DA PADRE PIO A DON TONINO, DON MICHELE SI RACCONTA: “RUVO COMUNITA’ SANA E FORTE”

Schivo alla telecamere, ma fiero e orgoglioso di raccontarsi e donare agli altri un pò della sua esperienza di vita. Don Michele Del Vecchio è prossimo a un traguardo molto importante per un sacerdoto, ovvero il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Lo farà oggi nei pressi della Chiesa di San Michele Arcangelo che guida con entusiasmo dal 20212, circondato dall’affetto di familiari, amici, sacerdoti e tutti coloro che avranno il piacere di far parte di questa bella esperienza.

Secondo di cinque fratelli, in una famiglia umile, semplice, dignitosa, rafforzata dal gran dono della preghiera e della fede, la sua vocazione sacerdotale si è andata via via diffondendo sempre più, come una lampada che col passare del tempo illumina sempre più: “La mia prima esperienza di fede l’ho vissuta quando un mio amico di classe mi invitò a frequentare il mese di maggio in onore della Madonna, riservato ai giovani e guidato dal compianto don Vincenzo Pellicani presso la chiesa delle Suore Salesiane in Ruvo”. Terminati gli studi magistrali, decise di entrare in seminario. Frequentò l’anno propedeutico e i quattro anni di teologia nel Pontificio Seminario Regionale di Molfetta. L’ordinazione sacerdotale avvenne il 19 giugno 1971 nella Cattedrale di Ruvo di Puglia per le mani di S.E. Mons. Aurelio Marena, di venerata memoria, Vescovo di Ruvo e Bitonto: “Per un anno e mezzo ho nascosto ai miei genitori la mia volontà di farmi sacerdote. Eravamo su un pullman diretto a Bari, a 20 giorni dall’ingresso in seminario, quando mi feci forza e dissi a mia madre che sarei andato a Molfetta. Scoppiò a piangere per il dono che aveva ricevuto”. La sua famiglia è sempre stato un punto di riferimento nella vita di don Michele che ha ricevuto tanti doni nel suo lungo percorso: “Nel settembre del 1968, il Signore mi riservò un dono tanto inimmaginabile quanto straordinario come le due confessioni con Padre Pio a San Giovanni Rotondo”. Impresse in don Michele le parole del frate di Pietralcina.

Il suo primo incarico fu quello di segretario di Mons. Aurelio Marena e padre spirituale presso il Seminario Vescovile a Bitonto. Fu parroco per la prima volta nella Comunità di S.Lucia in Ruvo fino al 1996, anno in cui, su invito di Mons. Negro, accettò di trasferirsi nella parrocchia di Sant’Achille in Molfetta fino al 2005, poi Mons. Martella lo inviò a Santa Maria della Stella in Terlizzi e dal 2012 sono tornato a Ruvo, parroco a San Michele Arcangelo: “Non mi sono mai annoiato nella mia vita. L’esperienza nella scuola fu straordinaria, perché l’insegnamento ti mette a confronto con alcuni ragazzi che non avevano a che fare con la fede. Mi dicevano “non entriamo in Chiesa perché non sopportiamo l’odore dell’incenso”. Primo parroco ruvese a cambiare Chiesa: “Ho sempre accettato quello che i vari Vescovi mi hanno proposto, ritenendo la loro volontà, richiesta di Dio. Quando don Donato mi ha proposto il trasferimento a Sant’Achille ammetto di essere rimasto shockato dopo tanti anni di parrocato a Santa Lucia. Ma ho accettato con grande determinazione e forza, dando tutto me stesso in questo nuovo ruolo”.

Ha avuto la fortuna di conoscere numerosi vescovi: da mons. Marena a Mons. Cornacchia: “Oguno di loro mi ha lasciato il segno. Don Mimmo Cornacchia è un grande amico, un papà, un fratello. Oltre ogni protocollo, ogni oltre massima disponibilità pensabile. Ho avuto la grande gioia di conoscere don Tonino Bello. Qualche giorno prima della sua dipartita, mi regalò un dizionario di Lessico. Ricordo con grande emozione la dedica: “A don Michele perché abbia sempre olio di riserva per lucerne di tutti, anche del suo vescovo””.

Com’è cambiata Ruvo in cinquant’anni? “E’ ancora sana, tanti valori sono radicati dai genitori, tanta sensibilità di solidarietà. Onesta, labariosa, qualche differenza si è vista, ma ringraziamo il Dio perché le Chiese sono ancora piene. Questo fa ben sperare, perché significa che c’è ancora uno zoccolo duro.

Don Michele è stato l’uomo dei viaggi: “Non ho fatto crociere o viaggi esotici. Non ho terminato gli studi biblici, per cui mi sono recuperato questo mio sogno nel cassetto viaggiando in Terra Santa. Da lì è cominciato tutto: l’intento è stato sempre formativo, la catechesi fatta sui luoghi dove gli eventi si sono verificati ha un grande valore visivo. Ho fatto nove viaggi in Terra Santa. La fede alla Madonna l’ho proseguita attraverso i pellegrinaggi a Fatima o a Lourdes”.

A Don Michele ho chiesto di dare un titolo a questa chiacchierata: “Grazie a Gesù, è la festa di Gesù e non di don Michele, è la festa di Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote”.

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