“Dalla Terra all’Arte”: successo per il primo laboratorio di ceste. Il 6 ottobre a lezione di “sgabelli in ferula”

Nell’atrio di uno dei palazzi nobiliari più misteriosi e dalla bellezza un po’ appannata, Palazzo Spada, che urge di ritornare al suo antico splendore, si è svolto, il 2 e 3 ottobre, il primo corso di lavorazione e assemblaggio delle “spuorte”, delle ceste in polloni di ulivo e canne che ogni pugliese, di sicuro, usa o conserva quale testimonianza di antiche e operose tradizioni familiari.

Un contenitore di arte, storia e cultura che ha racchiuso un laboratorio di arte, storia e cultura: il contenitore che valorizza ed è valorizzato dal contenuto, perché il recupero degli antichi mestieri, la salvezza di antiche manualità fanno parte delle tante declinazioni della cultura e mirano a preservare lo spirito e la memoria di un popolo.

Questo è, appunto, uno degli obiettivi dell’Associazione Culturale Apuliae Terrae che, in collaborazione con Federcommercio, ha organizzato “Dalla Terra all’Arte”, una tre giorni di laboratori di autocostruzione, in cui maestri artigiani insegnano a creare “re spuorte” in polloni di ulivo e gli “scanne” banchetti in ferula, pianta che si incontra negli ampi spazi murgiani.

Questi laboratori di autocostruzione sono supportati anche da aziende del territorio: Ecopolis, Elettrosolving srl, Animalandia e Double P Communication a Ruvo di Puglia e da La Bottega del Preparato a Terlizzi e Sapori di Murgia a Corato.

Polloni di ulivo, canne e ferula, quindi, materia della natura pugliese.

«Materia prima della nostra terra, infatti. – spiega Laura Pellicani, presidentessa dell’associazione – Semplice e povera. Una materia con cui, un tempo, si preparavano utensili, ma anche oggetti decorativi, per abbellire le proprie dimore».

In un angolo dell’atrio, infatti, sono esposti i fiaschi, le ceste, le bomboniere di “Cesti e intrecci”, piccola impresa fondata da Maria Antonietta e Anna Catino, allieve del Maestro cestaio Vincenzo Carlone e Maestre artigiane, che hanno insegnato a lavorare e assemblare cestini di ulivo, che gli allievi hanno, in seguito, portato a casa.

«Scopo di questi corsi – prosegue Pellicani – è anche quello di contribuire a dare nuovo slancio all’economia locale attraverso l’artigianato. Tra gli allievi ci sono giovani e meno giovani: magari questi corsi possono essere un punto di partenza per intraprendere un percorso professionale o anche l’occasione per reinventarsi e ritornare sul mercato del lavoro».

Una caratteristica dei laboratori “Dalla Terra all’Arte” è, infatti, la trasversalità anagrafica, professionale e geografica. Ragazzi e adulti. Studenti, professionisti, casalinghe: qualcuno anche in cerca di un’occupazione. La maggior parte è di Ruvo di Puglia; altri sono di Corato, Bari e Milano. Denominatore comune: concentrazione ed entusiasmo.

«Felicissima di aver partecipato a questo corso! Vede, – esclama Vita Maria, milanese di origini pugliesi, mostrandomi due cestini e un punteruolo di legno con cui rifinire i bordi – li ho realizzati in poco tempo, partendo dal nulla e sono contenta di portare a casa un po’ di Puglia. Io suggerisco di fare questi laboratori anche nelle scuole».

«Non abbiamo accolto bambini – aggiunge Angela Longone, una delle organizzatrici, insieme a Rosa Camerino – per questioni di sicurezza. Ma una cosa ci ha fatto piacere: il fatto che loro e, soprattutto, i genitori fossero dispiaciuti. Segno di grande interesse anche per le tradizioni. Ma, a breve, ci saranno delle sorprese».

Mentre conversiamo, passanti, turisti incuriositi, sbirciano nell’atrio: ma Laura e Angela invitano a entrare e a osservare il lavoro dei solerti allievi, assistiti dalle Maestre Catino, entusiaste per la loro bravura.

(L’articolo prosegue dopo la photo gallery)

«E’ un via vai continuo di persone. – sorride Laura – Questo ci gratifica perché è come se avessimo risposto a un desiderio inconscio di ritornare alle tradizioni, di recuperare l’antica arte della manualità artigiana».

Tra gli allievi di questo primo laboratorio base di costruzioni di ceste, c’è anche la consigliera PD Irene Turturo che ascolta, attentamente, le spiegazioni di Maria Antonietta Catino su come rifinire il fondo di un cestino. E come sono tutti attenti a seguire le abili mani di Anna Catino, mentre ritorcono i polloni che diventeranno un solido manico.

A un certo punto, entra il Maestro artigiano Francesco Catalano il quale venerdì prossimo, 6 ottobre, sempre nell’atrio di Palazzo Caputi, insegnerà a lavorare e ad assemblare gli “scanne”, sgabelli leggeri e resistenti in ferula. Venerdì, inoltre, saranno consegnati gli attestati di partecipazione a tutti gli allievi dei due corsi, brevi, ma vissuti pienamente e carichi di significato e promesse.

«Molte richieste di partecipazione non sono state accolte perché era necessario contenere il numero degli allievi – conclude Pellicani – per consentire un migliore apprendimento. Ma, come sottolineato prima, questo è il primo di una serie di corsi di artigianato che Apuliae Terrae intende organizzare. Corsi per valorizzare la nostra Terra di Puglia».

 

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