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DECARO: “IO SONO PER IL MARE DEMOCRATICO”

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, intervenuto nella mattinata di martedì su RTL102.5 ha ribadito due concetti: i concessionari di lidi offrono dei servizi, ma non possono obbligare a non consumare cibo in spiaggia e l’altro relativo ai fondi che la Regione Puglia, quasi 5milioni, ha messo in dotazione per rendere le spiagge libere dignitose e attrezzate al pari di quelle private.

“Io sono per il mare democratico, come ho già fatto a “Pane e Pomodoro” quando ero sindaco di Bari, così farò da Presidente della Regione lì dove ci sia l’opportunità di dare servizi alle persone negli spazi liberi di spiaggia”, ha spiegato Decaro.

Con il costo della vita in costante aumento, anche una giornata al mare può trasformarsi in una spesa importante. Per questo motivo sempre più italiani scelgono di portare con sé il pranzo al sacco, preparato a casa o acquistato prima di raggiungere la spiaggia, evitando così i prezzi spesso elevati di bar e ristoranti degli stabilimenti balneari.

In Puglia, però, questa scelta è diventata motivo di scontro. In diversi lidi del Salento, della costa barese e di quella tarantina, molti bagnanti raccontano di sentirsi scoraggiati dal consumare cibo portato da casa. Una prassi non ufficiale, ma sempre più diffusa, che avrebbe spinto alcune persone a mangiare lontano dagli occhi del personale degli stabilimenti per evitare richiami o contestazioni.

A riportare l’attenzione sul fenomeno è stato il racconto, pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno, di una donna in vacanza a Vieste che, insieme ai suoi due figli, avrebbe nascosto i panini nel borsone per evitare controlli da parte dei gestori del lido.

Secondo le associazioni dei consumatori, episodi simili non sarebbero isolati e coinvolgerebbero numerose famiglie, sempre più attente alle spese. Il motivo è semplice: oltre al costo di lettini e ombrelloni, anche i prezzi di panini, bevande e pasti nei bar degli stabilimenti sono aumentati sensibilmente. Un panino può arrivare a costare tra i 5 e i 6 euro, rendendo il pranzo al sacco una scelta di risparmio per molti.

Di diverso avviso le associazioni che rappresentano gli operatori turistici e balneari. Secondo i gestori, l’ingresso in spiaggia con borse frigo e cibo da casa comporterebbe un danno economico alle attività di ristorazione interne ai lidi e inciderebbe anche sull’immagine degli stabilimenti.

Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha preso posizione a favore dei bagnanti attraverso un video pubblicato sui social.

“Leggo con stupore le parole di Assoturismo. Si parla di immagine danneggiata se qualcuno osa consumare un panino o della focaccia portata da casa in un lido privato. Io credo che non ci siamo proprio: già il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante”, ha dichiarato.

Decaro ha inoltre ricordato che la normativa regionale consente ai bagnanti di introdurre e consumare alimenti e bevande proprie anche sulle spiagge date in concessione. L’unico vincolo riguarda il rispetto delle regole ambientali introdotte nel 2019, che vietano l’utilizzo di plastica monouso. Chi porta il pranzo da casa deve quindi utilizzare stoviglie e posate biodegradabili.

Secondo il governatore, impedire o scoraggiare il consumo di cibo personale rappresenterebbe soltanto un modo implicito per obbligare i clienti ad acquistare esclusivamente presso i punti ristoro degli stabilimenti.

La polemica arriva mentre continuano ad aumentare anche i prezzi dei servizi balneari. Secondo un’analisi dell’Adoc, l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori, nel 2026 il costo medio di due lettini e un ombrellone in Puglia è cresciuto del 25,39% rispetto agli anni precedenti, con punte che in località come Porto Cesareo e Nardò avrebbero raggiunto il 50%.

Il confronto con il 2021 evidenzia un incremento significativo: il prezzo medio per una postazione in spiaggia è passato da 25,32 euro a 31,75 euro in appena cinque anni.

In questo contesto, il pranzo al sacco non rappresenta soltanto una tradizione estiva, ma anche una necessità economica per molte famiglie. E proprio su questa scelta si concentra oggi il confronto tra il diritto dei consumatori di contenere le spese e l’esigenza degli operatori balneari di tutelare le proprie attività commerciali.

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