei primi nove mesi del 2018, poi,  sono stati compiuti 32 femminicidi, mentre stanno calando  i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, le percosse, le violenze sessuali.

Anche a Ruvo di Puglia ci sono casi di maltrattamenti in famiglia. Chi volesse fermare questa spirale di violenza può recarsi presso lo Sportello del CAV “Riscoprirsi”, il lunedì pomeriggio, dalle 17.30 alle 19.00, in via Solferino 1. Possono rivolgersi tutti coloro che sono vittime di violenza, a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Sono garantiti anonimato, riservatezza e gratuità. I servizi offerti sono: ascolto (anche telefonico h24), aiuto e sostegno psicologico, psicoterapia, consulenza legale civile e penale, orientamento per inserimento sociale e lavorativo, attività di rete con i servizi territoriali (tel. 0883 764901; cell. 380 3450670).

(Foto © Ruvesi.it)

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