Dagli albori alla luce: L’infinito cammino di Ruvo di Puglia
Le origini: dalla Preistoria all’età Peuceta
Le prime tracce di presenza umana nel territorio di Ruvo risalgono al Paleolitico e al Neolitico, ma la vera prima svolta storica avviene intorno al VII-VI secolo a.C. In questo periodo Ruvo diventa uno dei centri più importanti della Peucezia (la regione corrispondente all’incirca all’odierna provincia di Bari).
L’antica Rhyps o Rupas non era solo un villaggio di agricoltori, ma un nodo commerciale strategico che scambiava merci con le colonie greche della Magna Grecia. A testimoniarlo è l’incredibile patrimonio di vasi attici e apuli ritrovati nelle sue tombe ipogee (sotterranee), che oggi rendono famoso il Museo Nazionale Jatta in tutto il mondo.
Il periodo romano: la nascita del Municipium
Con l’espansione di Roma verso il sud Italia, Ruvo entra nell’orbita romana. Nel I secolo a.C. ottiene lo status di Municipium e i suoi cittadini ricevono la cittadinanza romana.
Il passaggio chiave: In quest’epoca Ruvo viene attraversata dalla Via Traiana (un’importante variante della Via Appia). Questo collegamento stradale ne decreta la fortuna economica, facilitando i commerci di olio e vino e consolidando l’importanza della città nell’impero. Sempre in epoca romana, secondo la tradizione, Ruvo diventa una delle prime sedi vescovili della Puglia grazie alla predicazione di San Pietro.
Il Medioevo: distruzioni, rinascite e il gioiello del Romanico
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Ruvo attraversa secoli turbolenti fatti di invasioni e saccheggi da parte di Goti, Bizantini, Longobardi e Saraceni. La rinascita arriva con i Normanni e prosegue sotto gli Svevi e gli Angioini.
È proprio tra il XII e il XIII secolo che viene costruito il monumento simbolo della città: la Cattedrale di Ruvo di Puglia. Con la sua facciata a capanna slanciata e il celebre rosone, rappresenta uno degli esempi più puri e affascinanti di architettura romanico-pugliese, unendo motivi religiosi a elementi geometrici e figure fantastiche.
L’età moderna: il feudo dei Carafa
A partire dal 1510, e per ben tre secoli, la storia di Ruvo si lega indissolubilmente alla potente famiglia nobile napoletana dei Carafa. Sotto il loro dominio feudale, la città vive alterne vicende: se da un lato subisce una forte pressione fiscale, dall’altro vede una notevole espansione urbanistica e culturale.
Vengono abbattute parte delle vecchie mura medievali per fare spazio a maestosi palazzi nobiliari ed edificati importanti complessi monastici, che ridisegnano il volto del centro storico.
L’Ottocento e il Novecento: l’Archeologia e l’Agricoltura
L’Ottocento si apre con il tramonto del feudalesimo e l’adesione di Ruvo ai moti risorgimentali. Ma questo è soprattutto il secolo dell’oro archeologico. Tra il 1820 e il 1840, Ruvo diventa l’epicentro di una vera e propria “febbre degli scavi”. È in questo contesto che i fratelli Giovanni e Giulio Jatta mettono insieme una collezione straordinaria di oltre duemila vasi antichi, salvandoli dalla dispersione e dal mercato nero, dando vita a quello che oggi è il Museo Jatta.
Nel corso del Novecento, Ruvo consolida la sua forte vocazione agricola, legata in particolare alla produzione di olio extravergine d’oliva e uva da vino, affrontando le trasformazioni sociali delle due guerre mondiali e le lotte contadine per la terra.
Ruvo di Puglia oggi
Oggi Ruvo è una città che ha saputo valorizzare il proprio passato. Inserita nel territorio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, attira visitatori da tutta Europa non solo per la Cattedrale e il Museo Jatta, ma anche per la vivacità delle sue tradizioni (come i suggestivi riti della Settimana Santa) e l’eccellenza della sua gastronomia. Una sintesi perfetta di storia millenaria e modernità.