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L’ESEMPIO DI BIAGIA MARNITI. INTITOLATO ALLA SUA MEMORIA IL PLESSO DI VIA DELL’AQUILA

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La Giornata internazionale della donna, celebrata l’8 marzo, per ricordare e riconoscere le conquiste politiche, economiche e sociali del genere femminile.

La nostra bella Ruvo di Puglia vanta nomi illustri di donne che, nel corso della storia, hanno contribuito al cambiamento di una mentalità, di un piccolo paese di campagna, maschilista.

“Sono trascorsi trent’anni da quando un giorno di sole – il 3 marzo 1985 – distribuimmo versi, tè e mimose in una galleria d’arte di Corso Vittorio Emanuele II di Bari. Con delle donne fiduciose nell’avvenire (e convinte di abbracciare una giusta causa) organizzammo il primo Convegno di poesia al femminile, chiamando a raccolta principalmente le autrici pugliesi e lucane che arrivarono anche da varie città italiane”.

Madrina dell’evento fu Biagia Marniti, poetessa, giornalista e bibliotecaria italiana, nata a Ruvo di Puglia il 15 marzo 1921.

Come molti sanno Marniti, anche se non apartiene all’onomastica locale, è il mio pseudonimo scelto consapevolmente. Volli abbinare nell’inventarlo qualche elemento del mio cognome Masulli, con un richiamo alla terra d’origine. Così conservai la sillaba iniziale Ma, pensando alla Puglia, in alcune zone arida, spesso argillosa e calcarea, l’immagine della marna mi portò a Marniti, la cui liquida vibrante ben si accompagna alla labiale e alla palatale di Biagia, nome di battesimo che mi piacque conservare perché insolito in una donna”.

Visse, nel corso della sua infanzia, nella casa materna in vico Loriano n° 25, considerato da lei stessa come “un cortile più che una strada”. Una nido colmo di colori e profumi, con una terrazza ricca di tanti vasi e tanta edera e di roselline nel mese di maggio, incorniciato dalla stalla in fondo al vico e dal venditore di frutta e ortaggi che si posizionava sotto le finestre della sua casa.

Una Ruvo di Puglia bella da immaginare, semplice e pulita, in cui predominavano i colori, i profumi e le usanze, a tratti, strane e bizzarre.

Donne, che per la maggioranza dei casi erano impegnate nelle faccende domestiche, ma che lasciavano spazio ai sogni. Biagia, ragazzina ha avuto il coraggio di staccarsi dalla “normale” vita di donna del sud e ha sognato, riuscendoci sui binari del “lento trenino Bari-Ruvo” con entusiasmo e timore insieme, “perché ogni volta mi sembrava di andare incontro a chissà quali avventure”.

Poetessa che odorava di sud, amante dei frutti di una terra arida ma, allo stesso tempo, feconda e colma di ulivi, mandorli, viti, gelsi rossi, bianchi e papaveri.

Donna legata a quel paesino natio, forse troppo piccolo e “arretrato” per le tante donne di quel tempo che non avevano il coraggio di opporsi a una mentalità troppo austera e difficile da contrastare.

“[…] Mio paese,

grappolo di uva splendente

con la tua incoscienza

pensi forse di navigare,

senza scaronzare,

fra l’insano potere del mondo? “

Circa due mesi fa,  le è stato intitolato il plesso scolastico di via Dell’Aquila.

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